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Il motocross freestyle nasce da un contrasto

Foto: Crusty Demons

Provate a digitare “motocross freestyle” su Google e guardate le prime immagini che compaiono tra i risultati della ricerca. Cosa si nota? Piloti volanti in sella (più o meno) alla propria moto da cross. Dopotutto il volo è sempre stato un sogno umano. Per alcuni è paura, per altri è quella sensazione che mischia gioia e libertà. La paura che permette di sfidare la logica, la forza di gravità e la morte con un pizzico di razionalità in più e la gioia di sentirsi immortali anche solo per un attimo. Il motocross freestyle è libertà. Teniamo a mente questo aspetto, ci tornerà utile.

Dalla campagna agli stadi
I primi reperti di motociclismo competitivo nella storia dell’uomo risalgono ai primi anni del Novecento. Nel Regno Unito si correva tra campagne e boschi, preparando il terreno per il futuro motocross. Questa tipologia di gare – conosciuta anche come “Hare scramble” – divenne immediatamente famosa tra gli appassionati nel primo dopoguerra. Nasce il motocross, un neologismo basato sull’unione delle parole “moto” e “cross-country”.

Il motocross migrò dall’Europa agli Stati Uniti a metà anni Sessanta e divenne uno sport di successo soprattutto nelle zone rurali del Midwest, dove la combinazione “sterrato – Harley Davidson 750cc” mandava in brodo di giuggiole gli amanti della terra e delle ruote tassellate. Però mancava ancora qualcosa per renderlo uno sport americano. Non bisognava portare le persone dove c’era il motocross, bisognava portare il motocross alle persone. Agli inizi degli anni Settanta il motocross venne portato all’interno degli stadi. La prima gara venne disputata al Memorial Coliseum di Los Angeles. Nacque il supercross.

Foto: Motorcyclist

Questo evento fu una sorta di spartiacque. Il motocross divenne “uno sport vero e proprio” per come lo intendono gli americani. Il motocross (e, di conseguenza, anche il supercross) si trasformò rapidamente in un’industria multimilionaria. All’interno di questa macchina da soldi non potevano mancare i costruttori giapponesi, già presenti in Europa dagli anni Sessanta per mettersi in competizione con le case europee. Yamaha, Honda, Kawasaki e Suzuki erano le case che dominavano il mercato motociclistico americano.
Questi costruttori controllavano l’immagine pubblica del motocross professionistico a stelle e strisce. L’individualismo era sostanzialmente bandito (un po’ come nella società giapponese) e veniva richiesta un’immagine “pulita” ai piloti. Questi ultimi dovevano solamente performare e portare a casa i risultati. Ne sanno qualcosa i team manager americani delle squadre che venivano immediatamente inondati di e-mail provenienti dal Giappone, in cui venivano richieste spiegazioni dettagliate sulla mancanza di vittorie e di piazzamenti utili.

Nasce una nuova controcultura
Se, da una parte, i centauri da gara dovevano mantenere un’immagine pulita e dovevano stare metaforicamente con i piedi per terra, dall’altra c’erano centauri che cercavano la libertà, che volevano prendere il volo e non solo metaforicamente. Si trattava di un mondo alternativo in cui anche i piloti professionisti potevano stare assieme e divertirsi senza le pressioni legate ai risultati, facendo del sano freestyle in tranquillità. Questi centauri giocavano a loro modo per essere liberi, chiaramente evitando di rendere partecipi le squadre e le case ufficiali dei loro passatempi rischiosi.

L’ispirazione proveniva dai documentari sullo snowboard e non è un caso che a scoprire questa “micro società segreta” del motocross freestyle furono due che quei documentari li giravano: Jon Freeman e Dana Nicholson.
Nella California del Sud non ci sono le distese di neve, dove possono aver trovato questa combriccola di pazzi? Semplice, nel deserto californiano. Ed è proprio in quegli ambienti che iniziarono le riprese. Lo stile era quello dei film sullo snowboard, in cui la libertà d’espressione la faceva da padrona e in cui non contavano le vittorie, contava solamente dimostrare di essere meglio del proprio amico.

