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Cosa sarebbe successo se avessimo scambiato Shunsuke Nakamura con Shinsuke Nakamura?

Visual: Il Rookie

Confondere Shunsuke Nakamura con Shinsuke Nakamura è una questione di attimi, basta una sola lettera sbagliata. Sei lì su YouTube alla ricerca di quella punizione di Nakamura che ti aveva fatto cadere la mascella a terra tanti anni fa e invece ti ritrovi un altro Nakamura, diverso da come te lo ricordavi. Ed è anche normale che sia così, non ti sei accorto di aver scritto “Shinsuke” al posto di “Shunsuke” e ti ritrovi a vedere questo istrionico giapponese che si muove in modo particolare e tira ginocchiate a tutto spiano sui ring americani.

Ora il cervello ha memorizzato questo avvenimento. Ci sono due possibilità: o l’errore viene catalogato e corretto oppure non ci sarà molto da fare, la confusione tra i nomi sarà definitiva. Chi è Shinsuke tra i due? E, invece, Shunsuke? E se il destino avesse fin da subito delineato il futuro dei due Nakamura in base al loro nome – Shunsuke il calciatore e Shinsuke combattente di MMA prima e wrestler poi – cosa sarebbe accaduto in caso di errore?

Basta una sola lettera
Fine giugno 1978. Yokohama, Giappone. Una coppia si reca presso il comune per registrare all’anagrafe il loro figlio nato da pochi giorni. Si chiama Shunsuke e in futuro sarà un calciatore. Ma l’addetta all’anagrafe – che, per comodità, chiameremo Sandra Yoshida – è distratta. Si è rotta la stanghetta destra degli antiquati occhiali da vista che indossa ed è costretta a sistemarseli in continuazione. Durante la compilazione dei documenti, gli occhiali creano ulteriori problemi e la pesante miopia non aiuta a scrivere i dati correttamente. Lei sente il nome “Shunsuke” ma l’unico nome che scrive è “Shinsuke”. La famiglia Nakamura non vuole credere ai propri occhi ma ormai il danno è fatto. Un errore banale, visto quanto sia comune il nome Shunsuke. Ci vorrebbe troppo tempo per correggere l’errore e la natalità in quella zona del Giappone non permette pause. La coppia lascia perdere e se ne va con i documenti sbagliati. Il destino si è rivelato: nome diverso, diverso futuro.

Fine febbraio 1980. Mineyama (Prefettura di Kyoto), Giappone. A circa 560 km a ovest di Yokohama, un’altra coppia di Nakamura si appresta a registrare all’anagrafe il proprio pargolo nato recentemente. I due entrano nello stanzino e trovano la signora Maria Takahashi, è lei l’addetta che si occuperà di tutto. È una signora di mezz’età che ritiene di avere il potere (oltre che la responsabilità) di certificare l’esistenza di nuovi esseri umani. Si fa come si dice lei. La sua visione autoritaria e conservatrice del mondo non le consente di accettare questo nome poco comune, “Shinsuke”. No, preferisce superare il confine della legalità e fare di testa sua. Questo bambino sarà registrato come Shunsuke. Per la coppia di genitori sembra un errore dettato dalla distrazione ma non lo è, la signora Takahashi ha volutamente sostituito la “i” con la “u” e non è intenzionata a correggere la svista. Come per l’altra famiglia Nakamura, anche questa deve adeguarsi e mettersi l’anima in pace. L’idea di avere un figlio chiamato Shinsuke e che in futuro avrebbe avuto una carriera negli sport di combattimento, si sgretola dietro una firma.

Chi sono realmente Shunsuke e Shinsuke
Breve digressione reale in questa strana ucronia. Abbiamo citato velocemente i due personaggi ma non sappiamo nel dettaglio chi siano. Chi sono realmente i due Nakamura?

