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Olivier Panis: principe per un giorno

Foto: Pascal Rondeau/Getty Images

Olivier Panis ha sempre fatto parte della categoria dei piloti sottovalutati. Quei piloti che, per un motivo o per un altro, hanno sempre dovuto fare i conti con la sfortuna o con la mancanza di quegli elementi necessari a vincere con continuità le gare e i campionati. Dal 1994 al 2004, in dieci anni di carriera in Formula 1, ha ottenuto 5 podi in 157 gran premi disputati e un ottavo posto come miglior risultato finale in un campionato. Come spesso accade c’è un evento che rovina il corso degli eventi, che spezza gli equilibri. Per Olivier Panis esiste un pre e un post Montréal 1997, evento in cui la carriera del francese prese una piega diversa rispetto a quella immaginata.

15 giugno 1997. Montréal. Gran Premio del Canada.
Panis è partito dalla decima posizione in griglia e cerca la rimonta in gara. Al 51° giro, nel primo settore del circuito intitolato a Gilles Villeneuve, la Ligier del francese si scompone, urta il muro interno e viene proiettata a oltre 200 all’ora contro il muro esterno, distruggendosi. Entrambe le gambe di Olivier si fratturano nell’impatto, costringendo il francese a saltare le sette gare successive della stagione. Nulla fu come prima per Panis.

Ma questa non fu l’unica corsa decisiva nella carriera di Olivier Panis, ce ne fu un’altra famosissima in cui fu uno dei protagonisti principali. Si tratta di una delle gare più pazze nella storia della Formula 1: il GP di Monaco del 1996.

Agire nell’ombra
19 maggio 1996. Montecarlo, Principato di Monaco.
Partire in prima fila a Montecarlo garantisce sempre chance enormi di vittoria, più che in qualsiasi altro circuito. Si sa, sorpassare sulle strade del Principato è praticamente impossibile. Bisogna veramente inventarsi delle manovre rischiosissime – trovando quei millimetri tra i guard rail e le monoposto avversarie – per guadagnare delle posizioni, durante i duelli in gara. Olivier Panis si ritrova a partire in quattordicesima posizione e questo non è il massimo. Il francese si può ritenere fiducioso, dato che nel warmup del mattino è riuscito a strappare il miglior tempo sul giro.

C’è però un grosso problema. Tra il warmup e lo schieramento in griglia delle monoposto per la partenza, c’è stato un grosso acquazzone. Correre a Montecarlo sull’asciutto è problematico, sul bagnato diventa un casino. Come girare con un carrello della spesa in una gioielleria mentre viene lavato il pavimento. La buona notizia alla partenza è che ha smesso di piovere, quella cattiva è che l’asfalto è ancora bagnato. C’è chi rischia la partenza con le gomme d’asciutto per scommettere su un guadagno futuro e chi, invece non si prende il rischio. Olivier Panis e la Ligier non hanno ambizioni di vittoria ma sanno che la pioggia scombussola sempre i piani. È quella variabile che permette all’uomo di prendere il sopravvento sul mezzo. È l’occasione in cui le capacità e la fortuna possono ribaltare le sorti degli eventi.

Dalla prospettiva dell’attore non protagonista
Facciamo finta di avere a disposizione una regia personalizzata e spostiamo l’inquadratura su Olivier Panis. Il protagonista della storia è lui.
Sulla griglia di partenza Panis ha la Sauber di Johnny Herbert alla sua destra e davanti ci sono la Tyrrell di Mika Salo e la Footwork di Jos Verstappen, quest’ultimo parte con le gomme d’asciutto.

Ore 14:30, si parte! Non bisogna rischiare niente con l’asfalto ancora bagnato e Panis lo sa. Verstappen – che pensava di aver fatto la genialata del secolo, montando le gomme d’asciutto – si ritrova fermo contro le barriere alla prima curva. Bravo Jos, ottima mossa. L’asfalto bagnato è subdolo, anche per i maghi della pioggia. Michael Schumacher – che è partito male dalla prima posizione – si trova a recuperare dietro Damon Hill ma alla curva successiva al tornantino del Lowes, pizzica il marciapiede interno al cordolo con la gomma anteriore destra e va a spalmare la sua Ferrari sul guard rail esterno. Il primo giro è un ecatombe: fuori Verstappen, Fisichella, Lamy (entrambi eliminati da un contatto alla prima curva), Schumacher e Barrichello. Panis ha guadagnato due posizioni senza far nulla: ora è dodicesimo.

