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Troy Jackson aka “Escalade”: il re della strada

Foto: Steve Grayson/Getty Images

Troy Jackson non era il tipico giocatore di basket. Mettete da parte questa frase, ci tornerà utile più avanti.
Nacque l’11 gennaio 1973 nel Queens, fratello minore di Mark Jackson, ex playmaker di diverse squadre NBA, tra cui New York Knicks e Indiana Pacers ed ex allenatore dei Golden State Warriors.

Il legame tra i due fratelli Jackson era molto stretto, Mark e Troy non erano solo fratelli ma anche amici, tanto da sentirsi per telefono numerose volte al giorno, soprattutto quando le loro strade si divisero per via della carriera in NBA di Mark.
L’aspetto comune ad entrambi era la passione per il basket.
Troy cercò di ripercorrere le orme del fratello, giocando a basket nella squadra della scuola all’Half Hollow Hills High School East School a Long Island, New York.

Foto: Ronald C. Modra/Sports Illustrated/Getty Images

Contemporaneamente alla carriera all’high school, la passione per il gioco lo portò a un ritorno alle origini. Tornò infatti a giocare nei playground.
Proprio le sue prestazioni da giocatore di strada al Rucker Park (leggendario playground situato ad Harlem dove numerosi giocatori NBA hanno mosso i primi passi e dove hanno mostrato le loro qualità) attirarono l’attenzione di Bill Hughley, coach della squadra del Wallace Community College a Selma, Alabama.
Troy fece i bagagli e si trasferì a Selma, dove per due stagioni riuscì a mettersi in mostra e ad essere citato nell’all-region team, cioè il suo nome entrò a far parte della squadra formata dai migliori giocatori della regione.

Dopo questa parentesi in Alabama, ricevette un’offerta per una borsa di studio dall’Università di Louisville, Kentucky.
La sua esperienza a Louisville durò due anni, Jackson giocò venti partite con una media di 3.0 punti e 1.6 rimbalzi a partita. Non era un titolare ma una riserva e questo, nonostante un suo rigoroso lavoro sul fisico durante quegli anni in Kentucky, non fu abbastanza per fargli ottenere un posto nel quintetto.

Come disse la madre Marie, facendo un parallelo tra i due fratelli Jackson: «Mark aveva otto anni quando ci ha detto che avrebbe giocato a basket. Mark aveva la disciplina che Troy non aveva. Troy aveva il talento ma non la disciplina. Se Troy avesse avuto la disciplina che aveva Mark, avrebbe potuto giocare ovunque.»
La mancanza di disciplina e il fisico furono gli aspetti che ostacolarono la carriera cestistica ad alti livelli di Troy Jackson.

“Non il tipico giocatore di basket”
Riprendendo la frase utilizzata in apertura, possiamo approfondire il perchè di questa espressione che contraddistinse l’atleta originario del Queens.
Ci abbiamo girato intorno ed abbiamo volutamente evitato l’argomento: “ma perchè Jackson non è riuscito ad imporsi nel basket collegiale?” Ecco una delle tante possibili risposte.
Immaginatevi un atleta che verso i 18/19 anni era alto 2.08 m e che pesava quasi 230 kg, il tutto miscelato con un talento e un’agilità fuori dal comune. La sua carriera al college si interruppe perchè la mancanza di disciplina non gli permise di fare un passo ulteriore nella cura del suo fisico.

Dicevamo prima del suo ingresso all’Università di Louisville. La borsa di studio era legata al fatto che Troy riuscisse a mettersi a dieta e, dunque, perdere peso per poter ottenere un posto in squadra. Inizialmente ci riuscì, passando da 227 a 165 kg dopo un lungo periodo caratterizzato da allenamenti e da una rigida dieta. Ma rimaneva comunque troppo per un ragazzo e un atleta di quell’età. Il suo fisico non era adatto ai livelli del college basket ed eventualmente dell’NBA.

Fu costretto ad abbandonare la carriera da giocatore collegiale di basket e il supporto della madre fu fondamentale per indirizzare la vita di Troy dopo questa batosta.
Infatti raccontò in seguito di aver spinto il figlio a concentrarsi: «Gli ho detto: adesso sei al college ma con la tua stazza non puoi essere un addetto alla reception. Nessuno sarà a suo agio arrivando alla reception e vedendoti. È meglio trovare qualcosa che ti piace e farlo.»
Troy colse il messaggio e decise di tornare alle origini: ricominciò ad accumulare peso fino a tornare ai circa 227 kg della gioventù e tornò a giocare in strada nei playground.

L’arte di sapersi reinventare
Dopo un breve periodo di esibizioni con gli Harlem Globetrotters, Jackson trovò la sua strada nello streetball, cioè il “basket di strada” con le proprie regole e caratteristiche. Ambiente che risulterà molto adatto allo stile e alla personalità del minore dei fratelli Jackson.
Trovò quel “qualcosa che ti piace” suggeritogli dalla madre e, sfruttando la popolarità in ascesa dello streetball grazie al supporto del brand AND1, scoprì di poter creare una propria carriera in quell’ambito senza dover più fare attenzione a curare il fisico o a prestare attenzione ad altri particolari. Doveva solamente giocare e divertirsi.

