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Invisible Man vs Invisible Stan: ceci n’est pas wrestling

Foto: GCW

L’incontro tra Invisible Man e Invisible Stan è di difficile definizione. Questo è l’emblema dell’assurdità del wrestling. Invisible Man contro Invisible Stan è un surreale incontro tra due uomini invisibili, arbitrato da un uomo in carne ed ossa, su un vero ring e di fronte a circa 600 persone. È wrestling? Certo che sì, anche se per tanta gente non lo è.

Per tracciare un parallelo con un’opera d’arte surrealista come La trahison des images di Magritte – in cui si sottolinea la differenza tra un oggetto reale e la sua rappresentazione attraverso l’immagine di una pipa con la celebre didascalia “ceci n’est pas une pipe”, criticando il legame tra immagine e realtà – in questo incontro il confine tra reale match e rappresentazione di quest’ultimo è talmente labile che persino la definizione di wrestling è in continuo movimento all’interno di uno spettro che ha “sport d’intrattenimento” e “performance artistica” come estremi.

Invisible Man contro Invisible Stan si regge unicamente sull’operato di due figure esterne ai due lottatori invisibili: l’arbitro e il pubblico. Senza di loro questa illusione ottica sarebbe impossibile. Come nel Triangolo di Kanizsa, il nostro cervello ci fa percepire delle forme anche quando non ci sono, grazie alla presenza di uno sfondo. In questo caso ci sono due wrestler invisibili che noi percepiamo per via di elementi che in alcuni casi vengono considerati come sfondo dell’azione principale, cioè l’arbitro, il pubblico e il ring.

Il racconto del match
Prima di avventurarci nel racconto del match, bisogna contestualizzarlo. Non è che due persone invisibili si incontrano sul ring a caso per combattere.

6 aprile 2018. Pontchartrain Convention & Civic Center di Kenner, Louisiana (USA).
All’interno dello show Joey Janela’s Spring Break 2 della GCW, Invisible Man vince la “Clusterfuck battle royal” a 23 uomini (letteralmente la “battle royal del disastro”, per via della sua conformazione assurda).
Il 26 febbraio del 2019 viene annunciata la sua morte. Si scoprirà in seguito che Invisible Man è stato ucciso dal fratello, Invisible Stan, evidentemente invidioso dei successi ottenuti sul ring.

La macchina del tempo ci porta avanti di qualche mese.
2 aprile 2019. Si scopre che Invisible Man è vivo. È stato riportato in vita e cerca vendetta nei confronti del fratello Stan. Joey Janela, che si occupa dei gestire le faide e creare gli incontri per il suo show, annuncia la resa dei conti per la terza edizione del Joey Janela’s Spring Break.

Invisible Man vs Invisible Stan: storyline
Foto: Twitter.com/JANELABABY

5 aprile 2019. White Eagle Hall, New Jersey (USA). GCW Joey Janela’s Spring Break 3.
Invisible Stan esce dal backstage e viene accolto da fischi e insulti da parte del pubblico. Dopotutto, è l’assassino di uno dei beniamini della gente. Stan è nervoso e infastidito da questa cosa, pensava di essersi tolto di mezzo il fratello e invece si ritrova a combattere circondato da gente che lo detesta. Se la prende persino con l’arbitro Bryce Remsburg, che controlla l’eventuale presenza di oggetti contundenti portati sul ring da uno dei due uomini invisibili.
Subito dopo entra Invisible Man: è il delirio. È un tripudio di applausi e di high five, con in sottofondo il “bentornato” del pubblico.

Prima di iniziare, l’arbitro indossa gli occhiali da sole di Joey Janela per riuscire a seguire meglio l’azione.
(Una domanda potrebbe sorgere spontanea: perché il pubblico non indossa gli occhiali da sole come l’arbitro? La risposta è semplice: perché nelle federazioni indipendenti non ci sono abbastanza soldi per fornire 600 paia di occhiali da sole ad altrettante persone).

L’incontro inizia forte con uno scambio di prese, subito dopo si tramuta immediatamente in una serie di tentativi di schienamento che rischiano di far impazzire l’arbitro. Nessun conteggio decisivo, si passa al classico “stallo alla messicana” che genera applausi scroscianti.
Ci siamo: l’incontro entra nel vivo. Invisible Man e Invisible Stan iniziano a tirarsi addosso colpi di avambraccio a tutto spiano. Il pubblico alterna esultanze per i colpi di Man e “booo” per quelli di Stan. Quest’ultimo però è disposto a tutto pur di vincere e improvvisamente spara una ditata negli occhi del fratello, ricevendo il rimprovero dell’arbitro. Manuale del cattivo nel wrestling, gente.

