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Quando gli All Time Low decisero di (non) dedicare una canzone ad Ángel Di María

Visual: Il Rookie

Mercoledì 17 gennaio 2007. Sono trascorse poche ore dalla mezzanotte. Ángel Di María si trova nella sua stanza in un hotel di Ciudad del Este, Paraguay. È reduce da un 3-3 tra Argentina e Uruguay all’interno del Sudamericano Under 20 in cui ha siglato una doppietta.

Non riesce a dormire perchè è un concentrato di adrenalina. Mentre pensa a cosa fare, il suo compagno di stanza è nel mondo dei sogni. Accende la tv ma non trova niente per i suoi gusti. Ci sono le classiche telenovelas sudamericane che sono obsolete perfino per l’epoca in cui furono create e ci sono film coinvolgenti come l’intero periodo di letargo di un procione. Decide, allora, di armeggiare con il suo cellulare. La navigazione su internet per i dispositivi mobili non era sviluppata come oggi, le opzioni di svago sui telefonini dell’epoca si limitavano alle chiamate, ai messaggi, ai giochi e alla musica.

Ángel indossa gli auricolari per non svegliare il compagno di stanza e si mette a perlustrare il repertorio musicale contenuto nel suo cellulare. Un suo amico di Rosario ha riempito all’inverosimile la memoria del dispositivo con una valanga di canzoni del biennio 2005-2006 scaricate da internet. Tanti generi, tantissime canzoni (scelte abbastanza a caso) e diverse lingue. Sonorità latine, R&B e hip hop americano sparate alternativamente in un loop bilingue che non conosce ordine o logica. A un certo punto, mentre Di María sta per assopirsi, arriva alle sue orecchie qualcosa di inatteso, lontano da ciò che è abituato ad ascoltare. È una canzone di un gruppo, gli All Time Low, che canta in inglese e suona musica rock. Non si capisce il motivo per cui ci sia una cosa del genere all’interno di quella playlist ma Ángel rimane stranamente colpito. Riascolta più volte quella canzone, ostacolando sempre di più il suo obiettivo primario: dormire.

Decide quindi di alzarsi dal letto per andare al computer, l’unico strumento connesso ad internet di quella stanza di hotel. Accende il computer e cerca di entrare in sintonia con quello strano oggetto chiamato mouse. Per un mancino è difficile utilizzare degli oggetti che sono fatti principalmente per chi usa la mano opposta. Ma in qualche modo riesce a far sì che il suo cervello si abitui. Impiega circa tre minuti a muoversi sul desktop per riuscire a cliccare sull’icona di Internet Explorer e, dopo cinque minuti totali di preparazione, è pronto a navigare su internet. Di fronte ai suoi occhi la scritta multicolore di Google su uno sfondo bianco e la barra di ricerca da riempire di lettere. La chiave di ricerca contenuta in quel momento nella mente di Ángel è una sola, composta da nove lettere: “All Time Low”. Vuole approfondire quel gruppo, magari scoprendo nuove canzoni.

All’epoca gli strumenti per conoscere nuova musica non erano tantissimi. La versione primordiale di YouTube non era ancora il jukebox virtuale che conosciamo oggi. L’unico spazio utilizzato dalle band e dai fan per condividere la musica era MySpace. MySpace era (ed è) un social network contenente blog, gruppi, foto, video e, soprattutto, musica. Essendo perlopiù una vetrina musicale, anche gli All Time Low sono presenti su MySpace e Ángel Di María l’ha scoperto.

I suoi auricolari si trasferiscono dall’ingresso jack del cellulare a quello del computer. L’argentino è pronto a colmare le proprie lacune musicali. Il tasto play viene cliccato un numero indefinito di volte, quasi come un requisito necessario di questa centrifuga musicale che fa perdere i riferimenti spazio-temporali del calciatore rosarino. Di María, in realtà, non capisce nessuna parola dei testi di queste canzoni ma apprezza così tanto che sfrutta il suo account di MySpace per decidere di seguire gli All Time Low su quella piattaforma. Lascia loro pure un messaggio in spagnolo (l’inglese era un optional per lui all’epoca), complimentandosi per la loro musica.