È il 1995. Jon e Dana pubblicano Crusty Demons of Dirt. Si tratta del primo film di motocross in cui i piloti non gareggiano ma in cui viene mostrato il vero stile di vita di questi centauri che ricercavano la libertà nel freestyle. Qui avviene la prima rottura. Nell’ambiente patinato del motocross professionistico non venivano raccontati i dietro le quinte della vita di un pilota professionista. Dana e Jon, invece, andavano a cercare proprio quello e lo facevano in maniera sciolta, con il loro atteggiamento molto punk-rock. Loro volevano andare oltre il “guarda come vado in moto” tipico dei classici video dei piloti di quel periodo. Volevano mostrare come il vero pilota di motocross si divertisse a modo suo. Ecco come in quei 30 minuti di video si alternavano clip dei salti nei deserti californiani, sketch divertenti ed estratti dei “momenti ricreativi” di questi piloti con musica punk in sottofondo.

La VHS viene pubblicata in forma indipendente e si diffonde fuori dall’ambiente tradizionale del motocross. Vengono vendute nel mondo circa 100 000 copie in meno di un anno, nonostante inizialmente fosse prevista solamente una distribuzione unicamente nazionale. Insieme a questi successi inattesi arriva una gigantesca ondata di polemiche. Il motivo è semplice: nel gruppo di centauri mattacchioni c’erano pure Jeff Emig e Jeremy McGrath, cioè due dei piloti di punta e più vincenti del supercross.
Motocross freestyle e supercross sono in contrasto. I costruttori e i team del Supercross sono preoccupati che gli eventuali infortuni dei propri piloti durante le sessioni di freestyle possano influenzare la vendita delle moto da cross nel mercato americano e globale. McGrath ed Emig appaiono nei film di Crusty Demons e non si comportano bene. Per nulla. Questo si tramutava in un incubo per le case ufficiali, i danni di immagine potevano essere devastanti.

L’emblema del freestyle proposto da Crusty Demons
La presenza di questi campioni del motocross e del supercross all’interno dei film di Crusty Demons aveva accresciuto la popolarità della disciplina e degli stessi piloti. Ma non erano i fenomeni delle ruote tassellate ad avere il ruolo principale in questi film. Eh no, il protagonista è un eroe inatteso (e involontario). È colui che rappresenta il contrasto tra freestyle e supercross, colui che ha preferito il freestyle al più ricco ambiente del motocross professionistico. Il protagonista dei film di Crusty Demons è Seth Enslow.

Seth cresce guardando sin da piccolo Hazzard alla tv e si innamora della professione dello stuntman. Lui voleva riprodurre i salti che Bo e Luke facevano al volante della “Generale Lee”. Nel frattempo frequenta le scuole superiori in Pennsylvania e inizia a gareggiare nel motocross. Non ottiene però nessuna vittoria e non riesce ad entrare nel mondo dei professionisti. Si diploma nel 1993 e lascia perdere la carriera da pilota professionista. Il suo sogno è sempre lo stesso: vuole fare lo stuntman.

Dopo il diploma lascia la Pennsylvania e vola in California. È lì che realizza il suo sogno californiano. Al suo arrivo incontra Dana Nicholson, che aveva da poco fondato la sua casa di produzione insieme a Jon Freeman. “Hey Seth! Io e Jon vorremmo girare un film con questo gruppo di centauri professionisti che fanno freestyle nel deserto all’oscuro dei loro capi giapponesi. Hai presente i film sullo snowboard, quelli in cui gli atleti fanno i trick e i salti dai dirupi? Ecco, noi vorremmo fare una cosa del genere ma con le moto da cross nel deserto. So che correvi e che volevi fare lo stuntman qui in California, magari questa cosa potrebbe interessarti. Sei dei nostri?” Seth probabilmente non fa finire nemmeno la domanda. È ovvio che vuole partecipare anche lui alla realizzazione di quel film. È il suo sogno, si è trasferito per quello.

Seth Enslow non c’entra niente con McGrath, Emig e gli altri professionisti. Non ha le loro abilità tecniche ma ha qualcosa in più che gli permette di essere al livello di questi fenomeni: la voglia e il coraggio. Seth ne ha in quantità industriale e la gente lo ama per questo. Il suo obiettivo è sempre stato lo stesso: trovare il salto più grande, provarlo e far sì che una telecamera potesse riprendere il suo gesto. Dopotutto, quando si mette una telecamera al servizio di piloti con attributi d’acciaio, la posta in palio si alza notevolmente. Per i campioni c’erano rischi calcolati, per Seth c’erano solo tanti rischi.

Jeff Emig affermò dopo questo salto: «È stata la cosa più stupida che io abbia mai visto».

