Skip to content →

Lucha Libre di strada, tra necessità e speranza

Foto: VICELAND

Questo racconto sulla realtà meno patinata della lucha libre è contenuto all’interno dell’episodio “The next wave of Mexican Luchadores” di The Wrestler, prodotto da VICELAND.

Ti trovi su una di queste dissestate strade a quattro corsie di Tijuana, in Messico. Hai il sole in faccia, c’è caldo e l’abitacolo dell’automobile che stai guidando sta diventando rapidamente una fornace. Stai cercando solamente di raggiungere la tua destinazione in tempi umani ma il traffico è insostenibile. A ogni semaforo la routine si ripete. Una mano passa sulla fronte ad eliminare centilitri di sudore, l’altra cerca una stazione radio che possa trasmettere un po’ di musica decente. Finite queste operazioni, la mano sinistra stringe il volante mentre con quella destra cerchi dei soldi da dare all’uomo che ti passa di fianco al finestrino per elemosinare qualche spicciolo. Così per ogni sosta di fronte al semaforo.

Vai avanti di qualche altro centinaio di metri e ti devi fermare nuovamente. Sembra che il tempo si sia fermato. Sei l’ultimo a non essere passato col verde a questo semaforo e ciò ti rende ancora più nervoso. Di fronte a te vedi passare una marea di auto in questo incrocio gigantesco e congestionato. Ma alla destra dell’incrocio vedi comparire due ragazzi mascherati e uno di questi ha una sedia in mano. Che strano. Non sembrano i soliti venditori di fazzoletti e di accendini. Non somigliano nemmeno al classico personaggio che chiede l’elemosina ai semafori. Sembrano dei lottatori, dei luchadores. Non si capisce però cosa ci facciano qui. La sedia viene aperta al centro della strada mentre loro iniziano con l’esibizione. È chiaro fin da subito che stanno portando la lucha libre dal ring alla strada.

Si vedono le classiche scaramucce iniziali; le sequenze di mosse e contromosse eseguite con velocità da salivazione azzerata; gli scambi di colpi intervallati dai tentativi di spedire l’altro lottatore sull’asfalto con qualche presa a forbice alla testa (le cosiddette tijeras). Poi si arriva al gran finale, il raggiungimento del climax. Uno dei due sfrutta una scala posta sull’aiuola spartitraffico per lanciarsi sull’avversario con un moonsault di incredibile bellezza. Altra forbice alla testa e arriva il gran finale. Lo stesso ragazzo mascherato – che poco prima aveva spiccato il volo – tira una sediata in testa all’altro, mettendolo KO. C’è anche il promo di fine match che spiega la scelta di utilizzare un oggetto contundente (teoricamente illegale): “lunga vita ai rudos” (cioè ai cattivi).

I due luchadores si scambiano sguardi in cagnesco e iniziano la loro processione tra le macchine, dividendosi tra le corsie. Tu non puoi far altro che raccogliere gli spiccioli posti nel vano vicino alla leva del cambio e donare questi soldi a uno dei due. Dopotutto, ne è valsa la pena aspettare qualche decina di secondi in più al semaforo. Scatta il verde, ingrani la marca e riparti. I due ragazzi mascherati, invece, tornano indietro e aspetteranno il prossimo semaforo rosso.

Lottare per sopravvivere
I due ragazzi mascherati sono, rispettivamente, Arcángel Divino e Último Maldito. La loro passione nasce da lontano ma è stata alimentata da una necessità. Sono due fratelli che sin da piccoli sono stati in contatto col mondo della lucha libre. Il padre è stato un luchador con il nome di Destroyer ma non ha avuto una carriera brillante. In Messico girano pochi soldi se non sei una superstar sul ring e quindi devi avere un altro lavoro per sostenerti. Ma quando perdi anche quel lavoro, crolla il mondo. La fortuna ci vede male ma la cattiva sorte ci vede benissimo: non è solo il padre a perdere il lavoro ma pure la madre. Una coppia di disoccupati con due bambini piccoli da sfamare. I due fratelli si ritrovano a dover dare una mano alla famiglia.

In passato il padre aveva avuto un’intuizione che però si rivelerà, in seguito, decisiva. “Porto mio figlio a vedere uno show di lucha libre dei miei colleghi, così vede cosa fa il papà. Magari si appassiona.” Arcángel, inizialmente, non rimane particolarmente colpito. Ma appena inizia a riconoscere l’impatto emotivo che hanno le canzoni d’ingresso dei lottatori, inizia ad entusiasmarsi. Da lì in poi è un crescendo di interesse. Inizia ad incuriosirsi alle varie mosse, ai colpi, alle sediate, ai voli e a tutte le trovate usate nella lucha libre per raccontare una storia sul ring e poter così suscitare l’interesse del pubblico. Il futuro Arcángel Divino inizia ad allenarsi insieme al padre in questa nobile arte. Prima per terra, poi sui materassini e poi persino sul tetto di casa.

Queste nozioni tornano utili qualche tempo dopo, quando l’ex Destroyer si ritrova a barcamenarsi tra i semafori. La vendita di caramelle e dolci vari non genera abbastanza denaro per vivere in maniera dignitosa. Bisogna provare qualcosa di diverso, qualcosa che gli altri non hanno mai fatto. Ha un’idea. “Vieni qua, figliolo. Ho visto che hai fatto progressi durante gli allenamenti, cosa ne diresti di venire ad esibirti con me per strada?” No, non vuole portare il figlio a vendere dolciumi o a fare l’elemosina. Vuole provare a portare la lucha libre negli incroci delle strade durante le soste ai semafori. Necessitano solamente di qualche decina di secondi per mettere in piedi un mini incontro che possa divertire gli automobilisti e i passanti. Arcángel non se lo fa ripetere due volte e va, c’è bisogno del suo aiuto per sopravvivere.

