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Purowave ha creato un nuovo linguaggio visivo per raccontare il wrestling

Foto: Purowave/Il Rookie

La prima volta che ho visto un video di Purowave è stata poco meno di un anno fa. Il video si chiama MUTΛ WΛVΣ e mi ha folgorato. Una schermata di un videogioco, un primo piano inquietante di The Great Muta e una rassegna di tutte le incarnazioni di Keiji Mutoh in azione sui ring giapponesi. Ma c’è qualcosa che ha fatto “click” nel mio cervello e me ne rendo conto mentre divoro un video di Purowave dopo l’altro.

Questi video sono diversi dai soliti video sul wrestling. La vibe è differente. I video hanno un sapore vaporwave che accomuna immagini degli anni Ottanta e Novanta a quelle dei giorni nostri, come se tutte provenissero dalla stessa linea temporale. Poi c’è la musica. Non c’è la solita alternanza di rock e metal, con qualche rara spruzzata qua e là di hip hop. Le canzoni assecondano l’atmosfera rétro delle immagini. Il sottofondo musicale è composto da elettronica tendente al synthwave, remix sognanti di beat hip hop rallentati e deformati, musica da ascensore, oltre a canzoni pop sconosciute e fuori dal tempo. L’unione di elementi visivi e sonori è incredibilmente riuscita.

Ci si trova catapultati davanti a un contesto molto particolare. Abbiamo inserito la nostra ideale VHS in un videoregistratore che credevamo di non avere ma che abbiamo trovato dentro una scatola impolverata. Ci troviamo davanti a immagini probabilmente mai viste, provenienti da un altro mondo. È uno tsunami di nostalgia e atmosfere sognanti che probabilmente non abbiamo mai vissuto. È una sensazione surreale.

Un altro modo di vivere le cose
La sensazione di nostalgia per un qualcosa di esteticamente bello e mai vissuto è insito nell’idea di vaporwave. Nata per scherzo tra il 2009 e il 2010, la vaporwave si è sviluppata su internet seguendo due direttrici spesso a contatto tra loro: musica e arte. Alla base di tutto c’è un feticismo per il ricordo di un ricordo. Vengono riprese tracce musicali e ricucinate con una nuova ricetta in chiave digitale. Stessa cosa per l’arte. Si tratta perlopiù di digital art, che riprende esempi ed esperimenti provenienti da venti o trent’anni fa e li ripropone con un velo di amarezza. Come se, entrando in contatto con la vaporwave, una sensazione di malinconia accompagnasse quella di aver vissuto un sogno indecifrabile.

In Occidente una buona parte dei suoni e delle immagini utilizzate in questo genere stilistico provengono dal Giappone, nel periodo in cui il paese del Sol Levante raggiunse il suo massimo potere economico e culturale. In quel momento i paesi occidentali entrarono in contatto con oggetti, immagini e suoni provenienti da un altro mondo. Un mondo che aveva un’estetica che faceva distaccare dalla realtà. Per Filippo Lorenzin la vaporwave ha radici surrealiste. Nello specifico, è il pittore Yves Tanguy ad aver influenzato indirettamente quel tipo di estetica che si ritrova oggi nella vaporwave. Nei suoi quadri troviamo forme che hanno perso la loro connessione con oggetti reali per acquisire un nuovo ruolo e significato. Questo è il punto di connessione tra l’arte surrealista di Tanguy e la vaporwave. È l’accettazione preventiva di un dolore per ciò che potrebbe accadere in futuro, qualora non seguisse i canoni prefissati del passato.

Yves Tanguy, “Time and Again” (1942). Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid. (Foto: VEGAP)

Lasciamo perdere gli inserti provenienti dai videogiochi in 16 bit, le ragazze prese dagli anime, le statue classiche, le piante tropicali, l’estetica rubata ad Out Run o gli elementi randomici in 3D presi dalla computer art. Non sono questi gli elementi presenti nei video di Purowave. Concentriamoci sugli elementi “nascosti” appena rintracciati tipici della vaporwave e vediamo come agiscono nella produzione di questo creatore di video.

Chi è Purowave?
Dietro Purowave c’è Mike Johnston, un video editor freelance proveniente da Toronto in Canada. A metà anni Novanta si appassiona al wrestling, guardando gli incontri della WWF (l’attuale WWE), della WCW e della ECW. Superata l’età d’oro della disciplina sul versante nordamericano, Mike cerca qualcosa di alternativo per contrastare la scomparsa dell’accoppiata WCW-ECW e il declino della WWE. Inizia a seguire la scena indipendente americana e approfondisce le avventure di Masato Tanaka, Great Muta, Jushin Thunder Liger, Taka Michinoku e Great Sasuke nella propria terra natale, dopo averli visti sui ring americani durante gli anni Novanta.

Johnston mi rivela via e-mail che il cambio di paradigma avviene tra il 2015 e il 2016. Inizia a seguire la NJPW e le altre compagnie giapponesi. Contemporaneamente è costretto a rimanere lontano dal lavoro per via di un brutto infortunio alla schiena. Si butta a capofitto nel puroresu ed entra in contatto con un altro elemento che diventerà fondamentale nella creazione dei suoi video: la musica vaporwave.
«Credo che siano state Private Caller di Saint Pepsi e Resonance di HOME ad aprirmi gli occhi di fronte alla vaporwave e al future funk».