Shunsuke Nakamura è nato il 26 giugno 1978 a Yokohama. Inizia a giocare a calcio all’età di 5 anni e debutta come professionista all’età di 19 anni nel 1997, giocando per i Yokohama Marinos della J-League. Dopo l’inizio di carriera in Giappone, inizia a girare per l’Europa. Gioca per la Reggina, il Celtic e l’Espanyol. Dopo l’esperienza europea decide di tornare a casa. Col ritorno nella terra del Sol Levante inizia ad arretrare anche il suo raggio d’azione, non gioca più solamente da trequartista o da ala destra ma anche da centrocampista centrale. Tanto uno con quel mancino lì, quella tecnica e quella visione di gioco può fare quello che vuole in ogni zona del campo. Ritorna a giocare per i Marinos di Yokohama, in seguito per il Júbilo Iwata e per il Yokohama FC, squadra in cui milita attualmente.

Al momento Shunsuke Nakamura ha collezionato 716 presenze nei club, 128 gol e 109 assist. In nazionale, invece, Shunsuke ha totalizzato 92 presenze, 23 gol e 22 assist. Il suo palmares comprende tre campionati scozzesi, una Coppa di Scozia, due Coppe di lega scozzese, una Coppa dell’Imperatore e due Coppe d’Asia.

Foto: Times Newspapers Ltd

Invece, Shinsuke Nakamura è nato il 24 febbraio 1980 a Mineyama, nella Prefettura di Kyoto. Si approccia al wrestling collegiale durante il liceo e ottiene delle vittorie durante svariati tornei. Dopo il college sceglie la strada del puroresu, entrando a far parte del dojo della NJPW. Debutta il 29 agosto 2002 ma qualche mese dopo intraprende anche una carriera nel mondo delle MMA, sfruttando le conoscenze nell’ambito del vale tudo acquisite durante un soggiorno negli USA al dojo di Antonio Inoki. Nelle MMA disputa cinque incontri: tre vittorie, una sconfitta e un no contest.

Shinsuke si trova di fronte a un bivio: le MMA o il pro-wrestling. Sceglie il wrestling. Questa scelta lo porterà a viaggiare per il mondo, lottando non solo in Giappone ma anche in Messico, Australia, Regno Unito e negli Stati Uniti. Secondo profightdb.com, ha ottenuto 947 vittorie, 30 pareggi e 595 sconfitte in carriera fin’ora, conquistando anche numerosi titoli e riconoscimenti nella NJPW e nella WWE.

Foto: Tumblr

Saltiamo nuovamente dentro l’ucronia dello scambio di identità. Grazie all’operato delle addette all’anagrafe, abbiamo i ruoli ribaltati: Shunsuke Nakamura è diventato Shinsuke e dovrà fare il lottatore, Shinsuke Nakamura, invece, è diventato Shunsuke e sarà un calciatore. Come si sarebbe evoluta la loro carriera dopo questo scambio d’identità?
(Lo so, è un casino. Ma le cose non banali richiedono una certa percentuale di attenzione e di stravaganza).

Da calciatore a lottatore
Non è facile crescere con un piede sinistro così sensibile e preciso e limitarsi ad usarlo solamente per giocare a calcio con gli amici o per allenarsi a fare tricks col pallone al limite della magia. Un bambino giapponese, tra gli anni Ottanta e i Novanta, poteva scegliere tra diversi eroi in ambito sportivo. C’era chi leggeva e guardava le avventure Captain Tsubasa e chi, invece, guardava gente come Tiger Mask, Dynamite Kid o Jushin Thunder Liger combattere all’interno di un ring.

Ed è così che cresce anche Shinsuke, in equilibrio tra ciò che vorrebbe essere e ciò che sarà. Ma per realizzarsi professionalmente ci vuole del tempo e tanta pazienza. Quanti genitori farebbero allenare il proprio figlio in uno sport da combattimento in giovane età? Pochissimi. I genitori di Shinsuke non rientrano in questa categoria. Infatti, il loro figlio passa l’infanzia a studiare e a cercare di ricreare con gli amici le azioni al limite delle fisica presenti in Captain Tsubasa. I tiri non saranno gli stessi di Tsubasa (o Holly, per noi italiani) ma si nota subito come ci sia la percezione di avere un piede sinistro che disegna arcobaleni quando colpisce un pallone.

