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José +10: un’analisi semi-seria

Foto: Adidas / YouTube

“José +10” è un nome strano. È sintetico e sembra non voler dire niente a un occhio non attento. Ma a vederlo bene, si tratta di uno dei tanti nomi azzeccati coniati da uno dei brand sportivi più famosi del mondo. Questo connubio di nomi, simboli e numeri rappresenta un concetto tramutatosi in spot pubblicitario storico. José +10 è uno stato mentale.
L’Adidas, proseguendo sull’onda della sua campagna pubblicitaria “Impossible is nothing”, decise di realizzare uno spot pubblicitario legato ai Mondiali di calcio e lo fece in grande stile.

Ci troviamo in una zona povera della Spagna, il terreno sconnesso e polveroso tra le case è il campo di battaglia. José allena la sua tecnica individuale tirando il pallone contro un muro (modo raffinato per descrivere la noia che lo assale in quei momenti) in mezzo ad animali e a rottami d’auto, il suo amico Pedro è seduto su una poltrona fatiscente ed è anche lui decisamente annoiato. Una partita a calcio sembra l’unica alternativa alla monotonia. Classico “pari o dispari” – come accade per ogni partita in strada o al parco – per essere il primo a scegliere i giocatori delle squadre.

Piccola parentesi: questa idea è stata ripresa per la prima volta quest’anno nell’All-Star Game dell’NBA svoltosi a Los Angeles, in cui i due capitani, LeBron James e Steph Curry, hanno scelto i propri compagni di squadra per la partita (LeBron ha ottenuto la prima scelta poichè è riuscito ad ottenere dai fan un numero maggiore di voti rispetto al suo collega).

 

Le scelte

Pedro vince il sorteggio e parte all’attacco scegliendo Djibril Cissè.

Forse non la prima scelta che ognuno farebbe ma rimane comunque abbastanza sensata: un attaccante agile e forte fisicamente, all’epoca reduce da due buone stagioni al Liverpool con 79 presenze e 29 gol.

Prima scelta per José: Kakà.

Giustamente José, avendo a disposizione una vasta gamma di giocatori da scegliere, prende uno dei giocatori più forti al mondo in quel periodo. Il Kakà di quegli anni al Milan era un extraterrestre: un trequartista ambidestro che andava in progressione palla al piede a 300 km/h, dotato di visione di gioco, dribbling e gol. Ottima scelta.

Seconda scelta per Pedro: Zinedine Zidane.

Pedro decide saggiamente di controllare il gioco tra centrocampo e attacco scegliendo Zidane, altro trequartista con grandissima visione di gioco e un sensazionale controllo di palla. Inoltre la sua maestria tecnica risulta essere molto adatta al terreno irregolare e al gioco veloce tipico del calcio di strada.

Seconda scelta per José: David Beckham.

José sceglie un giocatore capace di muoversi con facilità tra il centro e l’esterno del campo, avendo i cross dalla fascia come arma in più, caratteristica tipica di Beckham. Scelta ragionevole.

Terza scelta di Pedro: Jermaine Defoe.

Se la prima scelta di Pedro non era stata banale, con la sua terza scelta il bimbo dimostra di non avere ben chiare le possibilità di scelta a sua disposizione. Va bene che in quegli anni Defoe segnò parecchie reti al Tottenham però quante persone al mondo avrebbero sparato il nome dell’inglese, avendo a disposizione un numero esagerato di calciatori infinitamente più forti? Non una scelta comprensibilissima che però potrebbe avere una sua motivazione molto particolare e arguta.

Terza scelta di José: Oliver Kahn.

Giustamente il protagonista dello spot si ricorda dell’esistenza dei portieri e sceglie uno dei portieri simbolo del calcio tedesco. Ottimo portiere anche negli ultimi anni di carriera, dotato di grande reattività e di forte personalità, sempre pronto a traumatizzare compagni di squadra e avversari con urla e rimproveri vari.

Quarta scelta di Pedro: Lionel Messi.

Pedro ritrova un minimo di facoltà cognitive scegliendo La Pulga, all’epoca entrato da circa due anni in prima squadra al Barcellona. Gran bella scelta: anche se non ancora al massimo delle sue possibilità, l’argentino diede prova delle sue incredibili qualità tecniche partendo dalla fascia destra del campo per convergere verso il centro per passare il pallone o per cercare la porta col suo fenomenale sinistro.

Quarta scelta di José: Franz Beckenbauer.

In questa situazione José si fa prendere dalla fretta e droppa il nome random risalente a vecchie generazioni: Kaiser Franz Beckenbauer. Le risate di Pedro, che seguono la scelta del giocatore, si tranformano in incredulità descritta bene anche da Kahn in mezzo a Gerrard e Schweinsteiger, oltre che da Podolski e Kuranyi (non ci è dato sapere i motivi della scelta di questi ultimi e di altri giocatori). Scelta veramente adatta al claim “Impossible is nothing”.

Quinta scelta di Pedro: Michel Platini.