Durante le riprese del film, Dana portò Seth sulle Dune di Dumont (poco più di 340 km a nord-est di Los Angeles) per girare alcuni salti. Dana mostrò uno dei salti. Il vento aveva formato una sorta di bordo sull’orlo della duna. Seth non studia bene la cosa e, come al suo solito, parte. Il problema è che probabilmente avrebbe dovuto appiattire quel bordo per scendere più in basso per il salto. Seth arriva in quarta marcia a velocità elevatissima ed effettua un salto gigantesco. Sembra sparato per aria da un razzo. Atterra malissimo. La moto assume nuove forme dopo l’impatto, lui è sdraiato sulla sabbia e ha perso i sensi da qualche minuto. In suo soccorso arrivano gli altri membri della crew. Seth è vivo ma non è l’essere umano più lucido del mondo in quel momento, dunque possono iniziare le battute da parte di Dana e gli altri.

Quel salto e quella ripresa segnano l’inizio del vero motocross freestyle per come lo intendiamo oggi. Seth diventa famoso anche per altri motivi. In sottofondo a quel salto finito male, si sente Rag doll degli SOAK. Le parole della canzone sembrano rispecchiare Seth e le sue gesta all’interno del film. “Rag doll! You’re gonna die. You’re gonna rag doll”. Lui si lancia in salti monumentali ma spesso non vanno a buon fine. Vola, sbatte da ogni parte, si fa male e rischia di morire. Ma sopravvive sempre e ricomincia. Assume le sembianze di una “bambola di pezza”, una “rag doll”. Questa canzone divenne l’inno di Seth Enslow.
C’è dell’altro. Seth Enslow inizia a siglare accordi di sponsorizzazione con le aziende, pur non facendo parte di una squadra sportiva. Crea una nuova industria, in cui anche chi non è un pilota professionista può trasformare il proprio hobby in lavoro.

In quel momento il motocross freestyle è nato da un po’ ma è limitato ai film di Crusty Demons e non ha ancora raggiunto il pieno potenziale. Fortunatamente personaggi come McGrath, Emig ed Enslow iniziano ad ispirare una nuova generazione di centauri pronti a creare ulteriori guai all’industria professionale del motocross.

Tra supercross e freestyle
A metà anni Novanta c’è una nuova superstar del motocross professionistico. È letteralmente un ragazzino alto e magro che vuole essere un centauro professionista perché ha un obiettivo: diventare campione nel supercross. Quel ragazzino, successivamente, diventerà famoso soprattutto per altro. Quel ragazzino è Travis Pastrana. Ha 13 anni ma i risultati ottenuti, il talento dimostrato e la sua immagine pulita gli hanno permesso di ottenere dei contratti con le case ufficiali. È sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi.

La crew di Crusty Demons è in Florida per girare il terzo capitolo della serie. Anche Pastrana si trova nelle vicinanze con la famiglia perché passava lì l’inverno a correre. A un certo punto Travis nota due personaggi di Crusty Demons a lui noti: Bubba e Seth Enslow. Loro due insieme alla crew stanno mettendo a punto una rampa per un salto sopra uno stagno abitato da alcuni alligatori. Il primo a provarlo, neanche a dirlo, è Seth Enslow. Ma atterra corto e cade. Travis vede tutta la scena in lontananza e chiede il permesso ai genitori di avvicinarsi ai ragazzi di Crusty Demons per fare il salto. I genitori vedono quanto il figlio sia emozionato ed elettrizzato, sanno che Travis potrebbe riuscire a fare un salto del genere. Gli alligatori costituiscono l’unica preoccupazione.

Quelli di Crusty Demons vengono avvicinati da questo spilungone di 13 anni che vuole provare il loro salto. Inizialmente rimangono spiazzati ma, dopo aver visto lo sguardo del giovane Travis e la sua sicurezza, glielo lasciano fare. Nel dubbio, Dana e Jon preparano le telecamere. Pastrana parte, effettua il salto e si permette di fare anche un trick – un heel clicker – in volo. I ragazzi della crew sono shockati. Pensano: “e chi è questo qui?”. L’incontro con questo ragazzino è stato come scoprire un pozzo di petrolio sotto il pavimento della propria cucina. Vogliono portarlo con loro in California a girare altri video. La mamma di Travis però è contraria. Ha ragione. E se si dovesse fare male? Chi è che affiderebbe il proprio figlio 13enne a un gruppo di centauri hooligan pieni di tatuaggi e piercing? Piano B: riescono a convincere il padre, Travis può partire.