Ma per colpire la gente non c’è bisogno di un piede poetico, quanto più un qualcosa di pesante, di un arto che si trasforma in arma. E Shinsuke lo capisce bene col passare del tempo. Inizia a vedere che nei ring giapponesi ci sono sempre più wrestler con un background nelle arti marziali. Tutto ciò è una figata. Vuoi vedere che avere una base nelle arti marziali può servire a sfruttare meglio quel magico piede sinistro? Magari potrebbe essere utile anche per il wrestling. Non più calciare palloni ma, piuttosto, calciare le persone per vincere.

Così, a 21 anni, Shinsuke sceglie la via degli sport di combattimento. Prima il kick boxing e poi lo shootfighting, che in Giappone ha molti aspetti affini al wrestling. Tutto è finalizzato al passaggio al wrestling, anzi, al puroresu. Dopotutto, siamo in Giappone.
Shinsuke entra nel dojo della NJPW, la principale compagnia giapponese. Gli allenatori notano subito il calcio dinamitardo ma si rendono presto conto anche del fisico da lanciatore di coriandoli. Nakamura è alto poco meno di 180 cm e peserà un 70 kg circa. Ha bisogno di un fisico più adatto alla disciplina. Nel giro di qualche mese, grazie a una dieta specifica e tanto lavoro in palestra, raggiunge gli 80 kg circa. Per l’altezza, invece, non si può fare niente. Ma non è un problema, c’è una categoria adatta a coloro che hanno una fisicità del genere: la divisione junior-heavyweight.

Shinsuke è un peso leggero ma non si muove come un atleta di quella tipologia di lottato. È poco rapido e fa tanto affidamento sui movimenti derivanti dal suo background. Deve imparare a interagire meglio con il ring. La cosa buona è che tira dei calci che manderebbero chiunque in ospedale. Nakamura si allena tanto e dopo circa 7 mesi debutta in un incontro. Perde contro uno dei veterani della compagnia ma riesce a mettere in mostra il suo striking. I match si accumulano e l’esperienza aumenta. Inizia a lavorare con tipologie diverse di avversari e inizia ad acquisire maggiore dimestichezza e duttilità sul ring.

Ma il suo personaggio è anonimo e questo nel wrestling può essere un problema grave. Il pubblico non riesce ad investire nell’operato dell’atleta. Sì ok, i calcioni sono fighi, lo striking con le mani e le ginocchia pure ma si è guardato allo specchio? Ha lo sguardo di chi si è appena svegliato, sbattendo la faccia contro lo spigolo del comodino perché non è riuscito a spegnere la sveglia che suonava. Non c’è molto altro di interessante in lui. Col microfono in mano è abbastanza imbarazzante anche per gli standard giapponesi e il suo look non lo fa risaltare rispetto agli altri suoi colleghi.

Viene, dunque, mandato in giro per il mondo a fare esperienza e magari anche a rinnovarsi. Combatte incontri nel Regno Unito, in Australia, in qualche federazione indipendente americana ma niente. Qualche vittoria, alcune sconfitte e tanta indifferenza nonostante le ottime qualità nel lottato. Viene persino mandato qualche mese in Messico. Magari impara l’arte della lucha libre e, con l’ausilio di una maschera, diventa un luchador che mischia le basi da arti marziali con i voli e l’agilità del wrestling messicano. Diventa “El Samurai Jr.”, prendendo spunto da un altro lottatore giapponese che ha combattuto in Messico, El Samurai.

Ma tutto questo non funziona. Shinsuke non impara tantissimo, ha difficoltà a rapportarsi con questo stile di wrestling e torna in Giappone, avendo guadagnato una maschera molto particolare che nasconde la sua faccia poco sveglia ma senza aver migliorato il suo personaggio. Non ha nemmeno imparato nessuna lingua, né l’inglese e né lo spagnolo (altro problema che avrebbe condizionato una sua carriera calcistica fuori dal Giappone).

