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Robbie Maddison: come fare surf in moto

Foto: DC Shoes

“Si può fare surf in moto?” La risposta a questa domanda dovrebbe essere abbastanza scontata. Ma non per tutti. Infatti, il famoso stuntman e pilota di motocross freestyle, Robbie Maddison è riuscito a trovare una risposta affermativa a questo quesito.
Sembrava una di quelle idee folli e irrealizzabili, di quelle che sembrano geniali durante la notte mentre si dorme ma che poi si rivelano essere impraticabili al risveglio.

Non è ciò che accadde in questo caso. “Maddo” iniziò a ragionarci sopra in maniera più razionale, sfidando e respingendo i dubbi e le critiche delle persone a lui vicine. Pensavano che, dopo anni di stunt e di imprese pericolose effettuate con una preparazione pianificata al dettaglio, fosse impazzito improvvisamente.

Nella mente di Maddison non c’era niente di strano: era tutto abbastanza chiaro e ragionato.
Per l’australiano, nativo del Nuovo Galles del Sud, la somma di due componenti assai diverse tra loro – come l’acqua e la moto da cross – poteva dare un risultato soddisfacente.
L’aspetto fondamentale per la realizzazione dello stunt fu lo studio del comportamento dell’acqua durante il passaggio delle barche utilizzate per il wakeboarding: l’applicazione degli sci nautici alla moto avrebbe reso possibile la guida sulla superficie dell’acqua.

Così, dopo qualche mese di progetti e di test, fu trovata la configurazione definitiva del mezzo: una KTM 300 con lo sci posizionato sulla ruota anteriore più stretto rispetto a quello posteriore, quest’ultimo più largo per permettere di coprire una superficie maggiore sull’acqua (sfruttando la spinta fornita dalla ruota posteriore con tasselli più grandi del normale).

Pipe Dream
Questa espressione è particolarmente legata a questa sfida e ha un doppio significato. L’espressione “pipe dream” è un modo di dire e significa letteralmente “sogno impossibile”, scelta per descrivere al meglio l’estrema difficoltà di realizzazione dell’impresa. Questo modo di dire è anche riferito al sogno di Maddison: riuscire a fare surf in moto, poter attraversare il “tubo” formato dall’onda con una moto da cross.

Per realizzarlo non ci sono molti posti al mondo migliori dello spot di Teahupo’o nell’isola di Tahiti, Polinesia Francese.
Luogo famoso non solo per il mare cristallino ma anche per la presenza di onde gigantesche che possono raggiungere anche i 7 metri d’altezza, zona in cui non è consigliato sbagliare. Infatti uno dei possibili significati del termine polinesiano “Teahupo’o” è “luogo dei teschi” e rende bene l’idea della pericolosità dello spot, viste le diverse morti avvenute negli anni nel tentativo di surfare “le onde più pesanti al mondo”.

Questione di vita o di morte
Non è stato facile per Maddo prepararsi a Tahiti per fare surf in moto, soprattutto a causa della pressione di dover fare lo stunt entro un certo limite di tempo. Gli anni trascorsi a sviluppare idee, gli allenamenti e il duro lavoro per realizzare questo suo sogno non solo rischiavano di essere cancellati dall’insuccesso del progetto ma, in maniera più brutale, potevano essere spazzati via dalla morte. Elemento conosciuto bene dagli stuntman professionisti, sempre in movimento sul filo che divide la vita dalla morte.
Quando anche una persona concentrata e sicura di sé come Maddison inizia ad essere insicura e ad avere paura, allora la situazione diventa molto complicata.

Questo è ciò che è accaduto durante gli ultimi giorni di riprese, quelli decisivi per la realizzazione del progetto.
L’essere svegliati da una tempesta tropicale che crea onde mediamente alte 6 metri, vedere il cielo nero e il mare che non permette alle barche del suo team di posizionarsi facilmente in acqua per prestargli soccorso in caso di bisogno: sono questi i momenti in cui la mente fa vacillare le convinzioni dell’atleta australiano. Salgo sulla moto e rischio la vita per realizzare il mio sogno o decido di non farlo, mandando all’aria tutto il lavoro collettivo durato anni?

Non ha rischiato la vita solo Robbie Maddison ma pure il suo team di supporto, compresi i cameraman e i fotografi della DC Shoes.
A 10 ore dal volo che avrebbe riportato la squadra a Los Angeles, tutti questi uomini si trovano a combattere con la pioggia improvvisa, con onde sempre più grandi e con nuvoloni neri che mandano segnali inequivocabili: non è il momento adatto per rimanere in mezzo all’oceano. Però non ci sono altre possibilità, ora o mai più.

Diciassettesimo giorno, quinto tentativo: Maddo parte. Il suo obiettivo è l’enorme onda che si sta formando in lontananza. A metà strada però si rende conto di aver fatto un grosso errore: si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’onda è troppo grossa per essere gestita e il muro d’acqua, formatosi in precedenza, scarica tutta la sua forza sul corpo del pilota australiano, facendolo letteralmente scomparire tra la schiuma formata dall’onda. Questa è la tipica situazione in cui non si torna indietro. La morte è dietro l’angolo e si avvicina sempre più velocemente.

Vengono immediatamente fatte partire le ricerche con le barche, le moto d’acqua e con l’elicottero: Maddo non si trova. Alla sfortuna si aggiunge altra sfortuna perché, non appena Maddison riesce a risalire in superficie, un’altra onda imponente lo travolge spazzandolo via nuovamente. Altro problema: anche il cameraman in acqua viene travolto dall’onda. Ora sono due le persone da salvare. Il pilota viene ritrovato dall’elicottero ma non è possibile vederlo dalle barche in balìa delle onde.
Fortunatamente, le moto d’acqua riescono a recuperare il cameraman e il pilota, entrambi stanno bene. Tutta la forza dello stuntman australiano in quei momenti era concentrata in un solo dito, quello che risultò decisivo per la sua sopravvivenza.

L’impossibile diventa possibile
Dopo aver rischiato così tanto, la consapevolezza di essere scampati alla morte è la vera certificazione del successo di un’idea che sembrava inizialmente irrealizzabile.
Dopo 7 recuperi del mezzo per via di diverse cadute in acqua in quasi 20 giorni di riprese (nessuna moto è stata persa in mare) e dopo essersi rotto una caviglia, lussato una spalla, dopo aver avuto alcune commozioni cerebrali e aver rischiato di morire in mezzo all’oceano (senza considerare i pericoli e gli infortuni occorsi alla crew di supporto), Robbie Maddison e la DC Shoes sono riusciti nell’obiettivo: fare surf in moto su alcune delle onde più famose e pericolose del mondo.
Questo è il fantastico risultato finale.

Published in Motorsport