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La run di Bob Burnquist agli X Games che fece impazzire Tony Hawk

 Foto: X Games

Bob Burnquist è in piedi sul vert. Sta ammirando il suo collega ed avversario Bucky Lasek. È lui l’uomo da battere. L’hanno prima vinse l’oro nello Skateboard Vert, ottenendo un punteggio di 98.50, il più alto della storia. Anche stavolta Bucky sta tirando fuori una prestazione grandiosa. Ed è una prestazione grandiosa anche secondo i giudici: 95:50.
Bob è l’ultimo uomo in piedi, manca solo lui. È la run finale, l’ultima occasione per uscire vincitori dalla corsa all’oro.

Andare controcorrente
Prima di andare avanti, facciamo un passo indietro in questa storia.
Bob Burnquist nasce a Rio de Janeiro il 10 ottobre 1976. Sin da subito si trasferisce a San Paolo ed è in quel periodo che si sviluppa la sua mentalità sovversiva alimentata dal desiderio di libertà. Burnquist inizia ad andare sullo skate all’età di 11 anni non solo per amore della disciplina ma soprattutto per andare contro tutti quelli che dicevano “no”. Dopotutto, questa propensione derivava dal contrasto nei confronti del regime dittatoriale che caratterizzò il Brasile fino al 1988. Per Bob era naturale dire “sì” e fare il contrario di tutti coloro che dicevano “no”. Questo sport americano in cui si usa una tavola con le ruote va contro la mentalità ultra-conservativa che permea la società brasiliana in quegli anni? Sì? Allora è l’opzione giusta, forse l’unica.

A distanza di tre isolati da casa sua, c’è uno skatepark. L’unico della zona. Burnquist inizia a skateare direttamente sul vert e si innamora immediatamente. Sembrava quasi che vivesse all’interno di quel luogo per il quantitativo di ore trascorse là dentro. Ed è così che le ore di pratica e di sperimentazione raffinano il talento. Bob voleva tornare a casa avendo imparato più trick al giorno. Se un ragazzino cresce con questa mentalità, potendo anche attingere a piene mani dal suo enorme serbatoio di creatività, non esistono limiti. Anzi, solo il cielo è un limite, per parafrasare Notorious B.I.G. Un limite da avvicinare e raggiungere sopra una tavola da skate sul vert, ovviamente.

C’è una una persona che, sostanzialmente, dà lo slancio principale nella carriera di Bob Burnquist. Questa persona è Lincoln Ueda, skater brasiliano di origini giapponesi. È stato il primo skater nel giro frequentato da Bob a farsi conoscere anche fuori dai confini brasiliani.
È diventato un professionista nel 1989 e ha ottenuto un quarto posto in un evento internazionale in Germania. Da quel momento, Burnquist percepisce l’importanza dei risultati ottenuti da Ueda e inizia a pensare: “se Lincoln ce l’ha fatta, posso farcela anch’io”. Grazie a Ueda, anche il nome di Bob inizia a circolare nell’ambiente internazionale dello skate. Inizialmente il passaparola si limita al racconto delle gesta di Burnquist, fatte di trick incomprensibilmente complicati e di uno stile unico. Ma è il passaggio dalle parole alle immagini contenenti queste gesta a sconvolgere le coscienze di tutti gli altri skater internazionali.

Ciò che sembrava impossibile diventava possibile ai loro occhi grazie a Bob Burnquist. Uno skater del genere non può non misurarsi contro i migliori della scena. È il 1995, Bob viene invitato al suo primo evento internazionale: lo Slam City Jam a Vancouver, Canada. La sua creatività sul vert lo porta a vincere al debutto in una competizione fuori dai confini brasiliani. Questa vittoria gli apre le porte degli X Games del 1995. Fino al 1997 non vincerà nessuna medaglia ma le sue prestazioni gli permettono di girare una marea di video, guadagnare l’invito a tutti i principali eventi internazionali e, soprattutto, ottenere la stima e il rispetto dei colleghi più famosi.
In vent’anni, dal 1997 al 2017 (anno del suo ritiro dalla competizione) Burnquist ottiene il record per maggior numero di medaglie vinte agli X Games: 30 (14 ori, 8 argenti e 8 bronzi).

La maggior parte delle sue vittorie sono arrivate all’ultima run, aspetto ricorrente nella carriera di Bob.