Torna in Giappone e rinnova il suo look. Dal costume aderente ai pantaloni di pelle più larghi, nessuna maschera ma i capelli sono più lunghi e lo sguardo più strafottente. Inoltre dimostra di aver imparato qualcosina e inizia a vincere alcuni incontri. Vince persino il titolo junior e mette in scena alcuni ottimi incontri con le nuove leve della divisione. Si trova a proprio agio con loro: questi svolazzano per il ring e lui si limita a calciare tutto quello che si muove.

Il pubblico si affeziona a lui ma non così tanto. Altri suoi colleghi si spostano negli Stati Uniti per combattere in WWE o in altre federazioni mentre lui rimane impantanato nella categoria junior-heavyweight della NJPW. Qualche match con i debuttanti, qualche incontro di coppia e nient’altro. Gli altri hanno anche il personaggio dalla loro parte, lui no e questa è una lacuna difficilmente colmabile senza creatività e coraggio. La sua carriera si limita all’anonimato. Forse nel suo destino ci doveva essere veramente il calcio.

Da lottatore a calciatore
Se n’erano accorti i genitori quando passavano il tempo con lui. Erano i film di Bruce Lee, di Sammo Hung e quelli Jackie Chan a rapire il piccolo Shunsuke. Stava lì, ancorato al divano con lo sguardo attento e la mente pronta a memorizzare ogni movimento, ogni colpo, ogni espressione del viso. Quando gli veniva passata una pallina, la calciava al volo con tutta la forza in corpo, magari colpendola in volo ad altezze assurde per un bambino. Per fortuna c’erano pochi mobili e un bel po’ di spazio nella casa a Mineyama, altrimenti il conto dei danni all’arredamento sarebbe infinito.

Anche il più giovane dei Nakamura passa l’infanzia a studiare ma contemporaneamente inizia a giocare a calcio durante le scuole elementari. Tanto ci troviamo in un paese in cui i bambini giocano a calcio su dei campi collinari e le loro partite vengono trasmesse in televisione (shoutout to Gem Boy!), è comprensibile ritenere che sia semplice avvicinarsi al calcio in giovane età. Cambia alcune squadre, vince qualche torneo giovanile ma non va mai a giocare con le squadre più forti, preferisce rimanere vicino a casa. Intanto però cresce fisicamente e le sue prestazioni diventano sempre più dominanti. Gli occhi dei talent scout si fanno più attenti. Intorno ai 18 anni, Shunsuke si sposta di poco meno di 100 km da casa per andare a giocare con il Kyoto Sanga, squadra all’epoca militante nella J-League.

Non è facile ritrovarsi davanti un ragazzo di 18 anni alto quasi 190 cm e che è parecchio agile per la sua stazza. Originariamente viene impiegato come difensore centrale ma i due allenatori in carica nel 1998, Hans Ooft e Hidehiko Shimizu, notano durante gli allenamenti come sia a suo agio nel coprire ampie porzioni di campo. Non è rapido ma ha i piedi veloci. Non sa fare i lanci di quaranta metri per i compagni ma non sbaglia mai i passaggi essenziali. Non ha la visione di gioco per costruire le azioni ma ha le capacità per concluderle. Sa aspettare gli avversari e sa rincorrerli. Sul breve è facilmente superabile ma in progressione è veloce e sa intercettare gli avversari che scappano via. Non è un artista del pallone ma ha dei cannoni al posto dei piedi. Da difensore centrale si trasforma progressivamente in centrocampista muscolare.

Nel suo periodo al Kyoto Sanga è spesso titolare, segna diversi gol, pur partendo da una posizione arretrata e fornisce un gran supporto ai compagni in fase difensiva. Nello spogliatoio è un fiume di allegria. È un comico che sa giocare bene anche a calcio. Tutti gli vogliono bene. Rimarrà a Kyoto per cinque anni, collezionerà 270 presenze in totale, vincendo una Coppa dell’Imperatore, oltre a giocare una finale nella Supercoppa del Giappone e una nella Coppa di lega giapponese.