Cambia il paradigma
Pastrana arriva in California per girare altre scene di Crusty Demons of Dirt 3 e si ritrova circondato da altri suoi eroi del motocross. Gente come Jeff Emig, Jeremy McGrath, Micky Dymond, Phil Lawrence e Mike Metzger, per citarne alcuni. La presenza sempre maggiore di centauri così titolati e famosi all’interno di quei video era un po’ una macchia all’interno dell’industria tradizionale del motocross professionistico, il quale considerava il motocross freestyle come una cosa bruttissima da evitare. Però i piloti si divertivano così nel loro tempo libero. Si resero subito conto che, apparendo in quei film, venivano esposti a un pubblico più grande e, dunque, avrebbero fatto più soldi. Potevano divertirsi facendo cose fighe e guadagnarsi da vivere così. Ecco un ulteriore contrasto generato dal freestyle motocross. Crusty Demons crea una spaccatura gigantesca: da una parte i piloti seri da gara e, dall’altra, i centauri disadattati del motocross freestyle.

Gennaio 1997. Los Angeles Memorial Coliseum, California. Nella gara del campionato supercross c’è un ragazzo che ha debuttato nel motocross qualche anno prima (all’età di 17 anni) e che ha ottenuto solamente un podio fino a quel momento. In gara però si ritrova nelle posizioni di testa ed è carico a palla, vuole vincere. Quel ragazzo si chiama Brian Deegan e vincerà quella gara, facendolo a modo suo. La sua prima vittoria viene celebrata lanciando la moto al traguardo. Uno schiaffo in faccia con gli anelli alle dita per il mondo del motocross professionistico. Tutto l’ambiente è incazzato. “Come osa questo ragazzo sconosciuto, che sarà cresciuto guardando quei freestylers disadattati di Crusty Demons, a battere i piloti delle squadre ufficiali, facendo una cosa del genere?”. Grazie a questo gesto, Deegan si farà una pessima fama nell’ambiente ma diventerà presto un beniamino del pubblico.

Controverso anche a parole nell’intervista post-gara. «Tutto ciò che devo dire è che per la prima volta in cui avrei vinto nel supercross, mi sono promesso che avrei fatto qualcosa che nessun altro aveva ancora fatto. […] Mio padre è volato qui per vedermi. Grazie per essere venuto con mio fratello. Sono contento che mi abbiano visto prendere tutti a calci in culo».

Brian Deegan è l’ibrido perfetto per il mondo di Crusty Demons. Ha il talento per vincere nel motocross ma anche lo spirito libero e ribelle per essere in contrasto con l’ambiente aziendale del motocross professionistico. I ragazzi di Crusty Demons lo accolgono subito dopo per girare in California. C’è anche Travis Pastrana, che è molto felice di girare con lui a Beaumont. A Beaumont, Dana e Jon hanno visto come ci sia “il Trampolino”. Si tratta di una discesa enorme molto polverosa con una doppia rampa, non c’è spazio per sbagliare l’atterraggio e, soprattutto, non c’è l’ambulanza o una squadra di sicurezza. Un classico per gli stunt di Crusty Demons. Fare un salto del genere significava avere un ruolo da protagonista nel film e, così facendo, significava anche essere il più figo di tutti.

Giunti sul posto, Travis e Brian scoprono che persino una leggenda come Jeremy McGrath si era rifiutato di fare quel salto. Travis, invece, si esalta per la notizia. Ma non capisce che se uno così famoso si è rifiutato di farlo, un ragazzino di 13 anni non dovrebbe nemmeno azzardarsi a pensare di farlo. Tutti sono preoccupati per Travis ma, appena vedono il suo sguardo, Jon e Dana tirano fuori le telecamere per riprendere. Proprio come avevano fatto in Florida con lo stagno degli alligatori. Travis parte e fa il salto. Tutto va alla grande, riprese fantastiche. Però Deegan – che è più grande di Pastrana – si sente sfidato a farlo. Non lo voleva fare ma ora è obbligato. Si lancia. Il salto è perfetto, fa persino una “frustata” in volo a favore di telecamera. Uscirà fuori una scena iconica.