La faccia di chi andrà a dormire alle 6 del mattino. (Visual: Il Rookie)

Erano quattro amici al bar
Contemporaneamente, a oltre 7500 chilometri di distanza copribili con un volo in aereo di 12 ore (e due ore di fuso orario), gli All Time Low sono seduti al tavolo di un bar della loro città natale, Towson nel Maryland. Stanno raccogliendo altre idee per completare l’opera di scrittura dei brani del nuovo album, il primo con la nuova etichetta (la Hopeless Records). Il loro obiettivo è quello di chiudersi in studio ad aprile di quell’anno per registrare l’album. Le bottiglie di birra hanno preso possesso del tavolo mentre gli schermi delle tv circondano le persone all’interno del bar. Vengono mostrate le partite di diversi sport e i programmi di approfondimento sportivo quando non ci sono eventi in diretta. È un tipico bar sportivo americano, non esattamente il luogo migliore per concentrarsi nello scambio di idee.

La tv di fronte alla band è sintonizzata su ESPN. Mentre la band sta parlando di nuove canzoni da aggiungere, viene mandato in onda un servizio riguardante il pareggio tra Uruguay e Argentina nel Sudamericano Under 20. Il cantante Alex Gaskarth guarda distrattamente le immagini della partita, assentandosi dalla conversazione per tornarci poco dopo. Dopo svariate birre e qualche idea segnata su alcuni tovaglioli, la band esce dal bar per tornare a casa.

Qualche ora dopo, Alex si sveglia e fa colazione davanti al computer. Risponde alle email e accede a MySpace. Nota qualche cambiamento: un aumento considerevole del numero di ascolti delle canzoni caricate sul profilo della band e diverse notifiche. Clicca sulle notifiche e tra queste una colpisce la sua attenzione. Arriva da un utente con un nome curioso, sicuramente straniero. Clicca sul profilo e rimane spiazzato, questo è un viso già visto. Illuminazione: è il calciatore che ha segnato una doppietta nella partita vista qualche ora prima al bar! Inizia quindi tra i due una conversazione che andrà avanti (a fatica) nei giorni successivi. Gli impegni, il fuso orario e la lingua diversa (quest’ultimo aspetto risolvibile in parte grazie alla versione primitiva di Google Translate) rendono complicato il flusso di informazioni dagli Stati Uniti al Paraguay ma i due riescono a comunque a comunicare.

Discutono dei loro piani futuri. Ángel Di María è in trattativa con il Benfica per trasferirsi in Europa alla fine di quella stagione ma prima vorrebbe partecipare ai Mondiali Under 20 in programma in Canada tra giugno e luglio di quell’anno. Gli All Time Low, invece, devono registrare il nuovo album da pubblicare, poi devono partecipare al Warped Tour tra Stati Uniti e Canada tra fine giugno e fine agosto di quello stesso anno. Ed ecco che arriva l’intuizione pazza: “e se ci incontrassimo di persona ai primi di luglio in Canada, qualora andasse tutto secondi i piani?”, chiese Alex. Lui che conosce bene il mondo di internet e nello specifico di MySpace, viene improvvisamente attanagliato da un dubbio: e se questo non fosse Ángel Di María ma un suo fake? I pensieri aumentano quando nota che il suo interlocutore non risponde da quasi due giorni ai messaggi.

Questi dubbi si volatizzano qualche ora dopo. Di María si è spostato con la squadra ad Asunción (a circa 300 chilometri di distanza da Ciudad del Este) per la fase finale del Sudamericano Under 20. La mancata risposta era semplicemente dovuta alla mancanza di connessione ad internet nel trasferimento da un hotel all’altro. Poi arriva la conferma più inattesa. Ángel Di María prende il suo cellulare in mano mentre sta ascoltando una canzone degli All Time Low e decide di sfruttare la webcam del computer della propria stanza per farsi una foto e confermare così la propria identità. La risposta dell’argentino alla proposta dell’interlocutore è “yes” (forse metà del repertorio linguistico inglese del calciatore è contenuto in queste tre lettere).