Per lui è giunto il momento di lasciare il suo paese. L’Europa lo aspetta. Prima l’Italia, poi la Spagna e infine la Scozia. In quegli anni impara la tattica, migliora la tecnica e impara due lingue (l’inglese e lo spagnolo) e qualche frase in italiano, tutte e tre con il suo particolare difetto di pronuncia che trasforma alcune consonanti in un’imitazione involontaria di Duffy Duck.

Torna in Giappone dopo circa dieci anni. Ormai è un centrocampista box-to-box, la tecnica essenziale è sempre la stessa ma aumentano gli interventi in scivolata e i siluri sparati verso la porta durante i suoi inserimenti in attacco. Se la cava bene anche come centrale difensivo più cerebrale e tecnico rispetto ai suoi inizi di carriera. È attualmente in attività all’età di 40 anni. Gioca nella J2 League, al Júbilo Iwata. E si diverte tanto. Ha viaggiato in giro per il mondo, ha imparato tanto, è diventato un poliglotta ed è rimasto nel cuore dei suoi tifosi per il suo gioco istintivo, di cuore e per la sua simpatia grottesca.

La morale della storia
That’s all, folks. Fine della storia. Torniamo alla normalità. Abbiamo appena visto cosa sarebbe successo se avessimo scambiato Shunsuke Nakamura con Shinsuke Nakamura.
Il più adattabile dei due Nakamura sarebbe stato il più giovane. In uno sport di squadra si nascondono meglio i difetti, se ci si rende utili per la squadra in altri modi. Discorso diverso per uno sport individuale, come possono essere gli sport di combattimento o le discipline più incentrate all’intrattenimento come il pro-wrestling. Troppi elementi intangibili che sono estranei alla semplice componente fisica e tecnica.

Shinsuke Nakamura (quello vero) probabilmente avrebbe avuto una buona carriera anche nel calcio, dopotutto ha passato quasi vent’anni della sua carriera a buttare a terra le persone con i calci. Magari non avrebbe segnato le punizioni del suo quasi omonimo o non avrebbe mostrato giocate da mago del pallone ma avrebbe fatto il suo senza problemi.

I cross a mezza altezza in area di rigore sarebbero stati un graditissimo invito per lui.

Shunsuke Nakamura (anche lui nella reale forma originale), invece, non avrebbe avuto una bella carriera nel wrestling. Il problema non sarebbe stato tanto fisico o atletico, quanto più il carisma, lo storytelling, l’interazione col pubblico. Tutti questi elementi sono fondamentali nel wrestling, anche nella versione con maggiori componenti sportive, quella giapponese: il puroresu.

Magari avremmo visto qualche calcio indimenticabile, qualche tecnica da salivazione azzerata ma tutto sarebbe stato oscurato dall’indifferenza e dalla mediocrità. E non sarebbero bastate nemmeno le colorate e pittoresche maschere della lucha libre messicana a migliorare la situazione. Se non sai raccontare una storia e non fai presa col pubblico, c’è poco da fare se non cambiare mestiere, qualora l’obiettivo sia quello di primeggiare in questa forma d’arte performativa.

Molto meglio in questa veste che su un eventuale ring di wrestling.

Il mio cervello ha smesso di muoversi su strade mai calpestate prima. Ha registrato l’errore e l’ha corretto, non ci sarà più confusione. Non ci sono più addette all’anagrafe distratte, nessun cambio d’identità. Rimangono solamente Shunsuke Nakamura, il calciatore e Shinsuke Nakamura, il wrestler. In caso di distrazione non ci saranno problemi: potrò adattarmi facilmente alla visione di compilation di calci di punizione spettacolosi oppure a quella di qualche match da urlo sui ring giapponesi o americani. Una lettera può fare la differenza ma il cognome rimane lo stesso, quello non si può sbagliare.

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