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Cover non convenzionali e dove trovarle

Foto: YouTube

La cosa che più mi piace dei social network è che permettono a qualsiasi individuo che in altri contesti sarebbe considerato eccentrico (o peggio) di mettere in mostra nei modi più disparati la propria genialità repressa.

Qui vedremo come alcuni individui riescano a far fluire la loro genialità reinterpretando il lavoro di altri artisti, ovvero creando delle cover o degli arrangiamenti di famose opere musicali.

È bene sottolineare che quella che segue non è una classifica, le cover non convenzionali sono presentate così come sono eseguite: in modo totalmente casuale.

Big Marvel: Africa by Toto (Chicken cover)
Il nostro primo rivoluzionario è Big Marvel, un ballerino e polistrumentista dalla Corea del Sud. Tra i suoi strumenti: la mini-batteria, palloncini, polli di gomma e gli strumenti musicali da 1$.

Nella circostanza vediamo come sia riuscito a dare quel quid in più a una canzone iconica come Africa eseguendola con uno strumento popolare ma nobile come il pollo di gomma.

Come possiamo sentire sin dall’attacco, la padronanza dello strumento è eccezionale, soprattutto se teniamo conto della giovane età del musicista, che mantiene dunque ampio margine di miglioramento.
Particolarmente ben riuscita la gestione alternata dei suoni aspirati ed espirati, che tra l’altro sono gli unici due di cui dispone lo strumento utilizzato.
Lo sguardo freddo di Big Marvel, meritevole di rispetto anche per la sobrietà nella scelta del nome d’arte, non tradisce la tensione dovuta alla presenza di un vero pollo sullo stage, tensione che traspare solamente dai suoi scatti scomposti al minimo movimento dell’animale.

Si dice che durante le riprese abbia rifiutato di utilizzare una controfigura persino durante i pericolosi momenti di posizionamento della bestia, con solo dei guanti in kevlar a proteggerlo da beccate e graffi potenzialmente letali.

Izzy Humair: Mr. Sandman by The Chordettes / Careless Whisper by George Michael (Kazoo Cover)
Dalla Corea ci spostiamo a Hong Kong, regione autonoma della Cina nota all’estero per lo smog, gli imponenti grattacieli e i suoi impareggiabili suonatori di kazoo.
Nell’estate del 2017 una giovane ragazza è riuscita con la sfrontatezza tipica dei suoi coetanei a innovare uno strumento del quale credevamo di sapere tutto.

Per farci un’idea più completa dello stile di Izzy Humair, questo il nome dell’artista, analizzeremo due sue cover, una relativa al suo periodo indie e una realizzata a successo raggiunto.

Qui la prima cosa che notiamo, a livello prettamente estetico, è la curiosa scelta di girare il video in formato “verticale”, lasciando in nero due terzi dello schermo.Si tratta di una scelta estetica che può risultare sgradevole, che denota la volontà di far circolare il video anche in social come Facebook e Instagram.
Superato lo shock iniziale, l’attenzione cade inevitabilmente sulle modifiche apportate allo strumento musicale, nato dall’unione di 13 kazoo: una creazione che sembra partorita dalla mente di Mary Shelley.
La decisione di proporre una cover instrumental di un brano nato per essere eseguito a cappella è ardita, ma Izzy riesce nell’impresa senza apparente fatica. La sua nonchalance nell’esecuzione è tale che a 0:41 la possiamo vedere sogghignare compiaciuta.
I secondi di silenzio che chiudono il video arricchiscono ulteriormente una performance già da applausi. Izzy fissa dritto in camera come a scrutare con disprezzo lo spettatore. Pura poesia.

Come ci insegnano i blockbuster cinematografici americani, i sequel devono essere più grandi, più elaborati, con più esplosioni e con più kazoo. E così è la cover più recente di Izzy (esplosioni a parte).

Questa volta la scelta del brano sembra più consona allo strumento, una scelta se vogliamo anche commerciale data la fama planetaria di George Michael.

