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Anthony Yeboah e l’arte di calciarla forte

Foto: premierleague.com

Per conoscere Anthony Yeboah è più utile affidarsi alle immagini rispetto ai dati. Per carità, questi ultimi sono importantissimi e definiscono bene le sue capacità offensive, dopotutto stiamo parlando di un attaccante. 184 gol in 405 presenze durante il segmento di carriera in Europa (secondo Transfermarkt) rappresentano un gran bel bottino.

Ma per chi è nato a metà degli anni Novanta (o dopo) queste statistiche possono lasciare il tempo che trovano. Ci sono tanti altri attaccanti che hanno segnato di più rispetto ad Anthony Yeboah. È la percezione che si ha di lui a fare la differenza. Spostiamo la prospettiva e vediamola da un punto di vista più personale. Su YouTube, alla voce “Anthony Yeboah”, compaiono video sui suoi trascorsi all’Eintracht Francoforte e al Leeds. Basta aprirne uno relativo ai suoi gol e alle sue giocate per rendersi conto immediatamente delle sue caratteristiche. Non un attaccante altissimo ma fisicato; agile e potente; sempre pronto a lanciarsi a tutta velocità come un tir senza freni e con due piedi pronti a scaricare palloni a velocità insensate verso i portieri avversari.

Superare le barriere
Dopo gli esordi nell’Asante Kotoko, Anthony Yeboah si mette in luce con le maglie del Cornerstones Kumasi e dell’Okwawu United. Dopo aver segnato tanti gol in territori conosciuti, arriva il momento di fare un salto nell’ignoto. A 22 anni Yeboah si sposta in Germania, firmando un contratto con l’FC Saarbrücken. L’impatto non è facile, parliamo di uno dei primi calciatori africani a giocare in Germania e sicuramente il primo a giocare con la maglia del Saarbrücken. Il primo anno non è scoppiettante mentre il secondo gli garantisce un contratto con l’Eintracht Francoforte per il 1990, grazie a 20 gol in 40 partite.

Il calcio tedesco è un ambiente ostile per Tony e lui se ne rende conto al suo arrivo all’Eintracht. Il razzismo è diffuso, soprattutto a Francoforte dove viene inizialmente fischiato persino dai suoi stessi tifosi. Il motivo è semplice: il colore della pelle. La conferma arriva anche dai tifosi avversari che gli riservano versi da scimmia a ogni occasione utile. Ma Anthony Yeboah continua ad andare avanti a suon di gol. Saranno 86 le reti segnate in 156 partite durante le cinque stagioni a Francoforte. Ci sono anche due titoli di capocannoniere da aggiungere al palmares. Niente male, vero? Paradossalmente, gli obiettivi più importanti raggiunti da Tony sono stati altri durante quegli anni. Fin da subito ha convertito i fischi dei propri tifosi in applausi e affetto. Così facendo, è diventato un’icona antirazzista. È stato il primo calciatore africano ad indossare la fascia da capitano durante una partita di Bundesliga.

Ma ha lasciato qualcos’altro anche per chi non è un tifoso dell’Eintracht o, in generale, un appassionato di calcio. Basta passeggiare per le strade di Francoforte, precisamente nel quartiere di Niederrad, per trovare una casa vicino alle rotaie del treno. Sembra una casa come le altre del quartiere ma ha una particolarità. Su una facciata dell’edificio c’è un gigantesco murale con il viso di Anthony Yeboah e la sua famosa frase utilizzata per affrontare direttamente il razzismo al suo arrivo in Germania: “Wir schämen uns für alle, die gegen uns schreien” (che si traduce con ”ci vergogniamo per tutti coloro che urlano contro di noi”, parlando a nome di tutti gli atleti colpiti da episodi di razzismo).

Anthony Yeboah: “Wir schämen uns für alle, die gegen uns schreien”
Foto: EPA Images/Boris Roessler

Nel gennaio 1995, si ritrova a cambiare maglia. Firma un contratto con il Leeds United. La Premier League è un campionato in cui l’intensità la fa da padrone, il posto adatto per le progressioni palla al piede e i missili scaricati da Tony Yeboah. Diventa subito un idolo. Nel secondo anno al Leeds viene premiato come giocatore dell’anno della squadra. La sua avventura inglese dura solamente tre anni perchè gli infortuni lo condizionano al punto da farlo giocare raramente durante la stagione 1996/1997. Con la maglia del Leeds, Yeboah colleziona 66 presenze con 32 gol (alcuni di questi da strapparsi i capelli) e vari premi personali.

