Skip to content →

Taki Inoue: il peggior pilota ad aver corso in Formula 1?

Foto: Getty Images

Un’affermazione nel genere non è esagerata se a pronunciarla è lo stesso Taki Inoue.
Per coloro che non lo dovessero conoscere, Taki Inoue è un ex pilota di Formula 1 che ha corso durante le stagioni 1994 e 1995 alla guida della Simtek e della Footwork.

Per inquadrare il contesto storico in cui si è trovato Taki Inoue in Formula 1, dobbiamo tornare indietro nel tempo a metà anni ’90.
La Formula 1 durante quegli anni era molto variegata: c’erano team ricchissimi e team che a malapena riuscivano a partecipare alle gare, inoltre c’era tanta tecnologia che garantiva vetture sempre più veloci, e di conseguenza, livelli altissimi di pericolosità (il culmine fu raggiunto con gli incidenti mortali di Roland Ratzenberger e di Ayrton Senna al Gran Premio di San Marino a Imola nel 1994). Infine, vi erano piloti fenomenali, alcuni onesti mestieranti e piloti scarsi. Taki Inoue faceva parte dell’ultima categoria.

Dal Giappone con furor…nah, solo con i soldi
Come tanti altri piloti, prima di arrivare in Formula 1, anche Taki Inoue iniziò la sua carriera nelle categorie minori per accumulare esperienza.
Arrivando dal Giappone, la sua avventura fu parecchio complicata. Pur non avendo problemi di disponibilità economica, l’esperienza del giapponese fu travagliata per via della scarsa conoscenza dell’inglese al suo arrivo in Europa durante gli anni ’80.

Infatti, al suo arrivo a Heathrow, chiese informazioni su dove potesse recarsi per correre in pista. Gli risposero di andare a Newmarket perché in quel luogo poteva trovare un tracciato su cui correre.
Quindi, in una triste sera d’ottobre, il nostro amico prese una corriera e si fece portare a Newmarket. Arrivato a destinazione, ecco il primo problema.
A Newmarket trovò una pista…però si trattava di una pista per le corse di cavalli.
Forse questi erano i primi segnali che il destino mandava a Taki Inoue, probabilmente doveva appendere casco e guanti al chiodo e darsi all’ippica.

Non si perse d’animo e, grazie ai soldi del padre, iniziò a correre su diverse monoposto delle categorie minori in giro per l’Inghilterra.
Pur non ottenendo risultati soddisfacenti, nel 1994 trovò un posto in una scuderia del campionato europeo di Formula 3000.
Mentre il suo compagno lottava per il titolo, Inoue dava un saggio delle sue scarse abilità, non riuscendo ad ottenere nessun punto durante quel campionato.

Foto: Twitter

Il salto in Formula 1
Nonostante gli scarsi risultati, Taki Inoue riuscì ad ottenere un sedile in Formula 1 durante la stagione 1994, al Gran Premio del Giappone a Suzuka, al volante di una Simtek.
Ciò fu possibile a causa delle difficoltà economiche della scuderia inglese, che necessitava di piloti paganti per poter continuare a sostenere le spese di un campionato in Formula 1.
Ovviamente le sue scarse doti alla guida erano note a tutti e furono evidenziate anche dalla scarsa competitività della vettura.

Il suo debutto al Gran Premio del Giappone durò pochissimo ma abbastanza per mettere in mostra le “capacità” che lo contraddistinsero nell’immaginario degli appassionati.
Taki Inoue riuscì a qualificarsi al 26° posto a oltre sette secondi dal poleman Michael Schumacher. La sua gara durò solamente 3 giri poiché ebbe un incidente dovuto alla pioggia torrenziale che allagò il circuito di Suzuka durante la corsa.

Non è stato un debutto indimenticabile…

La stagione 1995 fu la prima e ultima stagione completa di Taki Inoue in Formula 1.
Corse 17 gran premi a bordo di una Footwork, collezionando una sfilza di ritiri e ottenendo come miglior risultato un 8° posto al Gran Premio d’Italia a Monza.
Chiaramente, anche in questo caso, la scuderia fu “obbligata” a mettere sotto contratto il giapponese a causa delle limitate disponibilità economiche del team inglese.
I risultati ottenuti da Taki Inoue confermarono la sua inadeguatezza al volante di una monoposto.

Foto: ESPN

Ma allora, come ha fatto Taki Inoue ad entrare nel cuore degli appassionati dei piloti scarsi di Formula 1?

I due momenti simbolo
Non sono stati solamente gli scarsi risultati o l’incapacità alla guida e neanche la simpatia o il fatto di essere un personaggio bizzarro a far diventare Taki Inoue uno dei simboli dei piloti scarsi degli anni ’90 in Formula 1.
Ci sono state due gare e due particolari momenti che hanno accresciuto di botto la fama del pilota giapponese.

27 maggio 1995. Montecarlo. Prove libere del Gran Premio di Monaco.
Taki Inoue si trova, come sempre, nelle ultime posizioni e fatica a girare velocemente tra le strade strette del Principato di Monaco. A un certo punto, allo scadere della sessione di prova, la sua Footwork inizia ad avere problemi e si ferma nella zona delle chicane delle Piscine. La vettura viene trainata da un rimorchio guidato dai commissari e trasportata verso i box.