Dopo qualche giro Hill ha già guadagnato un considerevole vantaggio sui due inseguitori, Alesi e Berger, entrambi piloti della Benetton. Alle loro spalle Irvine fatica parecchio a far girare velocemente la sua Ferrari tra le scivolose strade del Principato e, così facendo, crea un trenino di vetture che contiene al suo interno pure Olivier Panis. Il francese per diversi giri è incollato agli scarichi della Jordan dorata di Brundle ma non c’è spazio per il sorpasso. Panis potrebbe disegnare a occhi chiusi il retrotreno della monoposto dell’inglese per quanto tempo si trova alle sue spalle. Al sesto giro si allarga alla Rascasse, Brundle fatica in uscita di curva e Panis lo supera all’ultima curva. Ora è undicesimo. Fortunatamente per lui, Irvine sembra guidare un comodino con le ruote e continua a tenere dietro tutti i piloti del trenino. Tutti più veloci del nordirlandese, compreso Olivier.

Colpi di scena nell’arco di alcuni giri: il cambio di Berger lo abbandona e lo costringe al ritiro negli angusti box di Montecarlo; Panis supera Hakkinen e subito dopo anche Herbert al tornantino del Loews. Invece Frentzen, nel tentativo di forzare un attacco su Irvine, finisce per tamponarlo e si ritrova penultimo dopo la sosta ai box per sostituire l’ala anteriore danneggiata. Panis viene nuovamente sorpassato da Herbert e si trova in ottava posizione.

L’asfalto si asciuga progressivamente col passare dei giri. Panis segue l’input di Hill e di Irvine, fermandosi ai box per montare le gomme d’asciutto. La mossa si rivela azzeccata e i tre volano, mentre i piloti che continuano con le gomme da bagnato viaggiano a rilento.
Olivier Panis è quarto e si mette alla caccia di Irvine. Vuoi vedere che questa è la gara fortunata per ottenere un risultato inatteso?
Panis è il più veloce in pista e sta stampando giri veloci a ripetizione. Gira almeno tre secondi più rapido del leader della corsa, Damon Hill. I due sono però distaziati di quasi un minuto. In neanche tre giri, Olivier recupera i cinque secondi di distacco che lo separavano da Irvine e gli si incolla agli scarichi alla ricerca di un varco per il sorpasso.

Al 35° giro, Panis rompe gli indugi. Irvine imposta delle traiettorie difensive, così facendo sacrifica la velocità in percorrenza nelle curve e l’accelerazione in uscita. Tanto a Montecarlo non c’è lo spazio per superare. All’uscita del Mirabeau Panis è attaccato alla Ferrari del nordirlandese. Irvine si allarga per impostare la traiettoria del tornantino più lento di tutto il campionato e… sorpresa! Panis si infila all’interno, costruendosi quello spazio con tanta astuzia. La ruota anteriore destra della Ligier di Panis entra in contatto con la fiancata sinistra della Ferrari e quest’ultima finisce dritta contro le barriere. Con un po’ di aggressività Olivier Panis sale al terzo posto. La Ligier è virtualmente sul podio. Incredibile.

Sopravvivere
Panis continua a girare mediamente due secondi più veloce rispetto a chi lo precede, completa il doppiaggio su Irvine (che si era fermato ai box per il contatto precedente) e continua a volare su quella striscia d’asfalto asciutta che si è formata in quel momento.
Altra sorpresa: Hill frigge il motore al 40° giro mentre si trovava in testa. Alesi diventa il leader della gara, Panis secondo. I due sono distanziati da oltre 30 secondi.

Ma questa corsa si è trasformata in una sfida ad eliminazione. Superata la metà gara, si contano 11 ritirati su 21 partenti. Qual era la strategia di Olivier Panis? Sopravvivere e adattarsi. Aspettare che le cose accadano e, nei momenti giusti, prendersi i rischi per far accadere queste cose. Panis cerca di ridurre il distacco con Alesi, lanciandosi in uno scambio di giri veloci con il pilota della Benetton. Ma non basta, almeno per il momento. Il distacco varia sempre tra i 15 e i 18 secondi circa, un’eternità per gli standard di Montecarlo.
Ma le cose accadono, in questa gara si è già visto. Al 60° giro, dopo circa 20 giri in testa alla corsa, una sospensione della monoposto di Alesi alza bandiera bianca, costringendo il francese al ritiro. Panis è in testa al Gran Premio.