Nel 1997 Anthony lascia Elland Road per tornare in Germania, firmando un contratto con l’Amburgo. In cinque stagioni sulle rive dell’Elba totalizza 121 presenze, segnando 35 reti. Per finire la carriera Yeboah va a Doha nel 2001 (all’Al-Ittihad Doha) a insegnare ai qatarioti come spaccare le porte. In una sola stagione colleziona 30 presenze e 11 reti, da unire a una Coppa delle Stelle del Qatar e una Coppa dell’Emiro del Qatar.

Cannonate e indici in movimento verso l’alto
Si è capito. Anthony Yeboah ha segnato parecchio durante la sua carriera e lo ha fatto in tanti modi diversi, com’è da buona consuetudine per un goleador di livello. Però non è il numero di reti segnate a renderlo iconico. È, piuttosto, una certa tipologia di gol a definirlo. Qui si ritorna ai video su YouTube e ai primi approcci tramite video. Si tratta perlopiù di immagini provenienti dagli anni Novanta, niente a che vedere con le compilation in HD condite da canzoni sempre uguali e con i soliti effetti che siamo abituati a vedere in questi anni sul più famoso sito di video al mondo. Ci sono cinque gol di Anthony Yeboah che definiscono la sua arte di calciare la palla a modo suo. L’arte di calciarla forte. Sempre.

23 marzo 1992. Borussia Dortmund – Eintracht Francoforte.
Quarto minuto del primo tempo, siamo sullo 0-0 al Westfalenstadion. L’Eintracht recupera un pallone nella propria metà campo e lo fa recapitare immediatamente tra i piedi di Tony. Yeboah ha tre difensori di fronte a sé e un altro avversario alle spalle ma è supportato da due compagni nella transizione offensiva. A questo punto, l’ideale sarebbe servire uno dei compagni per piazzarsi in area di rigore e concludere l’azione. Lo pensano tutti, tranne Yeboah. Il ghanese abbassa la testa e parte in progressione palla al piede. Arrivato sulla trequarti avversaria, i difensori del Borussia indietreggiano per difendere meglio l’area. Ma Tony non ci pensa nemmeno a entrarci dentro. Intorno ai 25 metri fa partire col mancino una lavatrice che si infila sotto l’incrocio. Il portiere del Dortmund, Klos, prova anche a intercettare il pallone ma non riesce nemmeno a sfiorarlo. Probabilmente sarebbe stato trafitto da quella sfera.

23 novembre 1991. Eintracht Francoforte – Hansa Rostock.
Quarantottesimo minuto. L’Eintracht sta vincendo 1-0. La squadra di Francoforte decide di andare in verticale. Verticalizzazione, scarico di tacco e Anthony Yeboah riceve palla sulla trequarti. Per farlo, anticipa l’intervento dell’avversario e si accentra. Un avversario prova ad abbatterlo in ogni modo ma lui rimane in piedi. Senza guardare la porta, senza staccare lo sguardo dal pallone, decide che è giunto il momento di calciare col suo piede sinistro dinamitardo. La posizione è la solita, così come la conclusione. Missile terra-aria che va a colpire il palo e finisce in rete (rischiando di amputare un braccio a un difensore dell’Hansa Rostock durante il viaggio della palla dal piede di Tony alla porta).

Nell’arco di una settimana di agosto nel 1995, Anthony Yeboah decide di far innamorare i fan del Leeds e i fan delle sassate imprendibili.

