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Prendersi gioco di Rudy Fernandez

Visual: Il Rookie

Rudy Fernandez è seduto a bordo campo. Di fianco a lui ci sono Nate Robinson, J.R. Smith e Dwight Howard. È appena finita la fase di riscaldamento e aspetta il suo turno. È uno dei quattro partecipanti alla gara delle schiacciate. La sua presenza è stata decisa attraverso il voto dei fan e questo aspetto ha un impatto da non sottovalutare. È il primo atleta straniero a partecipare allo Slam Dunk Contest ma è soprattutto il giocatore “meno schiacciatore da gara di schiacciate” che si possa immaginare. La prima cosa che viene in mente pensando a lui è l’eleganza sprigionata da ogni suo movimento, da ogni sua giocata. Il suo talento è direttamente proporzionale al livello di antipatia che suscita nel 99,9% delle persone che lo circondano nel mondo.

Gli altri tre partecipanti, invece, sì che hanno un senso. Tre schiacciatori diversi ma tutti e tre spettacolari a modo loro. Questa non è una gara di tecnica ed estetica. Non è una competizione basata su criteri scientifici, è uno show. Chi ha più possibilità di entrare nel cuore della giuria e del pubblico? Un bambinone sorridente nel corpo di un monolite alto quasi 2 metri e 10; uno iper-tatuato che fa 360° e schiacciate dietro la schiena persino in partita; una scheggia impazzita alta circa 1 metro e 75 che schiaccia in testa a gente alta 30-40 centimetri più alta o uno spagnolo che schiaccia unicamente a due mani partendo dalla linea di fondo (grazie agli alley-oop dei compagni) e che è notoriamente antipatico a tutti? La scelta sembra abbastanza scontata.

Ma c’è un dettaglio sottovalutato che potrebbe essere stato tenuto conto dai fan votanti.
24 agosto 2008 – Wukesong Indoor Stadium, Pechino (Cina).
Spagna – USA. Finale delle Olimpiadi.
A poco più di cinque minuti dalla fine della sfida, Rudy Fernandez sta palleggiando e ha di fronte a sè Kobe Bryant, che lo sta marcando. Lo spagnolo lo supera dal palleggio e decide di andare al ferro. Accelerazione improvvisa e poderosa schiacciata sulla testa di Dwight Howard, che ha provato inutilmente ad intercettare l’azione. Forse è sembrato poco per giustificare una futura partecipazione alla gara delle schiacciate ma sicuramente ha fatto alzare qualche sopracciglio agli statunitensi, come a dire “he belongs”.
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Mai fidarsi di una giuria non imparziale
14 febbraio 2009 – US Airways Center, Phoenix (USA). NBA All Star Game.
In preparazione alla gara delle schiacciate, NBA ha regalato uno dei video più inutili di tutti i tempi. Rudy Fernandez è il protagonista e incredibilmente è riuscito nel suo intento di farsi votare dai fan per partecipare allo Slam Dunk Contest, nonostante la sua proverbiale simpatia.

Lasciamo stare gli altri partecipanti, concentriamoci su Rudy Fernandez.
La prima schiacciata di Rudy vede la citazione a un altro giocatore spagnolo dal passato importante: Fernando Martin, il primo spagnolo ad aver giocato in NBA.

C’è però un aspetto che dà qualche indizio su come gli americani prendano molto alla leggera la presenza di uno straniero come lui in quell’evento: il commento dei telecronisti. Ci sono momenti in cui esalta ulteriormente la bellezza del momento – basti pensare a Kenny Smith e al suo “It’s over, ladies and gentleman” dopo la performance irreale di Vince Carter nel 2000 – o momenti in cui rischia di rovinare tutto. Questo è il caso. Kenny Smith e gli altri al tavolo di commento hanno raccontato la performance di Rudy Fernandez nel modo più irrispettoso e fazioso che si potesse immaginare. Dal “nessuno in questo edificio sa chi sia, tranne la sua famiglia” al “Ricky Martin” alla vista del cognome Martin sulla canotta indossata da Rudy per tributare il giocatore prematuramente scomparso.

