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Spesso il motociclismo diventa un rodeo su ruote

Foto: Dave Hewison

Tra il motociclismo e il rodeo ci sono molte più cose in comune di quanto ci si possa immaginare. I piloti, come i cowboy, si trovano a dover gestire un ideale toro (o cavallo) molto potente, spesso imbizzarrito e sempre pronto a scaraventarli in aria. Servono delicatezza, sensibilità, coraggio e un pizzico di lucida follia per governare una bestia del genere. Solo coraggio e follia, invece, per cavalcare un animale che non vuole essere domato. Infatti, se da una parte in tanti fanno il tifo per l’animale, nel motociclismo nessuna persona sana di mente spera che un pilota esca sconfitto dal confronto con la moto. Nessuno spera che la moto disarcioni il pilota, sparandolo in aria e rischiando così di provocargli dei danni fisici. Però incidenti del genere accadono.

È normale che sia così quando viaggi a velocità elevatissime, con angoli di piega in curva che difficilmente sono spiegabili per la maggior parte degli esseri umani, spingendoti al limite giro dopo giro. Ma come esistono i cowboy eroici e fortunati che scherzano con la morte durante un rodeo, ci sono anche piloti che in pista scherzano con la morte, bevono un caffè assieme a lei e poi la evitano improvvisamente, evitando un’esperienza tragica. Piloti che in una frazione di secondo passano da “ora faccio questa curva più forte di prima” a “oh porca miseria, ora mi faccio male”, per finire con “meno male, l’ho scampata anche stavolta”. Questi sono i piloti che hanno trasformato le loro gesta in pista in un rodeo, convertendo un incontrollabile highside in un salvataggio da salivazione azzerata.

Tu. Sì, proprio tu che stai leggendo quest’articolo. Ormai hai capito che tori, cavalli e cowboy sono solamente gli elementi marginali utili a giustificare una correlazione particolare tra motociclismo e rodeo o tra piloti e cowboy. È un po’ come un cactus nell’ambientazione di un film western, potresti farne a meno ma sai che serve a dare un senso a tutto. Sei qua per le moto e per i piloti, per curiosità o magari perchè sei finito qua per sbaglio (in questo caso sei stato molto fortunato). Mettiti comodo/a, recupera una bibita e qualcosa da mangiare, questi sono alcuni dei salvataggi più assurdi fatti da un centauro professionista durante un evento in pista.

Randy Mamola – Misano, 1985
Questo è sicuramente il salvataggio più iconico di sempre, probabilmente il primo registrato da una telecamera televisiva. È giusto dedicargli lo spazio che merita.

Gran Premio di San Marino. Classe 500.
Randy Mamola sta seguendo la Honda di Ron Haslam quando, in uscita di curva, decide di dare gas. Le 500 dell’epoca erano mostri a due tempi che non conoscevano mezze misure quando venivano guidate in maniera aggressiva. Bisognava accelerare al posto giusto nel momento giusto e con la giusta sensibilità. Un piccolo errore e il pilota veniva sparato per aria.

Mamola tira una manata abnorme di gas e la sua Honda, ovviamente, impazzisce. Il posteriore pattina per una frazione di secondo e, appena riprende aderenza sull’asfalto, disarciona il pilota californiano. Che però, incredibilmente, non cade. Randy si è aggrappato al manubrio, finisce col petto sul cupolino e con la testa rischia di colpire la ruota anteriore. Riesce a tornare in posizione ma, così facendo, la moto sbanda ulteriormente, finendo sull’erba a bordo pista. Mamola non è più in sella ma rimane appeso al manubrio. Cerca di tornare in posizione spingendo con le gambe ma non può far altro che proseguire nella sua corsa tra i prati di Misano Adriatico, strisciando con i piedi nella via di fuga. Riuscirà poco dopo a risalire in sella senza cadere e terminerà la gara al terzo posto.
Il pubblico, invece, gli riserva una standing ovation per l’evoluzione sbalorditiva a cui hanno assistito.

Randy Mamola realizzò l’impossibile. Da quel momento in poi tutto ciò che avverrà in seguito sarà ispirato a ciò che è avvenuto in quel pomeriggio del 1985. Randy Mamola mostrò la strada per salvarsi da una caduta.

Agustín Escobar – Jarama, 1998
All’improvviso uno sconosciuto. Agustín Escobar ripete la stessa identica magia circa tredici anni dopo il rodeo di Randy Mamola. Non è la classe 500 ma l’Aprilia 250 Cup. Su una moto meno potente, ok, ma è pur sempre un miracolo. Riesce persino a rimanere in pista!