Ora è chiaro. Deegan e Pastrana sono in competizione per il ruolo principale nel film. La stessa cosa accade anche per gli altri protagonisti del film, è una sana competizione che però può essere anche autodistruttiva. La competizione è la caratteristica principale del motocross freestyle. Ci si spinge fuori dalla propria zona di comfort, si va oltre i propri limiti. Questo aspetto aveva dei riscontri positivi anche nella carriera in pista: si miglioravano le proprie abilità di guida e si ottenevano migliori risultati nelle gare di motocross e di supercross. Come accennato in precedenza, la competizione ha anche una parte autodistruttiva. La competizione aumenta il pericolo e la sfida tra Pastrana e Deegan non si sottrae a questa caratteristica.

Pastrana risale in sella, vuole rifare il salto. Vuole essere più figo di Deegan. Travis è in aria e fa una spaccata volante in favore della telecamera. L’atterraggio è un po’ più duro del previsto. Pastrana chiude il salto ma si spezza il polso all’atterraggio. Sta bene. Travis è un duro e chiede di essere medicato solamente con delle stecche di legno e un po’ di nastro adesivo. Non vuole andare in ospedale. Chi ci parla poi con mamma e papà? Chi ci guadagna realmente dall’evento però sono Dana e Jon che confezionano delle riprese fantastiche per il film e, cosa più importante, non vengono uccisi dai genitori di Travis al suo rientro a casa dopo l’infortunio al polso. (Ricordate l’accordo con il padre di Pastrana? La salvaguardia della salute del figlio era la clausola principale, insieme al divieto di avvicinarlo a droga, alcool e sesso).

Sgretolare altre barriere
Nel 1998 il regista e produttore di documentari sportivi e film indipendenti Paul Taublieb, insieme al suo socio Austin Hearst (e con l’aiuto del produttore televisivo Alan Gibby) vogliono trasformare il motocross freestyle in una competizione televisiva e in un’azienda al pari del motocross (e supercross) professionistico. Anche loro sono finiti al manicomio per la serie Crusty Demons e vogliono creare un evento simile ai contest di snowboard che erano in voga all’epoca. Chiamano la ESPN ma la loro risposta è secca: “no”. La colpa è dell’AMA che è contraria al motocross freestyle e lo ritiene brutto e pericoloso. Paul e gli altri non si scoraggiano, vedono il potenziale infinito della loro idea. Iniziano a tartassare i produttori della ESPN finché non viene concesso uno slot in tv di 30 minuti a costo zero per l’azienda, con la promessa che, una volta andato in onda l’evento, ESPN non venga più chiamata.

Viene creato un percorso ad hoc per i piloti, prendendo elementi del supercross e adattandoli alle esigenze del motocross freestyle. Ci sono salti in terra e rampe di legno, viene creata un’arena con le tribune attorno. Il primo show viene mandato in onda e il pubblico impazzisce. È l’evento perfetto per gli Stati Uniti: c’è gente spericolata che prende rischi enormi e c’è sempre il “fattore wow” a rendere frizzante lo spettacolo. Per la cronaca, Mike Jones è il primo vincitore del contest con una prestazione che, vista oggi, sarebbe imbarazzante. All’epoca, però, non c’era la percezione dell’evoluzione che avrebbe avuto questo sport. ESPN è sorpresa per i riscontri e richiama all’istante Paul per inserire il motocross freestyle all’interno degli X Games. Nel frattempo, vengono create altre competizioni indipendenti e, con l’avvento di sponsor e montepremi, si assiste a un’evoluzione dei trick, che diventano sempre più tecnici e complessi.

Motocross freestyle
Foto: Unchained: The Untold Story of Freestyle Motocross

1 luglio 1999. The Pier. San Francisco, California. Il motocross freestyle debutta agli X Games. I produttori della ESPN agli X Games non sapevano cosa aspettarsi da parte dei centauri ribelli cresciuti a pane e Crusty Demons. A proposito di questa serie, chi è che troviamo in gara? Brian Deegan e Travis Pastrana. La rivalità nata qualche anno prima al “Trampolino” di Beaumont si riaccende sulla famosa Baia californiana. Come affermato in precedenza, il motocross freestyle è nato e si è evoluto grazie al contrasto tra personaggi, stili, idee, visioni del mondo o contesti.

