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Nike Freestyle: quando il ritmo è tutto

Foto: Nike

Nel 2001 Nike rilasciò “Freestyle”, uno spot pubblicitario prodotto in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria Wieden+Kennedy.

C’è uno sfondo nero e una luce dall’alto illumina il pavimento in parquet di colore grigio. Si iniziano a sentire rumori di scarpe che pestano il suolo; si sente il pallone che rimbalza ritmicamente, spostandosi in verticale nel suo percorso dalla mano al pavimento; si sentono le scarpe che squittiscono sul parquet. Questa commistione di suoni crea un ritmo che si fa sempre più intenso col passare dei secondi. Sembra il beat di una canzone ed è pure figo. Si vedono giocatori di basket che palleggiano e si muovono a tempo. Ci sono dribbling, passaggi, trick e passi di danza. Cambiano i giocatori, cambiano le scene ma la palla non si ferma. Non si ferma neppure il beat. È incredibile come questi performer siano così coordinati in un insieme scenico e musicale, pur mantenendo la propria individualità. È freestyle di gruppo. È questione di ritmo.

Il beat proposto non è casuale. I creativi della Nike dietro Freestyle avevano un’idea ben precisa. L’elemento comune tra il basket e l’hip-hop è sempre stato uno: la musica. La scelta della canzone da ricreare sul parquet è ricaduta su Planet Rock di Afrika Bambaataa in collaborazione con i Soulsonic Force, pubblicata nel 1982.
Si tratta di una delle prime canzoni rap prodotte unicamente con suoni elettronici, inserendo nel mondo dell’hip-hop sonorità appartenenti, ad esempio, ai Kraftwerk e ai Yellow Magic Orchestra. È stata scelta perchè aveva un classico beat hip-hop che emanava quell’elettricità che raggiungeva immediatamente le persone al primo ascolto.
Non è dunque un caso che Freestyle abbia il ruolo di innovatore nell’ambito della pubblicità sportiva. È uno dei primi spot legati a un brand sportivo ad avere una colonna sonora composta dal rumore degli elementi presenti sulla scena.

Per Freestyle, Nike si è affidata alle idee del regista di videoclip musicali Paul Hunter, al lavoro del coreografo Savion Glover e alle idee del dj, produttore e streetballer Bobbito Garcia. La coreografia ideata da Glover presentava singoli elementi di freestyle, in quanto gli atleti dovevano sentirsi liberi di esprimersi dopo aver assimilato il ritmo da seguire. Paul Hunter voleva conferire elementi di realtà e di contemporaneità allo spot. Non è un caso che anche elementi all’apparenza inutili – come la presenza (nello spot da 60 secondi) di Rasheed Wallace che non dribbla, non palleggia ma scaraventa via un altro giocatore – siano amalgamati perfettamente col resto dello spot. All’epoca, Sheed veniva considerato un “bad boy” nel suo periodo a Portland. Questo aspetto aveva una presa sul pubblico, aggiungiamo il fatto che Wallace fosse un fenomeno con la palla da basket in mano e il risultato viene fuori da sè.

Quella spallata era sia un richiamo alla contemporaneità, che riprende un elemento della cultura sportiva per traslarlo in quella di massa ma era anche un elemento di realismo tipico da playground, aspetto che ha una rilevanza capitale in questo spot. Ed è qui che Bobbito Garcia arriva in soccorso del regista Paul Hunter. Bobbito è stato preso per fare il performer ma pure il consulente creativo. È sostanzialmente il tramite tra i giocatori NBA presenti, gli streetballer e i creativi dietro le telecamere. Paul Hunter affermò in un’intervista a Vice che l’obiettivo era quello di far percepire l’atmosfera di un ambiente reale anche all’interno dello spot. Per questo motivo si possono udire i suoni e le voci dei giocatori. Su questa falsariga, Bobbito Garcia suggerì alcune inquadrature che privilegiassero il primo piano per far sentire lo spettatore come se fosse un avversario dei giocatori nello spot.

Per concludere (e per fare un favore agli amanti della sintesi), Nike Freestyle è un minuto (nella versione televisiva, due minuti e mezzo in quella estesa) di giocatori NBA, giocatrici WNBA e streetballer che “fanno musica” esprimendosi con il pallone a modo loro. Dopotutto è vero che la musica, la danza e il basket condividono un elemento fondamentale: il ritmo. Freestyle è probabilmente il migliore spot pubblicitario della Nike ad esaltare questo elemento.

PS: esiste anche la versione calcistica di Nike Freestyle. C’è un problema: non è assolutamente paragonabile alla figata partorita per i baskettari.

Published in Basket