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Tony Hawk e le due rivoluzioni (e mezzo)

Foto: YouTube/ESPN

Per coloro che non dovessero conoscere Tony Hawk, è uno degli skater più famosi e influenti nella storia dello skateboarding. Se non l’avete mai visto in azione sulla tavola, potreste aver giocato alla sua famosa serie di videogiochi, potreste averlo visto recitare in film come Scuola di polizia 4, Jackass: The Movie, in serie come CSI: Miami e persino in un episodio de I Simpson.
La sua figura è talmente iconica e importante che, oltre ad essere considerato “il più grande di tutti” (in inglese il termine utilizzato è GOAT, cioè “Greatest of all time”) nel mondo dello skate, è riuscito a contribuire all’evoluzione della disciplina con l’invenzione di nuovi trick ed è diventato un personaggio conosciuto anche negli ambienti esterni al suo, diventando un’icona pop e contribuendo di conseguenza anche alla promozione dello sport della tavola su ruote.

L’evento
Il contesto è quello degli X Games, le Olimpiadi degli sport estremi (anche se sarebbe più consono usare il termine “sport d’azione”) che si svolgono annualmente durante l’estate e l’inverno.
27 giugno 1999. Pier 30 & 32 a San Francisco, California. La quinta edizione degli X Games si svolge sul molo nei pressi della Baia conosciuta per il Golden Gate e per il Bay Bridge.
La competizione è quella del “Vert Best Trick”. Nelle run a disposizione, gli atleti cercheranno di realizzare il loro miglior trick per poter ottenere il punteggio più alto. Piccola nota: alla prima caduta la run si conclude e farà fede solo ciò che si è riuscito a compiere (questo tornerà utile nell’analisi della run di Tony Hawk).
Il luogo dell’azione che dà il nome alla competizione è il vert, cioè la tipica rampa con due parti curve alte tra i 3,5 e i 4,5 metri (le transition) e una parte piatta molto larga chiamata flat.
I partecipanti alla gara sono: Andy MacDonald, Colin McKay, Bob Burnquist e Bucky Lasek. Noi ci concentreremo sul quinto partecipante e protagonista di questo testo: Tony Hawk.

Cosa c’è dopo il 720?
In circa dieci anni di tentativi per chiudere il 900, Tony Hawk si è procurato commozioni cerebrali multiple, la rottura di svariate costole e la perdita di diversi denti. In questa decade, che parte dal 1989, Hawk non fu l’unico a provare il trick, ci provarono senza successo anche Danny Way, Rob Boyce e Tas Pappas.
Nel periodo antecedente agli X Games del 1999 ci fu una corsa per portare il trick alla competizione. L’australiano Tas Pappas fu quello più vicino a realizzare il progetto perchè J.Grant Brittain di Transworld Skateboarding fotografò i suoi tentativi di chiudere il 900 durante le sessioni di allenamento ma gli fu impedito dagli organizzatori di partecipare alla gara del Best Trick, in quanto già partecipante alla gara del Vert.
Queste sequenze fotografiche circolarono nell’ambiente dello skate professionistico e diedero ancora più stimoli agli altri atleti, tra cui Tony, per cercare di essere i primi a portare il trick in una competizione.

Il momento simbolo

L’obiettivo di Hawk era ormai chiaro: essere il primo nella storia chiudere le due rotazioni e mezzo del 900 e questo fu ancora più chiaro dopo che nessuno degli avversari in competizione provò a proporre quel trick nelle run precedenti.
Il tramonto californiano fece da sfondo alla run finale. Il pubblico era impaziente di vedere Birdman in azione.
Drop in di Tony e la sua run ebbe inizio. Sfortunatamente, dopo qualche istante, il primo tentativo si concluse con la caduta dell’atleta californiano. Infatti l’atterraggio fu abbastanza violento, l’impatto delle ginocchia con la rampa rimbombò in mezzo alle urla della folla e dello speaker.

Fine dei giochi. Come ricordato in precedenza, il regolamento non permetteva altri tentativi, bastava una caduta per mettere fine alla manche.
Colpo di scena: iniziò a diffondersi l’idea di far continuare Hawk fino alla chiusura del trick senza considerare più limiti di tempo ed eventuali cadute. Gli organizzatori chiusero un occhio nonostante alcune proteste degli skater avversari, la sensazione di poter vedere qualcosa di storico era troppo intensa per interromperla.
Il pubblico iniziò a urlare “Tony Tony Tony” e arrivò il momento del secondo tentativo. Anche stavolta la chiusura del trick fu vicina ma non abbastanza. Il risultato fu una caduta all’indietro di Tony con la tavola che andò a finire fuori dalla rampa.

Ed è in questo momento che avvenne una cosa interessante. Ormai non contava più la competizione, il progresso della disciplina era l’obiettivo primario. Non si stava tifando per l’atleta ma per l’evoluzione dello sport.
Si iniziarono a sentire rumori metallici. Bob Burnquist e Andy MacDonald, avversari di Hawk, decisero di sbattere ritmicamente le loro tavole contro la rampa, contribuendo a fare ulteriore rumore per spingere il pubblico a continuare ad offrire il sostegno necessario per il Birdman. Il terzo tentativo si concluse in maniera simile al secondo. La delusione e lo sconforto si fecero strada negli occhi dell’atleta di San Diego.
Dopo un altro tentativo fallito, gli altri atleti cercarono di infondere la loro energia per la buona riuscita del trick.
Alla fine dell’ennesimo tentativo fu scritto il lieto fine della storia. Tony Hawk fu il primo atleta nella storia a chiudere un 900 durante una competizione. Il metro e novantuno di Tony riuscì a concludere le due rotazioni e mezzo con un atterraggio non molto pulito ma efficace (fu fondamentale il supporto della mano sinistra che permise un maggior equilibrio durante l’atterraggio).

Lo speaker, il pubblico e gli altri atleti impazzirono di gioia. L’atleta fu portato in trionfo. Fu il vincitore della gara, il resto degli avversari non fu nemmeno considerato nella classifica finale.
Come citato da Will Yakowicz in un articolo per Inc.com, Tony spiegò il perché della scelta di continuare a provare il trick nonostante le cadute: «Il motivo per cui ho inseguito il 900 per così tanto tempo è stato nell’interesse del progresso. La cosa che ho sempre amato dello skate è come esso continui ad evolversi, è una forma d’arte in continua evoluzione e il 900 è un’altra pietra miliare nel processo».

Non si trattò solo di perseveranza, di resistenza al dolore o addirittura di ossessione, quanto amore per la disciplina e l’atteggiamento degli skater avversari lo dimostra.
È questa una caratteristica fondamentale degli sport d’azione come questi: non conta solo la competizione per vincere soldi o medaglie, è importante vedere l’evoluzione dello sport, essere partecipi della creazione di un qualcosa di nuovo, qualcosa che non si era visto prima. Spingersi e spingere gli altri oltre ogni limite o difficoltà per continuare ad avere momenti come questi.

PS: Tony Hawk riprovò a chiudere il 900 un’altra volta 17 anni dopo all’età di 48 anni, in una sequenza di momenti simile a quella vissuta nel 1999. Si può veramente considerare il GOAT dello skate.

Published in Sport