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Settrington Cup: a volte le corse in auto sono un gioco per bambini

Foto: Jeff Bloxham/LAT Images

La Settrington Cup è l’emblema delle corse in auto per bambini. Si possono considerare le corse in auto un “gioco per bambini”? Se ribaltiamo la prospettiva e torniamo indietro agli anni della nostra infanzia, si può rispondere affermativamente a questa domanda.
Da piccoli basta avere un po’ di fantasia e saper padroneggiare l’arte del sapersi arrangiare e il gioco è fatto. Nessun limite alla creatività. “Sky’s the limit”, come diceva Notorious B.I.G.
C’erano bambini che riuscivano a giocare a nascondino con la stessa disinvoltura sia in un parco enorme che in una casa da 50 m³ o che giocavano a calcio dentro casa, immaginando che quegli spazi fossero come il Santiago Bernabeu a Madrid o il Giuseppe Meazza a San Siro, solamente con più mobili e più oggetti da distruggere con un Super Tele o un Super Santos.

Ma esistevano anche bambini che amavano andare in giro con le auto a pedali, non importava dove, l’importante era correre guidando queste piccole automobili su misura.
I più fortunati potevano scorrazzare in giardino con ambientazioni e spazi più simili a un circuito permanente mentre coloro che erano obbligati a muoversi all’interno delle mura domestiche, dovevano spremere le proprie meningi per immaginarsi un percorso dentro casa. In quei momenti, la fantasia e l’arte di sapersi arrangiare citate in precedenza toccavano i picchi qualitativi più alti.

Ma cosa succede se si portano dei bambini a gareggiare alla guida di automobili a pedali su un vero circuito? Questo è il risultato.

Il “piccolo” premio di Goodwood
Circuito di Goodwood. Ogni anno a settembre si disputa il Goodwood Revival, un festival di tre giorni dedicato all’automobilismo e al motociclismo relativo al periodo 1948-1966. Ma durante questo evento non c’è solamente spazio per gli adulti nostalgici di mezzi e suoni vintage ma anche per i bambini, anche loro in versione vintage.
Esiste un evento dedicato a loro: la Settrington Cup.

Foto: Michael Cole/Corbis Sport

I partecipanti hanno tra i sei e i nove anni e possono guidare un solo modello di auto a pedali: la Austin J40. Il problema è che non si tratta di una corsa per tutti i bambini.
Può partecipare solo chi può arrivare a spendere quasi 7000 £ per questa macchina giocattolo a pedali, oltre ai soldi per rendere la vettura più performante per la gara.
La griglia di partenza è quindi composta da tanti piccoli Richie Rich, desiderosi di inserire il proprio nome nell’elenco dei vincitori della Settrington Cup.

Se tutta questa serietà non è abbastanza, c’è anche la ricerca di ogni richiamo possibile per ricreare l’atmosfera delle gare tra fine anni ’40 e metà anni ’60.
I bambini e le bambine partecipanti alla gara si schierano in griglia vestiti con lo stesso abbigliamento di quei periodi per abbinarsi meglio con l’estetica dei loro mezzi.
(Non ci si può mica mettere alla guida di un’auto vintage vestiti come dei normali bambini degli anni 2000, eh. Stiamo scherzando!? Ci mancherebbe altro.)
Se non bastasse questo livello di ricercatezza, anche genitori e parenti vari, fotografi e commissari di percorso sono vestiti con un abbigliamento adatto al contesto.
Come se fosse una grande rievocazione storica.

Foto: JoinTheWorld

Il minuto e dieci più carino e coinvolgente degli ultimi mesi
In circa 70 secondi abbiamo la possibilità di vedere forse la gara endurance più breve mai fatta. Ma non per i piccoli piloti. In oltre 200 metri di percorso, i partecipanti si sfidano in una gara di resistenza che ha inizio dallo scatto alla partenza – che ricorda le vecchie partenze alla 24 ore di Le Mans – e che si conclude sul traguardo dopo un bel quantitativo di pedalate. Bisogna avere buoni riflessi alla partenza, una buona corsa e una buona agilità nel saltare dentro l’abitacolo e, infine, è necessario saper pedalare ottimamente con ritmo e costanza. Basta un piccolo errore in uno di questi aspetti e la gara sarà subito in salita.

Dal 1969 al 2018. Passano gli anni ma certe cose rimangono sempre le stesse.

Dalla partenza confusionaria, è il numero #12 ad emergere. Il bambino si chiama Joe Stanley e ha accumulato un discreto vantaggio sugli avversari grazie alla sua ottima reattività.
Ma dopo una manciata di secondi, è il numero #8 Callum McWhirter ad avvicinarsi dalle retrovie, mettendosi sulla scia di Joe.

Callum è veramente concentrato e agguerrito. Basta vedere il diverso modo di affrontare la chicane a metà rettilineo rispetto al numero #12. Mentre Joe oppone più resistenza all’aria tenendo la testa sollevata, Callum avanza a testa bassa in modo molto più aerodinamico, riuscendo così a sfruttare la scia dell’avversario e a guadagnare velocità.

Mentre alle loro spalle gli altri partecipanti tentano sorpassi azzardati all’ingresso della chicane, il numero #8 sulla macchina bianca è praticamente incollato al numero #12 all’uscita del veloce destra-sinistra-destra che spezza a metà il percorso.
Joe fa fatica. É sfigurato dalla stanchezza. Callum è uno squalo che sente l’odore del sangue, sta pedalando con la stessa foga di un finale in volata al Tour de France.
A un certo punto, Joe si volta e alle sue spalle vede una sagoma con un cappello nero che si fa sempre più ingombrante. La sconfitta si avvicina per il numero #12 e lui stesso ne è consapevole.
I telecronisti sono esaltati come Galeazzi alle Olimpiadi di Sydney nel 2000.
Stanno assistendo come noi alla rimonta perfetta, è impossibile non esaltarsi per questa impresa.

Gli ultimi metri dopo il sorpasso finale sono una passerella per Callum che però non smette di pedalare, anzi. Sembra Fred Flintstone all’uscita dal lavoro nella famosa sigla de I Flintstones. Aumenta la frequenza delle pedalate, assumendo una postura innaturale con le mani che sembrano voler stritolare il piccolo volante della sua vettura bianca. Taglia il traguardo in trance agonistica mentre Joe, che era stato in testa per 3/4 di gara, è provato dalla fatica e dalla delusione. Callum McWhirter vince la Settrington Cup 2018.
Alle loro spalle, arrivi in volata al fotofinish e sorpassi all’ultimo metro disponibile sono la giusta conclusione per questa gara esaltante.

Posso solamente immaginare cosa sarebbero stati questi ultimi secondi di gara con il commento di Giampiero Galeazzi.

Così si conclude una delle gare in macchina (senza motore) più simpatiche e divertenti degli ultimi tempi. Un applauso agli organizzatori per la loro idea che ricorda come anche le corse in macchina possano essere considerate un gioco per bambini.

Published in Sport