Inoue ha la brillante idea di rimanere all’interno dell’abitacolo con le cinture slacciate per farsi dare un passaggio verso la pitlane, invece che scendere dalla monoposto e tornare ai box a piedi o su un mezzo guidato dai commissari di pista come fanno tutti i piloti normali.
Purtroppo per lui la safety car, che in quel momento transitava in quella zona, colpisce la vettura trainata, facendola ribaltare e facendo sbattere la testa del pilota sull’asfalto, provocandogli una commozione cerebrale. Fortunatamente, non ci furono altri danni soprattutto grazie all’intuizione di tenere il casco ben allacciato in testa che, in quella circostanza, salvò la vita al pilota giapponese.
Altri segnali di un’inadeguatezza che diventa sempre più pericolosa.

Foto: Getty Images

Anche se l’aspetto meraviglioso della vicenda è il racconto che Taki Inoue fece a distanza di anni, parlando di ciò che avvenne dopo l’incidente.
«Il mio casco era totalmente schiacciato. Poi vedo il dottore. Solita procedura: loro tentano prima di controllare il mio pene, toccandomi i testicoli.
È vero! L’ho imparato in Inghilterra. Quando i testicoli si muovono, il cervello sta bene. Quando c’è un grande incidente, prendono le forbici e tagliano la tuta, poi vedono i testicoli, li colpiscono e quando questi si muovono allora il ragazzo sta bene. Se i testicoli non si muovono, allora c’è un danno cerebrale. Credo».

13 agosto 1995. Hungaroring. Gran Premio d’Ungheria.
Al 13° giro, la Footwork di Inoue si ferma a bordo pista a causa di un problema al motore. Il retrotreno della vettura inizia a prendere fuoco. Dunque, il giapponese scende dall’auto e si precipita a bordo pista per prendere l’estintore e aiutare i commissari a spegnere il principio d’incendio.
Ma non aveva fatto i conti con i commissari di pista alla guida di un mezzo di soccorso…

Il giapponese non si rende conto dell’arrivo della macchina e viene investito mentre cerca di tornare nei pressi della sua monoposto. La scena è abbastanza comica: dopo l’urto, Taki Inoue ricade in piedi, per poi crollare a terra, cadendo al rallentatore.
Per la cronaca, nessun danno fisico per lui.
Forse questo è l’ultimo segnale che il circus della Formula 1 gli manda per non vederlo nuovamente alla guida di una macchina nel Mondiale.
Però arrivare a istruire i commissari per eliminarlo fisicamente, sembra francamente troppo.

La situazione peggiora nei momenti successivi all’incidente, come raccontato parecchi anni dopo da Taki Inoue.
«Aspetto l’elicottero per farmi ricoverare in ospedale ma Charlie Whiting (direttore di gara in Formula 1) entra e mi dice, scusandosi, che non potevano usare l’elicottero perché altrimenti avrebbero dovuto interrompere la corsa e che avrei dovuto aspettare un’ora, almeno fino alla fine della gara.»
In quell’ora, Taki giace a terra, contorcendosi per il dolore. Arrivato all’ospedale, ecco un altro problema per il giapponese.
«Verifico immediatamente se stiano controllando il mio osso, se è tutto ok. Ma loro mi chiedono la carta di credito. La carta di credito? Non ce l’ho! Ho ancora la tuta e l’abbigliamento da corsa addosso. Loro vogliono che paghi in anticipo, altrimenti non mi potranno aiutare. Riesco a contrattare un’altra mezz’ora di cure, senza pagare. Per due anni, continuarono a spedirmi la fattura a Monaco».
Dunque, non furono solo i commissari di pista e il personale della Formula 1 a maltrattare Taki Inoue ma pure i medici ungheresi, che cercarono in ogni modo di rendere la vita ancora più difficile al bizzarro pilota giapponese.

“La Formula 1 non faceva per me”
A distanza di anni dal suo ritiro, Taki Inoue dichiarò di essere consapevole della sua inadeguatezza. Lo aveva capito a Suzuka quando, durante la sua prima gara in Formula 1, finì in testacoda sotto il diluvio.
Ne ebbe un’ulteriore riprova quando dovette lottare col suo team per farsi pagare in tempo lo stipendio durante il suo periodo di contratto.

Nel corso della sua carriera in Formula 1, Taki Inoue ha corso 18 gare senza aver mai ottenuto un punto, accumulando distacchi pesanti dal suo compagno di squadra che, a parità di macchina, gli rifilava costantemente tra i due e i cinque secondi in qualifica.
Non è mai riuscito a superare nessuno durante una gara.
È quasi certamente il pilota peggiore ad aver corso una stagione in Formula 1.

Foto: Getty Images

Però l’aspetto positivo che è rimasto nei cuori degli appassionati è la sua modestia unita a una pesante dose di autoironia. Come quando gli chiesero come fosse stato guidare una macchina di Formula 1 con quasi 800 cavalli, senza aiuti elettronici alla guida e avendo poco talento. Lui rispose con tranquillità.
«La macchina non era difficile. Non c’era nessun cambio al volante però, non appena ci si abitua ai freni in carbonio, è molto facile da usare… forse perché guidavo molto lentamente».

Published in Motorsport