Ma anche in una simile produzione ad alto budget, Izzy Humair si dimostra una grande autrice, riuscendo a combinare uno stile punk, espresso soprattutto nella parte visiva, con sonorità a tratti classicheggianti.
Se vogliamo il vero protagonista dell’esibizione è però lo strumento, composto da 106 kazoo che lavorano insieme per creare un suono ricco e colorato quanto lo strumento stesso.
Anche in questo caso, seppur in maniera più mainstream, il finale del video esalta l’esibizione nel complesso. Una chiusura degna dei migliori film romantici francesi.

ILika Da – Harder, Better, Faster, Stronger by Daft Punk (Labeouf cover)
Spostiamoci ora in America, dove nel 2015 il celebre attore Shia LaBeouf è diventato lo strumento di uno youtuber noto come ILika Da.

Forse non tutti sanno che Mr. LaBeouf nel corso degli anni ha portato avanti una carriera parallela a quella molto fortunata di attore: quella di meme umano.
In particolare è diventato un fenomeno di culto un suo discorso motivazionale eseguito davanti a un green screen.
Difficile dire se la comicità del video fosse voluta o generata dalle più svariate sostanze psicotrope, l’unica cosa che sappiamo è che in tanti hanno colto la palla al balzo per dar libero sfogo alla loro vena creativa.

Tra loro il nostro ILika Da, che decide di trasformare Shia LaBeouf in Daft Labeouf.

Risulta subito evidente come ILika Da non abbia saputo contenere la gioia dell’avere a disposizione una simile performance in green screen, decidendo così di infarcire il videoclip di effetti totalmente superflui ma che si armonizzano alla perfezione con le sonorità del brano.
Il testo è stato ovviamente completamente ristrutturato, e riesce a far convivere lo spirito del brano originale con la grande carica motivazionale del discorso di Shia. L’alternanza tra segmenti ricchi di distorsioni audio e altre più asciutte consente al messaggio di raggiungere l’anima dei fan: “JUST DO IT

TheRealSullyG – Take On Me by A-ha (Otamatone Cover)
Il pianoforte, il violino, l’arpa… nel corso dei secoli l’uomo ha creato un’infinità di strumenti musicali meravigliosi, in grado di toccare le corde dell’animo. Ma tra questi ne spicca uno, senza dubbio il più nobile tra tutti: l’otamatone.

Cos’è l’otamatone? Beh, per farci un’idea vediamo una cover della canzone che abbiamo appena affrontato.

TheRealSullyG si definisce senza falsa modestia “The King of Otamatone Covers”, ed è difficile dargli torto. La cura sia della componente audio che di quella video dimostra non soltanto un’attenzione quasi maniacale per i dettagli, ma anche un’innegabile predisposizione naturale.

Ma di Harder, Better, Faster, Stronger abbiamo già visto la cover di ILika Da, passiamo a qualcosa di nuovo.

Sarebbe stato facile fare affidamento esclusivamente sulla dolce melodia prodotta dall’otamatone, ma l’artista ha comunque deciso di dedicare tempo e fatica a realizzare una perfetta riproduzione dell’iconico videoclip della band norvegese.
L’effetto finale è impattante. Probabilmente sentendo questa cover gli stessi membri di A-ha si rammaricherebbero di non aver avuto a disposizione l’otamatone, rilasciato sul mercato solo nel 1998, tredici anni dopo l’incisione del brano.

GONZO – Don’t Stop Me Now by Queen / Senbonzakura by Hatsune Miku (Tambourine Cover)
Una cosa nota a tutti della cultura giapponese è la loro estrema umiltà e pacatezza. Se un abitante della terra del Sol levante ha dunque la presunzione di autodefinirsi “Master of Tambourine” possiamo star certi che non sono parole da prendere alla leggera.