19 agosto 1995. Prima giornata del campionato 1995/1996. West Ham – Leeds United.
Cinquantasettesimo minuto: 1-1. Il Leeds ha da poco trovato il pareggio con Yeboah. Lancione in avanti di prima intenzione che spedisce il pallone dal centrocampo fino all’area di rigore del West Ham. Non è un lancio a casaccio. Tony aveva fatto il suo movimento ad allargarsi verso sinistra, lottando contro due difensori avversari. La palla ricade davanti a lui. Un rimbalzo al suolo e sembra che Yeboah possa sentire il richiamo della sfera. “Calciami forte.” Tony non se lo fa ripetere. Non allunga nemmeno il passo e calcia al volo. La palla sembra essere attratta dal collo del piede sinistro. Il portiere del West Ham, Miklosko non vede nemmeno la sfera che gli sfreccia sopra la testa e finisce sotto la traversa. Un tiro troppo forte e da una distanza troppo ravvicinata per far sì che i tempi di reazione di un essere umano potessero intercettare la traiettoria della palla.

21 agosto 1995. Leeds United – Liverpool.
Cinquantunesimo minuto. Partita bloccata sullo 0-0. Il rinvio del portiere del Leeds viene intercettato dalla difesa del Liverpool. La prima opzione offensiva del Leeds è quella di lanciare il pallone in avanti verso gli attaccanti. Dorigo pesca Wallace al limite dell’area con un passaggio complicato da controllare ma ottimo per cercare una sponda per i compagni. L’idea della sponda è quella corretta. Wallace gira di testa per Yeboah, che aveva anticipato il movimento a staccarsi dai difensori del Liverpool. La sponda è arretrata ma per Tony non ci sono problemi. La palla non tocca terra e il ghanese fa partire con il destro una palla di cannone al volo che sbatte contro la traversa e finisce in rete. Il portiere del Liverpool, James, non avrebbe potuto parare quel tiro nemmeno se avesse avuto il supporto di un altro portiere.

È quasi certamente il gol più bello della carriera di Anthony Yeboah. C’è solo un gol che se la gioca con questo…

23 settembre 1995. Wimbledon FC – Leeds United.
Quarantunesimo del primo tempo. Il Leeds sta vincendo 1-0 e usufruisce di un rinvio dal fondo. Come insegna la Premier League degli anni Novanta (ma anche quella dei giorni nostri), prima di una cosa bella ci dev’essere qualcosa di orrendo e informe. Il pallone volante viene colpito da un difensore del Wimbledon, che rinvia in maniera maldestra. Si susseguono colpi di testa randomici, dettati probabilmente da alcuni malfunzionamenti cerebrali che hanno colpito circa il 30% dei giocatori in campo. A salvarci dallo schifo è il nostro amico ghanese: Anthony Yeboah.

Tony decide di fare la cosa meno pronosticabile di tutte. Intercetta uno dei tanti rinvii sbilenchi e controlla il pallone col petto. Nella sua testa è già tutto chiaro: è solamente lui contro il portiere avversario. Compagni e avversari non esistono. Dopo il controllo di petto, si porta avanti il pallone con la coscia sinistra, elude in dribbling l’intervento di un avversario e fa partire un siluro di destro da circa venti metri che rischia di spaccare in due la porta difesa da Paul Heald. Il tiro è così forte che la palla sbatte sulla traversa, rimbalza dentro la porta e rischia di uscire nuovamente fuori, mentre il portiere starà cercando ancora oggi un modo per parare quel tiro.

In questi video su YouTube l’accento è sempre messo sui gol e sulle azioni importanti ma spesso non viene considerato cosa c’è dietro le giocate. Per un giocatore come Yeboah, possono esistere una moltitudine di tipologie per segnare e le ha messe in pratica in oltre vent’anni di carriera. Non è un caso che però il tiro fortissimo sia il tipo di conclusione che lo ha reso iconico.

Sembra quasi che ogni volta in cui calciasse il pallone non lo facesse solo per segnare ma anche per esorcizzare e cacciare via tutte le critiche e gli abusi verbali subìti in carriera, perlopiù per via del colore della sua pelle. In tanti si sarebbero accontentati unicamente di piazzare il pallone con precisione e con la forza necessaria per fargli superare la linea di porta. Ma non lui. Per Tony la sassata sembrava quasi una valvola di sfogo, contro tutto e tutti. Non importava se fosse di sinistro o di destro. L’importante era calciarla forte e unire i pezzi del puzzle: botta di collo pieno + pallone spedito verso la porta a velocità insostenibile + indici che si agitano verso l’alto = Anthony Yeboah.

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