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Keiichi Tsuchiya: come nasce la leggenda del “Drift King”

Foto: Hot Version

Keiichi Tsuchiya è seduto con la sua sedia e la sua canna da pesca in una zona portuale di Tokyo. Si rilassa e aspetta saggiamente il momento giusto per pescare qualcosa. Un rumore di gomme stridenti squarcia il silenzio. È una Lancer Evo VIII rossa guidata da Sean, un americano che sta imparando a mettere di traverso l’auto per poter sfidare Takashi, conosciuto anche come DK, cioè Drift King. Keiichi è imbarazzato per gli errori commessi dal ragazzo. Come si permette questo gaijin di disonorare la nobile arte del drifting?

Chi è in realtà Keiichi Tsuchiya?

La genesi
Keiichi nasce a Tomi (nella prefettura di Nagano) il 30 gennaio 1956. Sin da bambino si appassiona alle auto e al motorsport. Agli inizi degli anni Settanta si trova tra il pubblico a guardare una gara del campionato turismo sul circuito del Fuji. In quella corsa vede correre colui che diventerà immediatamente il suo pilota preferito: Kunimitsu Takahashi. Kunimitsu è un ex pilota di moto (è stato il primo motociclista giapponese a vincere una gara nel Motomondiale) che è passato alle quattro ruote a metà degli anni Sessanta dopo un terribile incidente al Tourist Trophy.

Keiichi rimane estasiato da ciò che vede. Takahashi mette l’auto di traverso sui velocissimi curvoni di questo circuito da pazzi alle pendici del Monte Fuji. È Kunimitsu Takahashi il primo “re del drift” visto sulla faccia della Terra. Keiichi vuole imitare quello stile di guida ma non ha tante risorse economiche per correre su pista. Allora opta per l’opzione più pericolosa: inizia a correre per strada. Per allenarsi nel drifting non c’è un posto migliore dei passi di montagna, i famosi touge. Prende la sua AE86 bianca e trasforma quelle strade nel suo parco giochi. Nel giro di pochissimo Tsuchiya dimostra di essere un mago dei traversi sui tornanti di montagna.

Ma parallelamente alle avventure illegali sulle strade aperte al traffico, si apre lo spiraglio delle corse serie, quelle su pista. È il 1977 e Keiichi si trova a competere nelle prime categorie propedeutiche giapponesi, gareggiando al Fuji. È proprio il circuito in cui vide per la prima volta il suo idolo Kunimitsu Takahashi. A metà degli anni Ottanta, il caporedattore della rivista Car Boy regala a Tsuchiya il soprannome che lo definirà per tutta la carriera. Al Fuji per Keiichi non ci sono problemi. Asciutto o bagnato, nessuna differenza. Spinge al massimo e dà spettacolo come sempre. Dopotutto, ha iniziato a vincere con continuità e non vuole risultare noioso. Meglio divertirsi e divertire gli altri. Decide quindi di affrontare di traverso la temibile curva 100R del Fuji. Esattamente come Takahashi qualche anno prima, Keiichi Tsuchiya è il “Drift King” (o “Dorikin” come direbbero in Giappone).

Keiichi Tsuchiya's drift
Foto: motorz.jp

Dalle parole alle immagini
I racconti delle gesta del Drift King arrivano alle orecchie di tante persone, sia appassionati delle corse su pista sia di quelle illegali su strada. Però un conto sono le storie che raccontano le imprese funamboliche di Keiichi, un altro conto è vedere con i propri occhi queste gesta.

È il 1987. Le riviste del settore, le officine locali e, chiaramente, Keiichi Tsuchiya producono un video storico della durata di poco più di venti minuti: Pluspy. Si tratta di un filmato con un budget ridottissimo. Con una qualità video che, vista oggi, sarebbe da mani dei capelli però, porca miseria, c’è Keiichi Tsuchiya alla guida della sua AE86 su una strada aperta al traffico! Il risultato finale è una bomba atomica.