“Cosa stai facendo, Bob?!”
17-22 agosto 2001. Wells Fargo Center, Philadelphia (USA). X Games VII.
Abbiamo lasciato Bob Burnquist in piedi sul bordo della rampa mentre guarda Bucky Lasek circondato da amici, colleghi e telecamere. Attraverso le lenti dei suoi occhiali, scruta l’ambiente che lo circonda in attesa di partire. Il pubblico urla e salta in piedi in preda alla gioia, i maxischermi di ESPN ritraggono Bucky Lasek esultante dopo aver ricevuto il punteggio della sua prestazione. Tutti immaginano già una sua vittoria, tutti tranne una persona: Bob Burnquist.
Il brasiliano ha una pressione enorme addosso, deve superare un punteggio altissimo e ha una sola chance. È l’ultima sua run. Non si torna indietro. Ma, in questo caso, la pressione si trasforma in concentrazione. Per Bob questo significa liberare la mente e sciogliersi.

Sorride. Guarda per un attimo davanti a sè. Tavola sul bordo della rampa, piede sinistro davanti e piede destro dietro. Si parte. Nell’arco di pochi secondi avviene il cambio di ritmo. Burnquist inizia ad inanellare una sequenza di trick che slogano la mascella, con una fluidità che non esiste in natura. Non c’è bisogno di essere esperti della parte più tecnica dello skateboard professionistico, è visibile a occhio nudo come il brasiliano stia performando su livelli celestiali. Almeno un terzo della sua run è composto da trick mai visti prima d’ora in quella competizione, uniti tra loro in modo scorrevole e originale. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Non si sa cosa passasse per la testa di Bob in quei momenti. È molto probabile che fosse talmente rilassato e, allo stesso tempo, concentrato da potersi permettere di improvvisare evoluzioni complicatissime col massimo della tranquillità. In alcuni casi, modifica a mezz’aria la manovra per riuscire a chiuderla (ed evitare di spalmarsi sulla rampa). Ha troppa sicurezza nei suoi mezzi per sbagliare. Può fare letteralmente ciò che vuole con quella tavola. Sembra letteralmente un videogioco.

E se questo non bastasse, ci sono altri dettagli che certificano la magnificenza di questa run. Al commento della gara c’è il leggendario Tony Hawk, il migliore di sempre per quanto riguarda lo skate. Se qualcuno riesce a mandare al manicomio una leggenda del genere, allora non deve chiedere altro alla propria carriera. Tony Hawk ha perso la voce dopo circa 30 secondi dall’inizio della run. Non riesce a metabolizzare ciò che sta guardando. È letteralmente incredulo.

Non sono solo i trick o la fluidità dei movimenti a fargli colare il cervello dalle orecchie. L’aspetto particolare che rende incredibile la run di Bob Burnquist si può tradurre in un una sola parola: “switch”.
Lo switch indica l’andare sulla tavola con il piede con cui si ha meno confidenza. Bob parte e finisce regular (col piede sinistro avanti e il destro dietro) ma percorre mezza run da goofy (col piede destro avanti e quello sinistro dietro). Praticamente ha tirato fuori i trick più assurdi andando “al contrario”. È un po’ come se Van Gogh avesse realizzato una parte del suo Autoritratto con la mano debole.

Ovviamente, negli X Games come in tutte le altre competizioni di skateboard, chiudere i trick in switch fa aumentare esponenzialmente il punteggio. Ma sembra quasi impossibile notare difetti stilistici nel cambio di posizione dei piedi nella run di Bob. Sembra letteralmente ambidestro per come alterna con facilità questi due modi di andare sulla tavola.
Burnquist termina la prova ed è certo di aver tirato fuori la prestazione della vita. Lo sa il pubblico, i commentatori e pure lo stesso Bucky Lasek.
Il suo sguardo è devastante. Quel misto di tristezza e rassegnazione unite in un sorriso abbozzato rappresenta benissimo il suo stato d’animo. Ha fatto il possibile ma non è bastato di fronte a una dimostrazione di forza di questo tipo da parte del suo avversario.

Il punteggio finale dice 98 (su 100). La medaglia d’oro finisce intorno al collo di Bob Burnquist. Il brasiliano non crede ai suoi occhi mentre amici e colleghi (compreso lo stesso Lasek) lo portano in trionfo. Sentendo le frasi successive dei commentatori alla fine della run del brasiliano – se non fossero bastate le urla che impedivano di pronunciare dei suoi più simili a delle parole – si ha la piena consapevolezza di ciò che è appena accaduto.
«Abbiamo perso le nostre menti all’interno della cabina di commento. Non poteva andare meglio. Quella è stata una delle più forti dimostrazioni di bellissimo skateboarding».
Tony Hawk aggiunge: «Non posso nemmeno credere a ciò a cui ho assistito. Sono seriamente sotto shock. Questo intero edificio è sotto shock». Quando Tony esprime in questo modo le proprie sensazioni, si ha la certezza di aver visto un qualcosa di raro.

Non c’è bisogno di essere delle leggende dello skate per capire, basta solamente aver visto le immagini contenute in questo video per realizzare che questa run di Bob Burnquist agli X Games ha trasceso lo sport, entrando nel regno dell’arte.

Published in Sport