Darran Lindsay – Mid Antrim, 2004
Ora sì che l’asticella del pericolo raggiunge livelli incredibili. Se in pista è meglio non sbagliare, nelle road races è severamente vietato farlo. Il motivo è semplice. È probabile che ci siano marciapiedi, muri di pietra, alberi, cespugli, staccionate, campi delimitati dal filo spinato, case o altri ostacoli a bordo strada piuttosto che le classiche vie di fuga da circuito.
Il tracciato di Mid Antrim, nel cuore dell’Irlanda del Nord, non fa eccezione come tutti i classici tracciati su strada del Regno Unito.
Quasi sei chilometri di lunghi rettilinei, curve da cuore in gola, staccate violente e saliscendi mozzafiato.

Nella Mid Antrim 150 del 2004, Darran Lindsay è in scia a Richard Britton e a Ryan Farquhar. Dopo un salto effettuato in pieno, la moto di Darran si scompone in volo e l’atterraggio è da cambio immediato di biancheria intima. Lindsay cerca di mantenere una traiettoria più dritta possibile mentre la moto in continuazione si muove a destra e a sinistra, quasi come per volerlo lanciare via. Fortunatamente riesce a rimanere in sella, senza cadere.

Jamie Hacking – Barber Motorsports Park, 2009
Campionato americano AMA Superbike.
Sul saliscendi immerso nel verde dell’Alabama, Jamie Hacking è in scia a Michael Laverty e vuole preparare l’attacco in fondo al rettilineo del traguardo. Imposta l’ultima curva e si lancia sul traguardo. Ma qualcosa non quadra. In uscita la moto si intraversa e decide che Hacking deve andare giù con lei. Ma Jamie non è di questo avviso e decide di resistere attaccato con tutte le forze al manubrio. Si poggia sull’asfalto con le spalle e inizia a far forza per provare a raddrizzare la situazione. La sua Kawasaki inizia a puntare verso l’interno della pista a bassa velocità e gli dà il tempo di rimettersi in sella.

Raffaele De Rosa – Mugello, 2009
Gran Premio d’Italia. Classe 250.
All’uscita di una curva, la sua Honda dice “beh, io vado” e prova a disarcionarlo. Ma Raffaele non ci pensa minimamente a lasciarla. La moto sbacchetta più volte e rifila diversi colpi al pilota fino a farlo cadere dalla sella. La scena è magnifica: la moto sfreccia sull’erba mentre De Rosa sembra un pattinatore da short track che cerca di pattinare sull’asfalto alla costante ricerca della giusta aderenza. Il tutto mentre è appeso per le mani al suo mezzo. Qualche centinaia di metri dopo è di nuovo in sella, pronto a girare in tranquillità.

Niklas Ajo – Assen, 2015
Gran Premio d’Olanda. Classe Moto3.
È uno degli arrivi al traguardo più spettacolari di sempre? Certo che sì.

Ultimo giro della gara. Cinque piloti si stanno giocando l’ottava posizione: Ajo, Hanika, Antonelli, McPhee e Bagnaia. All’ultima esse prima del traguardo, la KTM del finlandese si scompone. Potrebbe essere il classico highside che scaraventa per aria il pilota ma Ajo non demorde. Riesce a non volare via, sbatte la testa contro il cupolino ma rimane appeso alla moto che va fuori pista. Si avvicina pericolosamente alle barriere di protezione ma il pilota – che si trova in uno scomodo panino tra moto e barriere di pneumatici – riesce a raddrizzare la sua KTM, evitandole. Alla fine riesce a risalire in sella ma solo dopo che la moto si è fermata. Dopo il traguardo. Niklas Ajo, infatti, ha tagliato il traguardo in quelle condizioni, fuori dalla sella e con i piedi che strisciavano sull’asfalto.
Il tutto sotto gli applausi convinti degli spettatori in tribuna.

È ovviamente meglio un ottavo posto che un diciassettesimo ma è pur sempre meglio rimanere in piedi che cadere.

Anthony West – Pittsburgh International Raceway, 2017
Campionato AMA Superstock 1000.
Il protagonista è Anthony West, mago del bagnato e figura controversa nell’ambito del motociclismo. Un passato nel dirt track australiano, poi il Motomondiale e la Superbike. Poi la depressione, l’abuso di sostanze dopanti, la squalifica da ogni campionato sanzionato dalla Federazione Internazionale di Motociclismo (FIM) e dunque l’esperienza da “bandito” nei campionati asiatici e brasiliani. Infine, il ritiro dalle corse e le scuse alla FIM. Insomma, un tipo particolare ma con talento altrettanto particolare: il controllo della moto in situazioni ostiche.