Torniamo alla schiacciata. Fernandez sceglie di lanciare il pallone al tabellone con un passaggio dietro la schiena, autoassistendosi, per schiacciare al volo. Un solo tentativo eseguito alla perfezione. Nella sua semplicità, una schiacciata stupenda. Punteggio: 42. Abbastanza deludente in relazione alla giocata.
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Ma è sempre Kenny Smith al commento a far trasparire il marcio in questa competizione. Per lui non è stata una schiacciata così bella ma così pecca di coerenza. Qualche tempo prima è impazzito per questa schiacciata fatta nel riscaldamento da LeBron James. C’è qualche differenza?
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Seconda schiacciata. Dopo che i giudici hanno regalato ingiustamente un punteggio di 50 a Dwight Howard per una schiacciata semplicissima portata a buon fine solamente dopo svariati tentativi, arriva la conferma della presa in giro nei confronti di Rudy Fernandez.

Rudy dev’essere assistito da un’altra persona per la seconda schiacciata, le regole parlano chiaro. Sceglie il suo connazionale, Pau Gasol.
L’idea rasenta i limiti della fisica. Gasol è dietro il canestro e deve appoggiare il pallone nella parte posteriore del tabellone con un passaggio dietro la schiena. Nel frattempo, Fernandez deve prendere il pallone dopo il rimbalzo contro il tabellone e schiacciarlo al volo, passando sotto il tabellone e dirigendosi verso la parte più lontana del ferro. Come se si muovesse tipo Tarzan con delle liane invisibili. Schiacciata talmente complessa che è più facile vederla che spiegarla. Come si può immaginare, il processo di realizzazione va per le lunghe. Passa il primo dei due minuti a disposizione: alcuni tentativi, zero risultati.

I due spagnoli decidono di effettuare una leggera modifica: non più un passaggio dietro la schiena al tabellone, meglio un semplice appoggio. Rimane identico l’elevatissimo grado di difficoltà. Rudy ci va sempre molto vicino ma manca sempre quel dettaglio per chiudere la schiacciata. Intanto il cronometro scorre inesorabilmente e arriva allo zero. Tempo scaduto. Ma – giusto ricordarlo – allo scadere del tempo i partecipanti hanno ancora due tentativi per realizzare la schiacciata. Al primo errore, la schiacciata viene considerata non valida.
Il pubblico è in trepidazione ma si sta innervosendo. I giudici e i telecronisti, invece, hanno già gettato la spugna in segno di resa.
Rudy Fernandez parte. Va tutto secondo gli incredibili piani e la schiacciata ha origine. Una cosa pazzesca che, nonostante i diversi tentativi, ripaga l’attesa. Questa è la classica schiacciata da 50. Inoltre il regolamento non dice che le schiacciate oltre il cronometro debbano essere penalizzate.
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Shaq in tribuna approva e anche i telecronisti sono soddisfatti. Tutti tranne Kenny Smith, che non è rimasto colpito della schiacciata. Kenny, l’abbiamo capito. Ti sta antipatico (come praticamente per tutto il mondo) però ce ne vuole a rimanere impassibili di fronte a una schiacciata del genere. Smith al commento trova il supporto dei giudici che “premiano” la magata di Rudy Fernandez con un punteggio di 42.
Il pubblico e Rudy Fernandez non approvano, ovviamente, la scelta ma è così che vanno le cose. In NBA bisogna accettare anche le ingiustizie per il bene dello show.

Sicuramente, se avesse concluso la seconda schiacciata in un numero inferiore di tentativi, il punteggio sarebbe stato più alto ma la sensazione è che difficilmente Rudy avrebbe potuto ambire alla vittoria finale della gara delle schiacciate. Era un affare tra Nate Robinson e Dwight Howard fin dal principio. Implicitamente lo sapevano tutti e, vedendo come si è conclusa, non facciamo fatica ad immaginarci il motivo.
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