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Come si può rappresentare l’impatto di uno dei tiri più veloci mai visti nella storia del calcio?

Foto: Tony Marshall/EMPICS via Getty Images

Quando si parla di tiri più veloci nella storia del calcio è difficile affidarsi a dati concreti, senza sfociare quasi nella mitologia. Non ci sono quasi mai rilevazioni accurate, nessun dato ufficiale. In fin dei conti, non è mica possibile installare degli autovelox o dei sensori per tracciare la velocità di alcuni tiri durante le partite. Eppure circolano filmati, articoli e dicerie varie su alcuni dei tiri più veloci mai visti nella storia del calcio. Chi siamo noi per non lasciarci coinvolgere dal fascino di queste storie? Non importa se i dati possano essere totalmente sballati e poco realistici. L’effetto non cambia. La percezione di assistere a delle autentiche fucilate rimane, non sono unicamente i numeri a definirla.

Però, per quanto sia fighissimo vedere le cannonate scoccare dai piedi dei calciatori e tramutarsi in gol, spesso rischiano di annebbiare la sensazione di quanto siano forti questi tiri. Che effetto potrebbero avere se colpissero un essere umano o un oggetto? Cosa si proverebbe nel ricevere una pallonata di quel genere? No, “tanto dolore” o “perdita di sensi” non sono le risposte che cerchiamo. Troppo corrette e scontate. Ci vuole qualcosa di più concreto, qualcosa che è percepibile da chiunque senza finire fisicamente sbriciolati.

L’esempio
Per percepire la forza di un qualcosa lanciato ad altissima velocità è preferibile avere un oggetto immobile con poca capacità di assorbire l’urto come ostacolo. È per questo motivo che l’esempio scelto non è un gol. Dopotutto la rete di una porta da calcio è progettata per raccogliere palloni e giocatori lanciati a tutta velocità, assorbendo totalmente l’impatto. Non è ciò che cerchiamo. Ma non ci allontaniamo di tanto. Anzi, rimaniamo in zona. Se la rete non va bene, pali e traverse vanno benissimo. Fidatevi, in seguito capirete il perchè.

Nelle varie classifiche dei tiri più veloci mai registrati in un campo da calcio, il 90% dei tiri sono gol. In quel restante 10% troviamo ciò che fa al caso nostro. Un caso nello specifico. Non è un gol ma ha tutto quello che serve. Tiro violentissimo da un distanza medio-lunga, con un suono che esalta la potenza del colpo.

16 settembre 1996. Highbury, Londra. Arsenal – Sheffield Wednesday. Premier League 1996/1997.
30° del primo tempo. Sul punteggio di 1-0 per lo Sheffield, quest’ultimo ha a disposizione un calcio d’angolo. Per circa cinque secondi il pallone si muove all’impazzata in area senza che nessuno ne faccia un buon uso. Ci pensa David Hirst a risolvere questa confusione calcistica. Si trova davanti un pallone a mezz’aria proveniente da un contrasto aereo e decide di colpirlo al volo. Il suo mancino è di una potenza insensata e spedisce il pallone contro la traversa. Il tiro è talmente veloce che la telecamera non riesce a seguire tutto il suo percorso. L’unico elemento chiaro e percepibile da questo tiro improvviso è il suono del pallone che si infrange sulla traversa. L’azione termina con un tiro inguardabile da fuori area che finisce a lato della porta.

Verrà in seguito calcolato che il tiro ha raggiunto la velocità di 114 mph, cioè poco più di 183 km/h. Probabilmente avrebbe potuto decapitare qualcuno. Fortunatamente si è infranto su un oggetto immobile che non ha assorbito per niente l’urto, restituendo la forza esclusivamente sul pallone. Come lanciare un oggetto contro un muro di cemento o d’acciaio. E in quale altra situazione si vedono oggetti sparati contro dei muri di cemento o d’acciaio? Durante i crash test.

Come descrivere un impatto a oltre 180 km/h
Calcio e crash test non c’entrano molto, si sa. Però questi ultimi dimostrano quanto possa essere violento un impatto e come reagiscano gli elementi coinvolti nell’urto. Come nel caso del siluro di David Hirst, abbiamo un oggetto scaraventato a tutta velocità in grado di assorbire l’urto e una superficie solida che non assorbe nulla.
Sostituiamo il pallone con un’auto e la traversa con un muro di cemento.

Il programma inglese Fifth Gear si è chiesto: “come reagirebbe un’auto da strada al crash test con la velocità più alta possibile?”. Ovviamente, la velocità non è identica a quella del tiro di Hirst ma è un buon riferimento. Una Ford Focus viene lanciata a oltre 190 km/h contro un muro di cemento. Il risultato è quello immaginabile…

Il rumore e l’immagine dell’auto accartocciata su se stessa sono gli elementi che maggiormente fanno percepire la violenza dell’impatto.
Un impatto che a malapena ha lasciato scampo ai manichini presenti nell’abitacolo, figuriamoci a degli esseri umani. Stessa cosa si potrebbe dire per il tiro di David Hirst. Quale essere umano sarebbe sopravvissuto a una pallonata così potente da una distanza di poco più di 13 metri? Probabilmente nessuno. Un battito di ciglia e l’hai persa. Nessuna possibilità di prepararsi all’impatto.
Quando in futuro vedrete alcuni dei tiri più veloci e potenti, pensate anche a cosa vorrebbe dire essere colpiti da un pallone a quelle velocità.
Per i portieri si parlerà di tiro imparabile o di istinto di sopravvivenza?

Published in Calcio