GONZO è salito agli onori della cronaca nel 2015, quando a soli ventinove anni ha rivoluzionato il mondo della musica con la sua partecipazione al talent show Asia’s Got Talent. Un’esibizione di cuore, passione e tecnica che non affronteremo in questa analisi dedicata alle cover, ma che vi invito a visionare autonomamente.

La prima esibizione che vi propongo è la cover di Don’t Stop Me Now, brano della celebre band britannica che aveva il suo leader in Freddie Mercury.

La location è la Kamakura Beach, nella prefettura Kanagawa. Sullo sfondo numerosi cittadini combattono contro ogni loro istinto per evitare di farsi travolgere dal ritmo sfrenato del tamburino di GONZO. L’unica a non sopprimere l’entusiasmo e una bambina che tenta di imitare le gesta del suo, e nostro, eroe.

Nelle mani di GONZO il tamburino sembra aver vita propria. I movimenti sono fluidi, la sicurezza nei movimenti inarrivabile. Negli occhi di GONZO vediamo la consapevolezza di essere l’uomo più invidiato e desiderato della spiaggia.
Lo spettacolo è per gli occhi tanto quanto per le orecchie. Se la parte superiore del corpo gestisce il tamburino in maniera estremamente coreografica, le gambe accompagnano ottimamente il tutto nonostante il terreno irregolare.

Ma per assistere al vero potenziale di GONZO bisogna vederlo alle prese con un’artista a lui più vicina, la vocaloid Hatsune Miku.

Non avrebbe senso ripetere quanto già detto sulla tecnica sopraffina di GONZO, qui esaltata dal montaggio video.

Bisogna però spendere qualche parola per lodare il suo carisma, che vediamo esplodere a partire del minuto 2:30. Il tamburista giapponese si toglie gli occhiali, come ad accendere un interruttore. Da questo momento in poi, anche se solo per pochi secondi, la passione va di pari passo con la tecnica, con un assolo di tamburino feroce e primordiale. Qualcosa che solo i grandi maestri si possono permettere di fare.

Ma a proposito di Hatsune Miku…

Hatsune Miku – Ievan Polkka (Vocaloid Cover)
Questa cover, che potete considerare una traccia bonus in questo elenco, ci insegna due preziose morali.
La prima è che il coverizzato può essere a sua volta coverista e viceversa.
La seconda è che la genialità si può manifestare in chiunque, senza distinzioni di etnia, religione, genere o ceto sociale. Anzi la genialità colpisce talmente a random che non è nemmeno necessario esistere per essere dei geni.

La Ievan Polkka è una canzone popolare finlandese nata negli anni ‘30 e resa celebre negli anni ‘90 dal quartetto Loituma.

A più di dieci anni di distanza la canzone è divenuta un meme di internet grazie a Leek Spin, un video caricato su YouTube che univa un’animazione estrapolata dal famoso anime Bleach a degli estratti della canzone finlandese.
Si tratta di soli sei frame ripetuti in loop, ma sono sufficienti a rendere la canzone un fenomeno globale e a rilanciare in parte la carriera dei Loituma.

La popolarità della Ievan Polkka è tale che ne vengono rilasciate versioni realizzate da diversi Vocaloid, in particolare da Hatsune Miku, già protagonista di un fenomeno di internet in quanto voce del celebre NyanCat.

Il videoclip, seppur non invecchiato benissimo, è una piccola perla. La danza della Vocaloid riesce a trasmettere visivamente quanto comunicato dalla canzone, il che non è necessariamente un qualcosa di positivo.

Apprezzabile anche la comparsa, al minuto 0:54, di un porro che Miku agita come un’abile majorette, citando esplicitamente Leek Spin.
Altra citazione di un certo livello arriva a 1:47, quando Miku mette da parte la coreografia portata avanti sino a quel momento per esibirsi nella Caramell Dance, altro meme che ha segnato indelebilmente la storia di internet negli anni duemila.

E così si conclude il nostro viaggio nel mondo delle cover non convenzionali.

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