Anche tra Deegan e Pastrana c’è un contrasto. Brian ha un’aria da cattivo del rock, ha un look molto particolare: completamente nero con alcuni spuntoni attaccati alle protezioni per le spalle. Rappresenta il lato oscuro. Dall’altra parte abbiamo il buono della situazione, il quindicenne Travis. Lui ha un look pulito, la moto e la tuta hanno colori brillanti e ha bisogno di vincere. Infatti è povero: la sua famiglia ha ipotecato la casa per finanziare la sua carriera nel motocross professionistico. Ha veramente bisogno di vincere per assicurarsi il montepremi di 10 000 $. Questo contrasto tra personaggi diversi polarizza il tifo e riflette le differenze sociali tra le diverse persone. Entrambi arrivano in finale. Deegan finisce sul podio mentre Pastrana vince la medaglia d’oro con la prima delle due run, ottenendo un punteggio stratosferico: 99,00.

Ma Travis non viene ricordato per quella sua prestazione aliena, lontana ere geologiche da quella che ha permesso a Mike Jones di vincere la prima competizione di motocross freestyle solamente un anno prima. Pastrana viene ricordato per aver lasciato il segno su questo sport in maniera diversa. La prima run era per vincere l’oro e il montepremi, la seconda run è per la gloria. Al Pier di San Francisco circolavano delle voci su come Travis volesse fare qualcosa di speciale. Infatti, gli addetti ai lavori notano sul tracciato come sia più grosso rispetto alla run precedente. Ha qualcosa di morbido sotto la casacca.
Pastrana parte e nell’arco di pochi istanti si accende la lampadina in testa a tante persone. Accelera, evita le rampe, punta verso l’esterno e, invece che curvare, sfrutta la parte sopraelevata della curva per tuffarsi a tutta velocità con la moto dentro la baia.

Ecco perché Pastrana sembrava più grosso, aveva un giubbotto salvagente sotto la casacca da gara! Aveva organizzato tutto nei minimi dettagli. Ma è in arrivo per lui una metaforica rievocazione del bombardamento di Pearl Harbor fatto con centinaia di piccioni carichi di lassativo al posto dei kamikaze giapponesi. Il gesto non è piaciuto alla dirigenza di ESPN, che giudica l’azione come irresponsabile e non manda in onda la run del quindicenne. Travis mantiene l’oro ma perde il montepremi, il quale verrà in parte utilizzato per recuperare la moto in acqua e in parte devoluto in beneficenza. Questa mancanza di rispetto ha però attirato un fan inaspettato: Brian Deegan. Il cattivo ragazzo della competizione apprezza tantissimo il gesto, in quanto lo ritiene “molto punk rock”. Travis rimane povero ma diventa una leggenda del motocross freestyle già all’età di 15 anni, pur rimanendo competitivo anche nel motocross e nel supercross.

Una lotta continua per evolversi
Rimanere se stessi o prendere spunto da altre discipline? Il motocross freestyle aveva ampliato i propri orizzonti, grazie al lavoro di Dana Nicholson e Jon Freeman che si erano ispirati al mondo dello snowboard per i loro film di Crusty Demons of Dirt. L’avevano fatto così bene che all’interno di quei film si vedevano cose avanti anni luce rispetto ai contest di freestyle che si vedevano a fine anni Novanta. Questi eventi erano ripetitivi. I centauri che si divertivano nel tempo libero nei deserti – anche i professionisti del motocross e del supercross – avrebbero fatto di meglio e si è avuta la conferma con le performance dell’accoppiata Pastrana-Deegan alla prima partecipazione del motocross freestyle agli X Games del 1999.

Proprio agli X Games i media avevano dato un po’ di attenzione al motocross freestyle ma per i motivi sbagliati. Non veniva ancora riconosciuto come uno sport legittimo e venne criticato persino Jeremy McGrath – che rese grande il supercross – per aver ispirato il movimento rivoluzionario del freestyle.

Come può evolversi questa disciplina? Dallo snowboard non si potevano prendere dei trick, erano troppe le differenze tecniche. C’è un altro sport che è immerso totalmente nel mondo del freestyle: quello delle BMX. La BMX ha avuto un impatto enorme sul motocross freestyle. Ciò che facevano i centauri in volo con le loro moto, era già stato fatto tempo prima dagli atleti sulle loro biciclette. Quest’influenza diede ulteriore vita al motocross freestyle e all’evoluzione nei trick fino all’età moderna. Quando i centauri scoprirono come fare il backflip su una moto da cross, nulla fu come prima…

Per conoscere come altri contrasti abbiano caratterizzato l’evoluzione del motocross freestyle e per approfondire meglio alcuni dei personaggi principali, consiglio la visione di Unchained: The Untold Story of Freestyle Motocross, documentario disponibile su Netflix.

Published in Motorsport