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“Do a kickflip” (su un’auto da corsa)

Visual: Il Rookie

Kickflip e auto da corsa? Che strana combinazione tra skateboard e automobili! Però a pensarci bene non è per forza un abbinamento bizzarro. Entrambi sono dei mezzi di trasporto a quattro ruote, spesso usati per competizioni o per divertirsi e che, in alcuni casi, possono spiccare il volo. Se nel caso dello skateboard, le evoluzioni prendono il nome di trick, nelle auto da corsa le evoluzioni volanti prendono il nome di “incidente”. Sì, soprattutto le monoposto, così leggere e così veloci, possono decollare in caso di incidente, trasformandosi in oggetti volanti identificati a quattro ruote. Ma cosa accade quando queste vetture si esibiscono in voli spettacolari che trascendono la loro disciplina? In questo caso specifico, si ha la trasposizione di trick dallo skateboard al motorsport. Ecco, magari in forma non molto consapevole…

Cos’è un kickflip?
Come si può intuire, il kickflip è un trick dello skateboard freestyle. È stato inventato nella forma originale nel 1978 da Curt Lindgren ma è stato modificato e popolarizzato dal fenomenale Rodney Mullen nel 1983.


(Il kickflip “old school” in stile Curt Lindgren)

Il kickflip dell’era moderna differisce dalla prima versione di Lindgren. È essenzialmente un ollie (il classico salto con la tavola, facendo pressione con il piede posteriore) che si conclude con una rotazione di 360° della tavola lungo il suo asse, quindi un flip. L’elemento che genera una parte del nome è ciò che dà origine al flip ed è il movimento del piede che calcia la tavola. Infatti, come raccontato da Rodney Mullen, questo elemento è nato per caso da un incidente. Durante i primi periodi da giovane skater in Florida, Rodney stava cercando di far sua una variazione di un ollie realizzata da Alan Gelfand. Non molto tempo dopo, provando quel trick, cadde e svenne all’impatto col suolo. Durante la caduta calciò istintivamente la tavola da sotto i propri piedi. La tavola, completando una rotazione a 360° sul proprio asse, atterrò sulle quattro ruote.

Nell’unico momento di lucidità precedente allo svenimento, Mullen interiorizzò quel movimento che ha dato origine alla rotazione volante della tavola. Ripresosi dalla caduta, iniziò a inseguire quel movimento per ottenere un’ulteriore variazione dell’ollie che cercava di replicare. Rodney aveva già diversi anni di esperienza e di skill in abbondanza per chiudere il trick in un pomeriggio, al primo giorno di prova. Una nuova invenzione creata in maniera naturale dall’unione di vari errori corretti dall’improvvisazione. Non appena rivelò quel kickflip al pubblico, la gente si ritrovò a chiedersi come facesse a far ruotare la tavola in quel modo. Magia? Forse no, ma l’impossibilità nel trovare una risposta fece sì che quel kickflip prese anche il nome di “magic flip”. Attualmente il trick è chiamato in entrambi i modi.

Al giorno d’oggi, se Tony Hawk ti dovesse urlare di fare un kickflip, dopo averti sopra una tavola da skate, non ti puoi esimere dal farlo.

Nel mondo del motorsport, è quasi impossibile realizzare un’evoluzione del genere. Quasi. Perchè, involontariamente, in tre occasioni si è assistito a qualcosa di più o meno simile a un kickflip realizzato con un’auto da corsa (una monoposto per la precisione). Tre tentativi, con tre diversi gradi di realizzazione del trick.

Ryo Michigami prova a chiudere un kickflip
4 luglio 2004 – Circuito di Suzuka, Giappone. Campionato di Formula Nippon.
Ryo Michigami è in scia a Toshihiro Kaneishi. Cerca l’attacco all’esterno della temibile 130R ma non riesce ad effettuare il sorpasso in quella velocissima curva. Prova un incrocio di traiettorie per sorprendere Kaneishi all’ultima chicane del circuito, la Casio Triangle. Ma qualcosa non va. Kaneishi sceglie la traiettoria interna, sorprendendo Michigami. Le due monoposto entrano in contatto: quella di Michigami decolla sulle ruote posteriori di Kaneishi e imposta un involontario kickflip. Un trick (con un’ ulteriore rotazione contraria durante il ribaltamento) che però non viene chiuso e che termina con un botto incredibile contro le barriere. Un primo tentativo di kickflip andato male ma che mostra la strada per il futuro.

Ricardo Teixeira e il primo vero kickflip
2 maggio 2010 – Circuito cittadino di Marrakech, Marocco. Campionato di Formula 2.
Non è un caso che ogni tentativo di kickflip nasca da una fila di auto in scia. Anche perchè, come fai a far ruotare una monoposto sul proprio asse se non decollando sopra l’auto che la precede? A Marrakech c’è un lunghissimo rettilineo spezzato in tre parti da due chicane. Poco prima della frenata per impostare una delle due chicane, Ricardo Teixeira tampona Ivan Samarin e viene sparato in orbita. Il meccanismo del trick è il medesimo visto precedentemente in Giappone ma il risultato è perfetto. Teixeira fluttua in volo, compiendo il 360° del kickflip e atterra sulle quattro ruote. In questo caso becca anche il bonus del cartello pubblicitario colpito e del barbecue acceso nel retrotreno della vettura per festeggiare la chiusura del trick. Nel frattempo si è permesso pure di sorpassare qualche avversario in volo.

Il kickflip “verticale” di Josef Král
27 giugno 2020 – Circuito cittadino di Valencia, Spagna. Campionato di GP2.
Josef Král sta seguendo Rodolfo Gonzalez sul rettilineo più lungo dello stradale valenciano. Il pilota ceco travolge l’auto del venezuelano poco prima della staccata. La ruota posteriore sinistra di Gonzalez innesca il kickflip di Kral. Un kickflip che sembra svilupparsi quasi in verticale e non solo in orizzontale per poi chiudersi in maniera leggermente “sporca” sull’asfalto. L’impatto è violentissimo, prima col retrotreno della monoposto e poi sulle quattro ruote. Il trick può comunque considerarsi chiuso mentre l’atterraggio dell’auto no. Infatti, la vettura di Král conclude la propria corsa schiantandosi contro le barriere in fondo alla lunga via di fuga.

Published in Motorsport