Ci troviamo sul Passo Usui. Keiichi è pronto. Gli occhiali da vista ci sono. Non mancano i guantini da corsa. C’è persino una videocamera grande come un forno a microonde di fianco al pilota per inquadrare l’abitacolo e la strada, in un tentativo alternativo di onboard camera.
Keiichi parte e sin da subito fa fischiare le gomme della sua AE86 sulle strade che conosce come se fossero le stanze di casa. Trasforma la striscia d’asfalto che va da Nagano a Gunma in un quadro di Jackson Pollock, guidando l’auto come se fosse un carrello della spesa in mezzo agli scaffali di un supermercato.
L’auto non è mai dritta, è sempre di traverso. Tsuchiya gioca in continuazione con lo sterzo e modulando acceleratore e freno con i suoi educatissimi piedi. Ha la coordinazione occhi-mani-piedi di chi riesce a risolvere il cubo di Rubik mentre sbriciola un record a Dance Dance Revolution.

La VHS inizia a girare in Giappone ma finisce anche nelle mani sbagliate. La federazione giapponese dell’automobile (JAF) entra in possesso del filmato. Rimane scandalizzata per il comportamento e per la guida sulle strade aperte al traffico di Keiichi Tsuchiya e sospende per un anno la sua licenza di pilota.

La legacy del re
Durante l’anno di pausa Keiichi non si perde d’animo. Non posso partecipare ai campionati in pista? Non importa. Le strade di montagna vicino a casa sono il mio circuito. E, comunque, io in pista ci posso girare, non posso giusto correre in gare ufficiali. Continuo a lasciare segni di punteggiatura sull’asfalto senza farmi beccare dalla polizia (e dalla JAF) e mi dedico ad altri progetti. L’ultima opzione è quella veramente importante in questa storia.
Pluspy ha sconvolto le coscienze non solo degli appassionati di auto e di drifting nella terra del Sol Levante. Quella VHS fa il giro del mondo e ottiene un grande successo anche negli Stati Uniti. Vengono creati i primi eventi ufficiali di drifting, che in seguito porteranno alla creazione di veri e propri campionati come il D1 Grand Prix. Keiichi lavora dietro le quinte, offrendo il suo aiuto per mettere in piedi questi eventi.

Ma l’impatto di Tsuchiya-san è soprattutto legato all’immaginario collettivo. Uscirono altri video di corse su strada e tutorial di guida con lui protagonista. Negli anni Novanta nasce in Giappone una controcultura che si dedica anima e corpo alle corse illegali sui touge. Migliaia di giovani ragazzi e ragazze giapponesi si ritrovano di notte sulle strade di montagna per sfidarsi in gare di drifting, seguendo le orme del Drift King. A questo proposito, in quegli anni viene pubblicato un manga ispirato alla figura di Keiichi Tsuchiya e a questo mondo clandestino. È il 1995 e viene pubblicato Initial D. Titolo che farà conoscere il Drift King e il mondo del drifting al mondo intero, facendolo entrare nella galassia della cultura pop.
Per confermare l’ingresso nella cultura pop più mainstream, bisogna andare avanti di poco più di una decina d’anni e per farlo è necessario tornare indietro all’inizio di questo pezzo.

C’è Keiichi Tsuchiya in versione pescatore-giudice delle “prodezze” di Sean alla guida della sua Evo VIII rossa. In Fast and Furious: Tokyo Drift non si limita solo al cameo nel ruolo di pescatore ma lavora soprattutto dietro le quinte, un ruolo abitudinario dopo la sospensione di un anno della licenza di pilota, successiva alla pubblicazione di Pluspy.

Nel terzo capitolo della saga di Fast and Furious, infatti, ricopre il ruolo di coordinatore delle scene di drifting e fa anche da stuntman. Ecco perchè Keiichi Tsuchiya guardava schifato i tentativi di drifting del gaijin. Lui ha standard elevati perchè è il re di questa disciplina. Ma come dice spesso: «La cosa importante è continuare a provare». Infatti, nel film Sean affina l’arte di mettere l’auto di traverso e alla fine ci riesce, bilanciando perfettamente velocità e controllo. Basta una curva di traverso fatta bene per far tornare il sorriso al Drift King. Perchè un altro dei suoi mantra è: «La velocità non è tutto. Devi anche sembrare figo sul touge».

Bastano poche parole del genere per capire come sia stato possibile che una persona di questo tipo abbia catturato così tante persone, alcune nemmeno appassionate di drifting o di corse illegali. L’estetica prima dell’efficacia. Dopotutto, è diventato il Drift King non tanto perchè prendere le curve di traverso fosse il modo più efficace ma perchè si trattava del modo più eccitante. Keiichi Tsuchiya, signore e signori.

Published in Motorsport