West è in scia ad altri piloti su uno dei due rettilinei principali del circuito di Pittsburgh. C’è un grande scollinamento che le moto affrontano a oltre 200 km/h. Qualcosa non va come dovrebbe. Anthony West lo affronta con la moto quasi piegata a 45° di inclinazione, troppo per far sì che le cose possano andare bene. La moto si scompone e prova a scaraventare il pilota in mezzo alla pista ma Anthony rimane appeso al manubrio. Una caduta in quel tratto, in mezzo ai piloti che sfrecciano a oltre 200 all’ora, sarebbe stata mortale. E, come capitato a Mamola, a De Rosa o ad Ajo, anche Anthony West percorre un tratto di rettilineo con le gambe che strisciano al suolo, fino a fermarsi poco prima della successiva curva a sinistra.
Da sottolineare la reattività degli altri piloti che hanno segnalato immediatamente la situazione di pericolo, rallentando e lasciando a West lo spazio necessario per rimettersi in sella.

Steven Odendaal – Brno, 2019
Prove libere del Gran Premio di Repubblica Ceca. Classe Moto2.
Steven Odendaal sta accumulando giri sul difficile circuito ceco. Supera la salita prima dell’ultima esse e imposta la curva a sinistra. Tutto sembra andare per il meglio. Si prepara per affrontare l’ultima curva a destra ma apre prematuramente il gas. Il risultato è quello che ormai si riesce a prevedere con facilità. Moto che fa quello che vuole e pilota quasi disarcionato. Sembra che il motociclismo e il rodeo vadano di moda in Moto2.
PS: lo slow motion rende tutto più epico.

Alex Marquez – Motegi, 2019
Gran Premio del Giappone. Classe Moto2.
Anche in questo caso, il connubio tra motociclismo e rodeo funziona alla grande. Ma c’è un elemento diverso dagli altri casi. Stavolta piove tanto a Motegi. A ogni uscita di curva l’highside è pronto a spuntare fuori dal nulla e i piloti lo sanno bene.

Alex Marquez ha visto come suo fratello Marc abbia scherzato con le leggi della fisica in questi anni, salvandosi più volte da rovinose cadute. Il minore dei fratelli Marquez avrà pensato “se lo fa Marc, posso farlo anch’io”. Solo che sul bagnato salvataggi del genere diventano praticamente irrealizzabili. Ma solo in teoria.

Marquez affronta l’ultima curva del circuito giapponese ma quando si appresta ad aprire il gas sul rettilineo del traguardo, sente che il posteriore della sua moto è pronto a spedirlo nell’Oceano Pacifico. La ruota posteriore riprende improvvisamente un po’ di grip sull’asfalto bagnato e fa quasi ribaltare in volo il pilota spagnolo. Quasi. Perchè il buon Alex, come negli esempi visti precedentemente, si aggrappa istintivamente al manubrio e viene sbalzato fuori dalla sella. Ed è così che Marquez si ritrova a percorrere il rettilineo del traguardo con i piedi che pattinano sull’asfalto. Ma ha l’istinto di non frenare in quei momenti. Accelera, cambiando anche una marcia in modo che la moto potesse andare fuori traiettoria senza sbandare ulteriormente, verso l’interno della pista. Il tutto sotto gli occhi sbigottiti di Stefano Manzi che ha visto la scena da una posizione privilegiata.

Dominique Aegerter – Phillip Island, 2019
Gran Premio d’Australia. Classe Moto2.
Abbiamo visto che motociclismo e rodeo possono avere alcuni punti in comune. E se aggiungessimo pure il motocross freestyle? Troppo? Per Dominique Aegerter non è troppo. Ha scelto involontariamente il posto migliore per fare una delle cose più spettacolari mai viste in una gara di moto.
Curva Siberia, quella con il mare sullo sfondo. In uscita dalla curva, Aegerter esce in maniera scomposta. La moto sbanda, è il primo segnale di un highside disarcionante. Ma stranamente rimane su una traiettoria rettilinea. Sospiro di sollievo, no? La moto è ancora in piedi all’interno della striscia d’asfalto. E il pilota? Aegerter è praticamente appeso al manubrio a testa in giù, con il casco davanti al cupolino e i piedi in aria. Sembra un Kiss of Death preso in prestito dal mondo del motocross freestyle ma senza un salto da una rampa. Dominque riesce quantomeno a sdraiarsi sopra il cupolino per poi risistemarsi in sella per affrontare i successivi curvoni del bellissimo circuito australiano.

Da Mamola ad Aegerter sono passati quasi 35 anni. Sono cambiate le moto, le piste, i piloti. Ciò che non è cambiato è l’istinto. Non sono cambiati nemmeno il coraggio e la reattività. La caduta non è contemplata perchè ci si fa male. Questo vale sia per i piloti che per i cowboy. Dopotutto, il motociclismo è un rodeo su ruote.

Published in Motorsport