Questa è la scintilla che fa esplodere la violenza. L’uomo zebrato con gli occhiali da sole è sollecitato a far recapitare due sedie per i due fratelli. Entrambi sono uno di fronte all’altro e vogliono sfondarsi il volto a pugni, come se fosse una rissa da saloon ma con un ring come location. I due iniziano a piantarsi ripetutamente le nocche in faccia finché Invisible Man non si ferisce al volto. L’arbitro ferma tutto, la ferita è troppo grande e dev’essere controllata. Bryce recupera i guanti in lattice per curare la ferita ma il pubblico vuole che il combattimento continui. Il taglio è troppo profondo, bisogna interrompere l’incontro. Mentre l’arbitro sta per fare il gesto della “X” ad indicare l’interruzione per infortunio, avviene l’inaspettato.

Invece che spaventarsi alla vista del sangue, Invisible Man riceve una scarica di adrenalina e decide di continuare. Parte a cannone e aggredisce Stan, facendolo ribaltare dalla sedia. Invisible Stan è sulla traiettoria di un tornado di colpi di ogni tipo che sta per risucchiarlo. I due finiscono fuori dal ring e poi in mezzo al pubblico. La coppia di fratelli invisibili continua a scambiarsi colpi, avvicinandosi pericolosamente alla balconata della White Eagle Hall. Nel frattempo intervengono anche alcuni arbitri e altri membri della sicurezza per neutralizzare l’esplosione di violenza. Nulla da fare. Invisible Man e Invisible Stan continuano a scambiarsi calci e pugni in cima alla balconata. Saranno circa nove metri dal suolo. L’arbitro è preoccupato come una madre che richiama il figlio mentre si arrampica su un albero troppo alto. Non riesce, però, a farli scendere.

È una questione di attimi. Un pugno, una spinta, i due si allacciano e volano giù dalla balconata, travolgendo gli arbitri e i membri della sicurezza. Il pubblico è estasiato e si lancia nel classico coro scandito da due semplici parole: “holy shit”. I due fratelli sono stranamente vivi, nonostante il bruttissimo volo. L’azione torna sul ring. Invisible Stan prova lo schienamento ma Invisible Man esce dal conteggio all’ultimo momento. Stan è incazzato nero con l’arbitro: protesta e lo spinge via. Bryce però non ci sta. Restituisce lo spintone e sottolinea come fosse un conto di due. Non gli si possono mettere le mani addosso, è un arbitro!
Non appena si gira verso Invisible Man, Stan lo colpisce alle spalle, mandandolo KO.

Ma improvvisamente arriva una leggenda del wrestling comico: Kikutaro. Si avvicina a Bryce, gli ruba gli occhiali per indossarli e riconoscere così i due lottatori invisibili. Vuole fare da arbitro? Sembra proprio di no. Recupera una sedia e la scaraventa in faccia a Invisible Stan. Subito dopo lo affossa con una DDT. Kikutaro posiziona Invisible Man sopra il corpo del fratello per uno schienamento, restituisce gli occhiali all’arbitro e prova a risvegliarlo. L’arbitro inizia un affannoso conteggio. Uno… due … tr… no! Stan esce dallo schienamento all’ultimissimo centesimo di secondo. Bryce è ancora stordito ma riconosce Kikutaro e lo caccia via dal ring, in quanto presenza non richiesta. Nel frattempo i due fratelli si trovano sulla terza corda e sono pronti a volare al tappeto. Superplex mastodontico e schienamento immediato. Altro conto di 2,99. Sembrava che il match fosse finito.

Invisible Man vede il tavolo posizionato all’angolo da inizio match e decide che è giunto il momento di chiudere l’incontro. Prende Invisible Stan e lo scaraventa con tutta la forza in corpo contro l’angolo opposto, frantumando il tavolo. Invisible Man schiena il fratello, uncina la gamba e l’arbitro inizia il conteggio. Uno… due… tre! Invisible Man si vendica del fratello e vince questo match. Un incontro indimenticabile. Non si è mai visto nulla del genere!

Questo è il match nella sua interezza.