Il francese della Ligier è in giornata di grazia e riesce a gestire il duello a distanza con chi lo segue. Infatti, David Coulthard è secondo, distanziato di oltre tre secondi. Ma lo scozzese della McLaren non riesce mai a scendere sotto il secondo di distanza, Panis gestisce il ritmo alla perfezione. Nel frattempo, la gara prosegue nel suo format “ad eliminazione”. Villeneuve e Badoer ritengono che la sede stradale fosse più larga del previsto ed entrano in contatto durante una manovra insensata. Ritiro per entrambi. Ma non sono gli unici. Eddie Irvine va in testacoda prima della curva del Portier e viene centrato da Salo e Hakkinen. Rimangono solamente quattro piloti in gara. Ormai in questa corsa succede di tutto. Questi piloti ritirati rimangono in classifica e c’è un motivo: non possono essere superati da nessun altro quando mancano otto giri alla fine del gran premio.

Una questione di tempo
La corsa è stata lentissima sul circuito più lento del campionato. Dopotutto, non si può correre a tutta velocità all’interno di una gioielleria con il pavimento bagnato. Visto che in Formula 1 le gare possono durare al massimo due ore, non vengono più contati i giri ma i minuti e i secondi mancanti alla fine. Scherzo del destino: verso la fine della gara riprende a piovere (leggermente). Questo potrebbe cambiare nuovamente tutto. Le vetture in gara rallentano ulteriormente il ritmo, non si può rischiare di buttare all’aria un risultato insperato nella corsa più pazza degli ultimi anni.

A circa quattro minuti dal termine, il distacco tra Panis e Coulthard è di poco più di un secondo. Niente però può fermare Olivier Panis. Non in questa giornata. Il distacco tra i due si elasticizza, comprimendosi e decomprimendosi ritmicamente col passare del tempo.
Tre minuti… 45 secondi… il tempo scorre inesorabilmente. È l’ultimo giro, Panis distanzia Coulthard ad almeno quattro secondi ma non c’è tempo per godersi il momento. Non c’è tempo per distrarsi, non c’è tempo per ripercorrere velocemente la propria carriera, pensare ai sacrifici, agli alti e bassi, alle delusioni. Non bisogna pensarci. Bisogna pensare a non lasciare pezzi della Ligier sui guard rail che trasformano questo circuito in un labirinto di acciaio e asfalto di cui però si conosce l’uscita.

Panis la conosce bene. Da circa due ore pennella le curve alla perfezione, accelera con delicatezza e gestisce con calma e precisione l’auto che si scompone in uscita dalle curve. Scade il tempo. Panis si trova nel tunnel, l’unica zona del tracciato che è sempre rimasta asciutta. La zona relativamente più sicura è quella paradossalmente più buia. Chicane del porto… curva del Tabaccaio… chicane delle Piscine. Tutto va alla perfezione. Breve allungo che porta alla Rascasse: il francese sfiora i guard rail che proteggono il famoso ristorante monegasco. All’uscita da quella curva, i commissari di pista sparano il pollice all’insù in segno di approvazione. Ultima curva, l’Anthony Noges: dietro non si vede nessuno. I suoi meccanici si sbracciano dal muretto, il direttore di gara sventola la bandiera a scacchi. Grazie a una rimonta pazzesca, derivante da una strategia di gara e un assetto che sfiorano la perfezione assoluta, Olivier Panis vince il Gran Premio di Monaco del 1996!

Questa sorprendente affermazione fu la prima e ultima vittoria nella carriera in Formula 1 di Olivier Panis e fu anche l’ultima della Ligier. Come accennato precedentemente, il talento mostrato fino a quel momento fecero immaginare una carriera diversa ma il destino aveva altri piani. Dopo quell’infortunio in Canada, Panis non riuscì a riprendersi completamente. Vagò nelle posizioni di metà classifica per il resto della sua carriera in Formula 1, forse non aiutato da vetture poco competitive e dalla poca fortuna che lo assistette in seguito.

Si ritirò dalla Formula 1 nel 2006, riciclandosi nelle gare di Endurance – in cui ottenne 2 buonissimi quinti posti alla 24 ore di Le Mans (nel 2009 e nel 2011) e una vittoria alla 12 ore di Sebring – e, in seguito, nelle corse sul ghiaccio del Trofeo Andros.

Una carriera mai vissuta sotto le luci dei riflettori e forse doveva andare così. La qualità sopra la quantità. Una sola vittoria ma iconica, nella gara che ha lo stesso valore di una stagione intera. Solitamente, quando si incorona il vincitore di una corsa, colui che vince diventa metaforicamente il re. Ma nel Principato di Monaco non esistono re, solo principi.
Dunque, il 19 maggio 1996 a Montecarlo, Olivier Panis divenne principe per un giorno.

Published in Motorsport