In questo caso Pedro non si fa ingannare e segue il consiglio di Zizou, scegliendo uno dei migliori calciatori della storia (il tutto sotto lo sguardo di Raùl che passava di lì per caso). Anche in questo caso Pedro vuole controllare il gioco a centrocampo grazie alle incredibili doti tecniche del francese, capace di impostare l’azione in maniera perfetta e di concludere a rete con la stessa efficacia.

Si conclude il momento della scelta dei componenti delle due squadre (evidentemente gli altri calciatori presenti nello spot non furono ritenuti abbastanza interessanti per comparire nelle scelte dei due capitani).

 

La partita

Prima sorpresa della partita: tra le risate di Lampard, Kahn e Schweinsteiger, Defoe viene spedito in porta da Pedro. La scelta ci potrebbe svelare se il bambino è un genio o è totalmente stupido. O Pedro si rivela essere un innovatore della tattica – proponendo in anticipo di diversi anni l’idea del portiere come sweeper-keeper (come Neuer, Alisson, Ederson o in passato Jongbloed e Higuita) per avere un maggiore controllo del pallone, avendo un estremo difensore capace di giocare con i piedi fuori dalla sua area di rigore in modo da facilitare la trasmissione e il possesso del pallone – oppure c’è il rischio che possa dare conferme della sua scarsa intelligenza, scegliendo un attaccante che non è tra i migliori interpreti dell’epoca e mandandolo in porta pur non essendo in grado di parare, oltre al fatto di non aver pensato di scegliere un portiere per difendere la propria porta.

Non avendo avuto la possibilità di effettuare la sua quinta scelta, spetta a José il calcio d’inizio della partita. Pedro dice chiaramente alla squadra di schierarsi col 4-4-2 mentre José dispensa i suoi ultimi consigli tattici a Duff e a Riquelme. Pedro cambia all’ultimo invertendo la posizione di Lampard e Robben sulle fasce e decidendo quindi di non utilizzare gli esterni a piede invertito.

Sulle note di “Eanie Meany” di Jim Noir, ha inizio la partita. I primi secondi di partita sono un elogio all’inutilità con tricks non necessari e con indicazioni tattiche di Pedro tutt’altro che fondamentali. Sulla fascia sinistra notevole combo di Robben: ruleta a velocità supersonica su Riquelme (che dà sfoggio della sua proverbiale attitudine difensiva, facendosi saltare come un birillo) e dribbling secco su una signora che tornava a casa con le buste della spesa.

 

Successivamente, intervento non del tutto regolare di José su Robben, il quale si lamenta per la mancata sanzione del fallo (come spesso accade durante le partite in strada, vige la regola del No blood, no foul). Riparte la squadra di José con un’apertura orizzontale di quest’ultimo per Kakà che, con un gioco di gambe e un trick inutile, dà il via al contropiede concluso con un traversone di Beckham per Josè, sovrastato da Nakamura e da Cha Du-ri che rilancia di testa il pallone (altri due calciatori di cui non avevamo idea della loro presenza prima di quel momento). Fasi di gioco abbastanza confuse con passaggi di spalla casuali che si concludono grazie al sapiente appoggio di testa di Riquelme per Kakà, il quale scarica un tiro verso la porta “difesa” dal portiere-libero Defoe che rinvia in maniera non stilisticamente perfetta ma efficace (anche lui come Pedro non denota molta intelligenza, non ricordandosi di poter usare le mani in quanto portiere), andando a rovinare la giornata a un distinto signore che stava cercando di riparare in tranquillità la sua automobile a bordocampo. Pedro riprende a respirare tranquillamente dopo lo spavento per il quasi gol subito dalla sua squadra.

 

L’occasione sprecata da Kakà non rende felice l’allenatore-giocatore-capitano José che opta per il cambio: dentro Damien Duff (altra scelta non molto comprensibile) al posto di Kakà, che va a sedersi in panchina insieme a due signore che si stavano godendo lo spettacolo. Fuori un trequartista, dentro un esterno di centrocampo.

Sul ribaltamento dell’azione, passaggio lungo di Pedro per Zidane, il quale congela il possesso, dando il via a un’azione innescata dalla bella apertura di prima intenzione di Pedro per Cissè che era andato in sovrapposizione sulla fascia sinistra. Cross basso del francese per il rimorchio di Lampard, destro dell’inglese e palla che va a colpire la traversa e rimbalza sulla linea, forse superandola (scena che ricorda in modo sinistro una sua giocata simile avvenuta quattro anni dopo).

 

Nel 2006 non c’erano arbitri di porta (in questa partita non c’era nemmeno l’arbitro), non c’era il VAR e neanche la Goal Line Technology, si assiste quindi a una contrapposizione di esultanze e di proteste, la più evidente è quella di Kahn che indica come la palla non abbia varcato interamente la linea di porta.

Le proteste vengono interrotte dalla mamma di José, la quale richiama il figlio dalla finestra di un palazzo adiacente al campo. Basta un “JOSÉ! A CASA!” per terminare le ostilità senza nessun fischio, tra le proteste dei protagonisti della partita.

José recupera il pallone e torna casa soddisfatto, ricordandoci che “Impossible is nothing”.

Published in Calcio