Cosa ha fatto funzionare tutto
Nella sua assurdità questo match funziona per una serie di motivi. Innanzitutto, segue i classici rituali di un incontro di wrestling mainstream. Abbiamo la divisione tra buono e cattivo, che ha chiarito subito come si sviluppasse la storia e come agissero i protagonisti sul quadrato. C’è stato lo scambio di colpi e di schienamenti che lasciano aperte diverse possibilità su chi dei due potesse prevalere. Ci sono state le scorrettezze del cattivo. Abbiamo avuto il sangue e, subito dopo, il “ritorno” del buono in seguito alla fase di dominio dell’avversario (che ha coinvolto ulteriormente il pubblico). C’è stata la rissa tra il pubblico, unito a un climax raggiunto con il volo dalla balconata. Alcuni falsi finali hanno fatto credere che l’incontro potesse terminare prima del vero finale. Infine, le interferenze esterne e il finale violento che si ricollega alla storia che ha dato vita all’incontro.

Ma soprattutto è da sottolineare la leggendaria prestazione dell’arbitro Bryce Remsburg. Lui è una delle due metà che ha reso possibile questo incontro. La sua espressività, unita alla gestualità simbolica tipica di un arbitro, fa sì che sia stato facile seguire la storia dell’incontro.
La vestizione dei guanti alla vista del sangue; le risposte alle proteste dei due lottatori dopo un conteggio; la tensione che si crea tra lui e il cattivo prima di finire KO. Sono questi gli elementi che danno le linee guida al pubblico per seguire l’incontro, anche senza che ci siano due lottatori in carne ed ossa a combattere sul ring. Aggiungiamo poi il background di Bryce come stand-up comedian e abbiamo una visione a 360° sul perché sia uno degli eroi di questa trovata geniale.

Invisible Man vs Invisible Stan
Foto: Earl Gardner Photography

Questo incontro non è stato un one-man show. Il pubblico è stata l’altra metà che ha reso possibile questo incontro. Il wrestling si basa sul coinvolgimento del pubblico e sulla sospensione dell’incredulità. È una sorta di delirio collettivo, in cui il pubblico vuole credere anche a qualcosa che possa andare oltre ogni possibile ragione logica. Se nessuno avesse “comprato” l’idea o non avesse creduto in questa assurda stronzata, non ci sarebbe stato nessun Invisible Man contro Invisible Stan. In questo caso è una forma di “metawrestling” legata alla componente più comica della disciplina. Non è un qualcosa di adatto a tutti i palati. Gli stessi appassionati della disciplina possono apprezzare o disprezzare totalmente questa rappresentazione surreale di un incontro sul ring. Un match del genere è stato possibile perché sono stati riuniti 601 credenti (più gli spettatori da casa) che hanno volutamente creduto a una cosa così folle. Questa è fede.

Pensiamo per un attimo ai tifosi che, durante una partita di calcio, fingono che la propria squadra abbia segnato un gol (nonostante stia perdendo 4/5-0 senza nemmeno vedere il pallone) e iniziano ad esultare come disperati. Sono pazzi? Possibile. Molto più probabilmente hanno un’ironia abbastanza sviluppata da riuscire a divertirsi anche in una situazione che cancellerebbe ogni residuo di divertimento. C’è un fraseggio a metà campo della squadra che sta vincendo, sai benissimo che non c’è stato nessun gol ma li senti e li vedi esultare. Per un attimo ci credi perché la reazione è identica a quella di un vero gol. Ci vuoi credere, è troppo bello per non farlo. Quei tifosi saranno pure dei deficienti ma sanno di esserlo e si godono il momento.

Stessa cosa per Invisible Man vs Invisible Stan, bisogna avere fede nel prodotto e abbastanza ironia (a parer mio, anche intelligenza) per accettare delle stupidaggini del genere e divertirsi. Tanto si sa che il wrestling è assurdo. È ovvio che tutto ciò che si vede è predeterminato e che spesso ci si stacca in maniera netta dalla realtà. La gente si è bevuta per anni le storie di un becchino con poteri soprannaturali – che ha cercato di uccidere il fratello in un incendio – ma non riesce a concepire l’idea di un incontro tra due lottatori che non vede? Potrebbe essere una visione delle cose abbastanza incoerente ma, alla fine, è una questione di gusti e bisogna rispettarla. Magari non tutti riescono ad apprezzare il ribaltamento dei canoni, la creatività, la pazzia collettiva, l’accettazione dell’artificialità e la consapevole stupidità di Invisible Man contro Invisible Stan.

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