Alex Gaskarth riceve la foto e risponde con la frase dà inizio a tutta la storia: “I got your picture, I’m coming with you. Di María, count me in”. Alex è così gasato dal momento che intravede la lampadina accendersi all’interno della sua mente, segnale che rappresenta la nascita dell’idea per una delle ultime canzoni dell’album in uscita.

L’epilogo
Gli All Time Low si riuniscono in studio, è giunto il momento di registrare l’album. I compagni di Alex non sapevano di questa sua amicizia con Di María ma non danno molto peso alla cosa. Lo faranno però al momento della registrazione del brano ideato dal cantante.
La band inizia a registrare l’album insieme al loro produttore. Vengono passate in rassegna le diverse canzoni e si arriva alla canzone incriminata. Nascono i primi problemi. Il produttore e i compagni della band non conoscono quel calciatore e non vedono di buon occhio una canzone a lui dedicata, non ne capiscono il senso. Inoltre le conversazioni tra Alex e Ángel si erano fatte progressivamente più rare nel corso del tempo.

Ma l’aspetto peggiore uscì fuori implicitamente durante gli ultimi scambi di messaggi tra i due, quelli con la conferma per il futuro incontro nell’estate del 2007. Di María non sapeva con certezza in quali città canadesi avrebbe eventualmente giocato il Mondiale Under 20. Non era esattamente un genio in geografia, dato che non sapeva nemmeno quanto fosse sconfinato il Canada. Da una veloce ricerca su Google, gli All Time Low trovano le date in cui loro e Di María (con la nazionale argentina) si sarebbero trovati in Canada ai primi di luglio, rispettivamente per il Warped Tour e per il Mondiale Under 20. Gli All Time Low a Calgary e Di María ad Ottawa. Tra i due luoghi c’erano oltre 3300 chilometri di distanza, 4 ore e 35 minuti di aereo o 35 ore di viaggio in auto.

Ovviamente, Di María non si sarebbe potuto spostare dal ritiro dell’Argentina durante quei Mondiale e né tantomeno gli All Time Low dall’itinerario del Warped Tour.
È bastata una piccola ricerca su Google per capire quanto fosse sbagliato il presupposto dietro quella canzone. Una canzone (praticamente già pronta) nata da una strana idea e resa ingiustificabile da un incontro impossibile. L’idea viene presa e buttata nella spazzatura. Il produttore piazza l’ultimatum: o viene modificato il testo o quella canzone non sarà presente nell’album. Alex e i suoi compagni si mettono al lavoro per modificare il testo. Per mantenere la stessa metrica e la stessa melodia del ritornello originale “Di María” viene sostituito quasi per assonanza con “Dear Maria”. La motivazione ha anche origini relative al passato dei membri della band perchè il nuovo testo è dedicato a Maria, una loro amica dell’high school. Il compromesso rende tutti felici: si può registrare la canzone.

Sarà una delle più famose hit della band. Dear Maria, Count Me In verrà pubblicata in anteprima via streaming il 3 luglio 2007 mentre l’album So Wrong, It’s Right (che contiene quella canzone) sarà pubblicato il 25 settembre di quell’anno. Ángel Di María, invece, parteciperà al Mondiale Under 20 e vincerà quel torneo con l’Argentina. Grazie ai suoi tre gol in cinque partite in quella competizione, le sue prestazioni con la nazionale Under 20, oltre a quelle con la maglia del Rosario Central si guadagnerà la chiamata al Benfica e inizierà la sua carriera ad alti livelli in Europa.

Disclaimer: i fatti raccontati in questo testo sono frutto della fantasia dell’autore e non corrispondono a eventi realmente accaduti.

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