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Rocket League nei primi anni Duemila

Foto: BBC/Motor1.com

Nel 2005 non esisteva Rocket League. A dire il vero non esistevano nemmeno le console di ultima generazione. I video circolavano con una risoluzione infima tramite internet nei computer e nei cellulari. I pixel erano grandi quanto una lavastoviglie, troppo per gli schermi in miniatura dei cellulari dell’epoca. Ed erano effettivamente troppo anche per avere un’idea chiara di ciò che mostravano i monitor dei computer. Se le immagini non erano nostre amiche, le parole lo erano. Nello specifico, lo erano i titoli dei video. Erano lo strumento che eliminava quell’ideale foschia fatta di pixel giganteschi e audio poco pulito.
Non importava che il titolo fosse una cosa simile a “topgear_toyota_aygo_football.avi” e che ci fossero buone probabilità di continuare a non sapere cosa stesse accadendo di fronte ai propri occhi, con un minimo di intuitività si poteva capire cosa fosse in realtà quel video.

Ok, analizziamo il titolo. “Top Gear”, “Toyota Aygo”, “Football”.
Top Gear è il famoso programma televisivo inglese a tema automobilistico. Quello con Jeremy Clarkson, James May, Richard Hammond e The Stig, per intenderci.
La Toyota Aygo è un’auto da città prodotta dalla casa giapponese a partire dal 2005.
Il football è, invece, quello sport con undici giocatori, due porte e un pallone rotondo che a queste latitudini chiamiamo “calcio”. Ma tanto si era capito, vero?
Quindi, di cosa tratta il video? Viene mostrata una partita a calcio alla guida di alcune Toyota Aygo all’interno di un episodio di Top Gear.
A differenza di Rocket League, non ci sono pareti sopraelevate che tengono il pallone sempre in gioco. È il 2005, accontentiamoci di una striscia d’asfalto, due porte, un pallone gigante e svariate auto guidate da persone in carne ed ossa.

La partita
Primo episodio della sesta stagione di Top Gear. Richard Hammond è alla guida di una Toyota Aygo per testarla su strada. Per essere una buona auto da città, la Aygo dovrebbe essere scattante, rapida nei cambi di direzione e capace di sfrecciare con facilità nel traffico. Incredibilmente, si tratta di caratteristiche rintracciabili anche in un calciatore. A questo punto, la connessione di elementi arriva in automatico. Per testare ulteriormente la Toyota Aygo è necessaria una sfida a calcio. Ad autocalcio, per essere più precisi. 5 giocatori per squadra (senza portiere). Due squadre: una capitanata da Richard Hammond (in blu) e una dal suo collega James May (in rosso).

Nel corso del primo tempo, ci sono state perlopiù fasi di studio. Fasi di studio molto confuse. In mezzo a questa confusione di ruote e lamiere, la squadra rossa capitanata da James May sembra avere le idee più chiare. E, infatti, riesce a passare in vantaggio.

Da lì in poi, la partita esplode come una bottiglia di Coca Cola che è appena volata già da un dirupo. Contrasti, salvataggi in testacoda per sventare un’occasione da gol, gol sbagliati in maniera goffa. Il primo tempo finisce in maniera nettamente migliore rispetto a com’è iniziato.
La ripresa inizia in maniera sorprendente. May liscia completamente il pallone e spalanca un’autostrada per Hammond. Palla incollata al paraurti e progressione che lascia di sasso i due difensori della squadra rossa. Richard entra in porta col pallone. È 1-1.

Sembra il preludio di una partita pirotecnica e, invece, è pandemonio totale. Il mega pallone vola all’impazzata da ogni parte, tranne che verso le due porte. Le auto delle due compagini iniziano a sverniciarsi a vicenda dopo una serie di contatti più o meno involontari. Un’auto della squadra dei blu si inventa persino un “fallo di mano”, portando in giro il pallone con la portiera. Nel frattempo, iniziano a volare ulteriori pezzi di carrozzeria dalle vetture che, però, sembrano reggere gli urti. Del pallone non vi è più traccia. Non sembra più una partita, sembra un demolition derby.

Ma quando tutto sembra finire a schifìo, arriva il momento decisivo. Sono gli ultimi istanti prima del suono della trombetta, che indica lo scadere della partita. Mentre la squadra rossa cerca di rilanciare il pallone in avanti per confezionare un’ultima azione offensiva, Hammond dei blu va a pressare alto in solitaria. Recupera il pallone e cerca di segnare ma viene intercettato dalla squadra rossa. May prova a impostare un’azione da dietro ma l’auto si spegne e il pallone rimane lì. In una manciata di secondi arriva come un falco l’auto numero 3 dei blu a depositare il pallone nella porta sguarnita (con un piccolo aiuto del palo). È 2-1 per i blu allo scadere. L’errore di James May pesa come un macigno sulla sconfitta dei rossi. Troppa sicumera o solamente sfortuna?

Cos’ha funzionato e cosa no
Vedendo queste immagini si capisce il perchè al giorno d’oggi sia più famoso un videogioco come Rocket League rispetto a un filmato di questo tipo.

Per quanto l’idea di un calcio giocato con le automobili sia freschissima, è la realizzazione di questa a fare la differenza. A differenza di quelle virtuali, queste auto non possono non proporre trame di gioco macchinose, non avendo in campo barriere che tengano il pallone sempre in gioco. Non hanno nemmeno la reattività e le prestazioni adatte per condurre degnamente la sfera per il campo di gioco in un modo abbastanza attraente per gli spettatori. Per farlo ci sarebbe voluta un’auto con le prestazioni di una monoposto di Formula 1 guidata, per l’appunto, da un pilota di Formula 1. Però andate voi a dire ad Hamilton, Leclerc, Vettel, Bottas, Verstappen, Ricciardo e a tutti gli altri di giocare a calcio con le proprie monoposto. Neanche fate in tempo a reagire al loro rifiuto che nel frattempo sono già partiti a fare gare di velocità in rettilineo o traversi sull’erba.

Però non si può non considerare il livello di difficoltà nel realizzare un’idea del genere nel 2005. La goffaggine dei movimenti regala quel velo di casualità e divertimento che accompagna la visione delle immagini. Si oscilla in continuazione tra il “vediamo cosa succede ora” e il “ma cosa fa questo cialtrone?”. E, alla fine, è comprensibile perchè la realtà è imperfetta. Non è mica Rocket League.

Ma non è un caso che questo videogioco abbia un seguito così grande. Raccoglie gli elementi di casualità dell’autocalcio poi ci aggiunge quintalate di frenesia fatte di auto velocissime dotate di turbo e arene che garantiscono la totale assenza di pause durante le fasi di gioco. Il fatto che le persone non si possano fare fisicamente male per via della natura virtuale di eventuali contatti tra le vetture non è da ignorare. Voglio salvare un contropiede in Rocket League andando in retromarcia a tutta velocità per poi togliere il pallone dalla linea di porta con un 180° in tre metri quadrati di spazio? Lo posso fare. Se provo a fare la stessa cosa con un’auto reale – scegliamo l’Aygo per rimanere in tema – finisco all’ospedale, mentre l’auto finisce al primo sfasciacarrozze nelle vicinanze.

Ecco perchè Rocket League è sbarcato nelle case di tutto il mondo attraverso schermi in alta definizione mentre questa partita a calcio con le Toyota Aygo è rimasta intrappolata nel tempo, legata a pixel giganteschi e connessioni lentissime.

Published in Sport