Dunque nel 2003 entrò a far parte della squadra dell’AND1 e iniziò a girare gli Stati Uniti attraverso l’AND1 Live Tour, una serie di esibizioni in tantissime città in cui la squadra degli streetballers del brand sportivo sfidava una selezione locale di giocatori per cercare di reclutare qualche nuovo atleta.

E grazie alla vendita dei DVD (gli AND1 Mixtape) con gli highlights delle esibizioni e alla visibilità data da ESPN, lo streetball e, di conseguenza, Jackson iniziarono a spopolare negli USA e all’estero.
La popolarità di Troy superò quella di Mark, tanto che nel 2005 il minore dei due fratelli finì sulla copertina di Sports Illustrated insieme agli altri compagni di merende provenienti dai mixtape della AND1.

Foto: Sports Illustrated/Getty Images

Escalade: uno showman con palla
Il soprannome gli fu dato dopo le prime esibizioni nei playground durante i tour con AND1 e fu importantissimo per la formazione dell’identità del nuovo Troy Jackson.
Come tutti i soprannomi azzeccati, anche questo racchiudeva tutte le caratteristiche dell’atleta e divenne un segno distintivo.
Il soprannome “Escalade” derivava dal famoso SUV della Cadillac e sembrava particolarmente adatto all’atleta. L’auto era enorme, potente, agile ed elegante. Proprio come Jackson.

Escalade era uno degli atleti simbolo nello streetball perchè risultava essere sia un intrattenitore che un giocatore di alto livello.
Risaltava rispetto agli altri atleti perchè era impensabile che un omone di quasi 230 kg si muovesse con così tanta eleganza ed agilità e questo gli permise di guadagnarsi il rispetto degli altri giocatori e l’affetto del pubblico, che passò dall’essere intimidito dalla sua figura ad affezionarsi a lui e ad apprezzare il suo stile di gioco e la sua personalità.

In precedenza abbiamo citato la mancanza di disciplina che non gli permise di seguire le orme del fratello, il talento e la personalità però gli permisero di diventare una leggenda dei campetti.
Troy ereditò l’elevata intelligenza cestistica del fratello mentre la capacità di giocare sotto il canestro per i compagni (era un ottimo facilitatore di gioco), la sua agilità e fluidità nei movimenti, le sue mani delicate e particolarmente adatte a passare e a gestire la palla lo resero unico. A tutto ciò aggiungete la potenza e la strafottenza tipica di quegli ambienti, dove il dominio sull’avversario è un desiderio irrefrenabile.

La specialità della casa: l’1 vs 1 in isolamento. Dribbling con palla tra le gambe e tunnel sull’avversario, se non bastasse, spin-move col piede perno per eludere il ritorno dell’avversario e palla appoggiata di destro al tabellone.

Creatività e assist al servizio dei compagni. Spalle al canestro con il difensore in pressione, con una finta verso sinistra manda al bar l’avversario e alley-oop di destro in no-look per il compagno a rimorchio che va a schiacciare.

Su un’azione insistita di The Professor, Escalade riceve un passaggio nei pressi del canestro. Grazie alla sua stazza ribalta l’avversario numero #8, che cercava di impedirgli il canestro facile, mandandolo a terra. Il risultato è una schiacciata in tranquillità.

Lo showman con palla in azione: dando le spalle all’aversario, si mette a ballare lasciando perdere per qualche secondo la palla. Immediatamente si gira e accelera, resistendo alla pressione del difensore. Virata col piede perno che manda gli avversari a cercare funghi e lay-up facile.

Altra situazione di isolamento. Tentativo di sbeffeggiare il difensore, facendo rimbalzare la palla sulla fronte dell’avversario, che rischia di essere interrotto da quest’ultimo che intercetta il pallone senza però riuscire a controllarlo. Il rimbalzo viene catturato da Escalade che parte come un treno e aggredisce il ferro con la ferocia di Velociraptor. Schiacciata spaventosa di una violenza pari a un terremoto di magnitudo 6.5 della scala Richter e avversario posterizzato.

In questa azione, Escalade riceve il pallone in post basso senza marcatura dopo l’azione del compagno (che ha attirato a sè gli avversari per liberare lo spazio per Troy). Il difensore si avventa su Jackson nel tentativo di evitare un canestro facile ma il nostro amico decide di scherzare l’avversario con una finta di passaggio dietro la schiena: pallone che circumnaviga Esacalde e passaggio no-look di sinistro per il lay-up del compagno.

La maggior parte delle frasi in questo pezzo sono state scritte al passato per un motivo abbastanza scontato. Troy “Escalade” Jackson è venuto a mancare il 20 febbraio 2011 all’età di 38 anni a causa di un problema al cuore che lo ha portato a morire nel sonno.

Probabilmente il suo cuore non era più in grado di reggere quel corpo pieno di talento. Se oggi fosse ancora in vita sarebbe sicuramente diventato una celebrità globale. Chi non seguirebbe sui social un omone sorridente di 2.08 m e di 227 kg che si muove con un’agilità inspiegabile per la sua stazza e con una personalità strabordante?

Published in Basket