L’unione di wrestling giapponese e musica è ciò che lo ha poi ispirato per la nascita di Purowave.
«Sono un vero nerd musicale. Sono cresciuto con punk, motown e hip hop ma ho trovato che lo stile vaporwave si integrasse alla perfezione con il wrestling giapponese. Stavo guardando un documentario francese sulla All Japan Woman e ho adorato l’estetica del Giappone degli anni Ottanta e Novanta presente al suo interno. I colori e le emozioni saltano fuori tantissimo». Quella è stata la scintilla che dà inizio alla sua carriera da video editor. Si è reso conto di quanti video sul wrestling fossero tutti uguali e vuole evitare di seguire quei canoni. Nessuna canzone alternative rock o metal degli anni Novanta e dei primi anni Duemila. Nemmeno le solite immagini targate WWE, con le solite inquadrature e i soliti effetti.

Mike preferisce percorrere una strada diversa. Non ancora asfaltata che, però, poteva regalare nuovi paesaggi da ammirare. È partito per gioco ma con le idee chiare sin da subito. «Ho notato la reale mancanza di buona musica nei video di highlights su YouTube. Inizialmente stavo realizzando i video solo per hobby ma poi hanno suscitato l’interesse di alcune persone su Instagram. Sento che lo stile VHS colpisca nel segno per una generazione di fan del wrestling come me (specialmente coloro che scambiavano videocassette). […] Provo a far luce sul passato e sul presente del puroresu. Cerco di comunicare ciò che rende così popolare un particolare argomento e di mostrare l’impatto che ha avuto. Gli effetti vintage aiutano a colmare il divario tra i nuovi e i vecchi filmati, offrendo un tocco nostalgico con l’effetto VHS. Cerco di individuare i momenti più importanti nella carriera delle persone, ascoltare le reazioni della folla e trovare i momenti maggiormente emozionanti».

Mission (im)possible
Dai primi tentativi fatti per hobby a oggi, video dopo video, Purowave è riuscito a crearsi un seguito affezionato di fan. Fan che hanno colto perfettamente quale sia l’obiettivo di questi video. Inizialmente non era un risultato così scontato, trattandosi di video così particolari da creare una nicchia all’interno di una nicchia più grande.

«Onestamente, non pensavo all’inizio che questi video sarebbero piaciuti a più di cento persone. Ora ricevo messaggi da persone che ho guardato con ammirazione per tutta la mia vita. È un po’ surreale sentire di persone che condividono i miei video negli spogliatoi agli eventi di wrestling di tutto il mondo. Ho un enorme rispetto per gli uomini e le donne che fanno questo lavoro. Voglio provare a rendere il wrestling più accessibile alle persone che non lo guardano o che guardano solamente le compagnie americane. Sono davvero felice quando qualcuno menziona il fatto di essersi interessato a qualche wrestler, compagnia o artista musicale tramite i video di Purowave».

Trattandosi di video che trattano argomenti di nicchia come il wrestling giapponese, i numeri non sono giganteschi e assumono probabilmente una valenza diversa. Purowave non ha conquistato solo il cuore e la mente degli appassionati ma anche dei wrestler. In ogni video ci sono diversi apprezzamenti da parte dei lottatori e delle lottatrici, che successivamente danno vita al ciclo di condivisione di video che raggiunge i diversi angoli del globo. Tutti uniti dalla passione per le immagini del puroresu. E c’è un motivo particolare se avviene questa cosa. In questo connubio di passione, creatività, cura per la scelta delle immagini e delle canzoni, Mike Johnston esalta uno degli obiettivi principali del wrestling: lo storytelling.
I video di Purowave raccontano storie, le stesse che vengono raccontate dai wrestler sul ring. Questo è ciò che differenzia questi video dai classici filmati da lui ostracizzati, che contenevano solamente tante mosse e canzoni brutte.

È naturale che la sua scelta sia poi ricaduta sul wrestling giapponese. All’interno di questi video è possibile percepire come il wrestling sia concepibile come una strana soap opera. Storie che si intrecciano nel corso di un lungo periodo di tempo, personaggi che si uniscono e si separano, faide che si spostano da una compagnia a un’altra e si ripetono negli anni.
Purowave prende questo elemento fondante risalente agli albori della disciplina e lo tramanda in maniera molto fresca e unica. Tutto funziona alla perfezione perchè viene completata la missione di Mike. Sotto ogni video ci sarà sempre qualche utente che rimarrà estasiato dall’ennesima visione delle immagini ma, contemporaneamente, ci sarà anche chi si innamorerà a prima vista di una o un particolare atleta o persino di una rivalità. Non per forza un fan del wrestling ma anche solamente un estimatore dell’estetica o della musica presente in questi video.

In ogni caso, è un successo destinato a durare nel tempo per Purowave. L’unione di vaporwave e puroresu soddisfa i canoni di entrambi questi elementi. Vi è una sovra-enfatizzazione per la nostalgia dei periodi di massimo splendore del wrestling giapponese, che ricade in modo creativo come un temporale estivo sotto forma di storie trasmesse attraverso suoni e immagini. Narrazioni tramandate nel tempo con un filtro comune che azzera le distanze temporali e le ricontestualizza al periodo attuale. Per alcuni, questo avviene attraverso la visione di statue classiche circondate da palme e ambientazioni futuristiche provenienti dagli anni Novanta. Per altri, questo si verifica durante la visione di immagini riguardanti personaggi incredibili che promuovono la propria arte fatta di suplex, colpi pesantissimi, prese di sottomissione ai limiti della sopportazione umana, voli impensabili, dolore, passione e tante altre emozioni presenti all’interno di un ring.

Purowave ha centrato il punto: vaporwave e puroresu possono essere un linguaggio per veicolare dei messaggi. Per questo motivo li ha uniti per inventare un nuovo modo di raccontare visivamente il wrestling.

Published in Sport