Ha nove anni ma ha basi tecniche solide e sa il fatto suo. L’idea funziona e inizia ad entrare qualche soldino in casa. Tutta la famiglia si supporta a vicenda per andare avanti a lottare nelle difficoltà. A questo punto il sapere va condiviso per il sostentamento della famiglia. Alle sessioni di allenamento di Destroyer e di Arcángel si aggiunge il fratello di quest’ultimo, il futuro Último Maldito (di un anno più piccolo rispetto al primogenito). Piano piano, la responsabilità di portare i soldi a casa con la lucha libre di strada passa dal papà ai due fratellini. E funziona anche questa scelta. Però la passione dei due fratelli cresce e non può limitarsi agli allenamenti a casa e agli incontri per strada. Vengono notati da alcuni ex lottatori che hanno delle palestre in cui allenano i futuri luchadores.

“(Baja) California here we come”
I due debuttano su un vero ring il 22 novembre 2013 ad Aguascalientes e danno il via alla loro carriera da luchadores. Ma, come scritto precedentemente, i soldi nella lucha libre scarseggiano, soprattutto se sei giovane e devi fare strada. Così Arcángel Divino e Último Maldito non solo devono alternarsi tra strada e ring ma devono anche spostarsi per guadagnare qualche soldo in più. Bisogna spostarsi al confine californiano tra Messico e Stati Uniti. Bisogna muoversi verso Tijuana.

Tijuana è la porta verso gli Stati Uniti. Arcángel vorrebbe lottare negli Stati Uniti, così come il fratello. Ma entrambi non possono farlo. A Tijuana c’è un muro voluto da Donald Trump che la divide da San Diego (USA). I due fratelli messicani non hanno il visto lavorativo per lavorare negli Stati Uniti. Non possono dimostrare di non essere degli immigrati illegali. Allora non possono fare altro che continuare ad esibirsi nella Baja California perchè grazie alla lucha libre possono mangiare e vivere.
Tijuana non è una città facile in cui abitare. Ad Arcángel e Maldito non piace perchè è sporca e pericolosa. Infatti, hanno subìto furti e rapine in questa città di confine. Questo è però il loro posto perchè sin da subito le persone hanno apprezzato e supportato il loro lavoro per strada con buone mance. Inoltre aumenta la possibilità che altre persone possano vederli in azione.

La svolta per i due luchadores arriva quando il video di una loro esibizione al semaforo finisce nelle mani di Konnan.
Konnan è uno dei nomi più conosciuti nella lucha libre. Si tratta di uno dei wrestler più famosi ad aver portato la disciplina con successo negli Stati Uniti. Ma ha dimostrato anche di avere l’occhio da talent scout, scoprendo alcuni talenti messicani che poi hanno fatto fortune negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Tra gli atleti da lui scoperti e divenuti famosi c’è, ad esempio, Rey Mysterio (giusto per fare un nome conosciuto al grande pubblico).

Lucha Libre
Foto: WWE

Dopo aver visto le immagini di Arcángel e Maldito, Konnan nota immediatamente le loro qualità e decide di inviarli (a sue spese) a Città del Messico per un provino per la AAA. Entrambi tirano fuori una grandissima prestazione. Una prestazione da «due future superstar», per usare le parole di Konnan. Due anni dopo, i due luchadores vengono richiamati dallo stesso Konnan per esibirsi nella sua compagnia: la Crash. Inizialmente non se l’aspettavano e pensavano fosse uno scherzo. «Forse ci sta chiamando per non farci rimanere male» dichiarerà in seguito Arcángel Divino. Invece è tutto vero. Lo show va benissimo così come il loro match. Konnan ci ha visto giusto anche stavolta.

Arcángel Divino e Último Maldito continuano a non guadagnare molti soldi, nonostante combattano sempre più spesso anche negli spettacoli delle varie compagnie messicane di lucha libre. Ma non chiedete ad entrambi di scegliere. Il richiamo di uno show col pubblico è troppo forte. «Prima vedevamo alcuni luchadores alla tv e ora ce li troviamo di fianco durante gli show. È incredibile».
Però la strada è la strada. Rimane la solita vetrina e unico vero supporto sicuro per il sostentamento della loro famiglia. Anzi, è diventata un’attività di famiglia perchè ora inizia sta iniziando ad esibirsi pure il fratellino più piccolo dei due.

E, quando in futuro Arcángel Divino e Último Maldito si saranno imposti come superstar della lucha libre, magari toccherà al loro fratellino e a qualche suo parente o amico esibirsi al semaforo, per portare avanti la tradizione. I canali televisivi continueranno ad arrivare all’incrocio autostradale per riprendere le gesta di questa famiglia di luchadores di strada e potranno così raccontare la loro storia di speranza. La lucha libre per loro è il connubio tra passione e speranza. Una necessità che diventa opportunità, in quanto non esiste niente di simile da altre parti.

In fin dei conti, non ci sono altri semafori in giro per il mondo che diventano delle metaforiche arene per il wrestling.
Qualora passaste in macchina per Tijuana non lamentatevi per i semafori rossi, potrebbe essere l’occasione per vedere degli sprazzi di lucha libre urbana.

Published in Sport