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Maradona e Messi: due gol simili, impatti diversi

Maradona e Messi. Gli elementi comuni ad entrambi sono svariati: il baricentro basso, il piede sinistro, la maglia numero 10, l’Argentina, il Barcellona, lo stile di gioco molto simile. Entrambi sono dei poeti del calcio, capaci di usare il loro piede sinistro come una penna, sfruttando il pallone come inchiostro per far percepire giocate di rara bellezza.
C’è chi li paragona, chi ritiene l’uno più forte dell’altro. Di sicuro entrambi hanno già preso da tempo la residenza nel Pantheon calcistico.

In comune hanno anche alcuni gol, azioni simili ma con impatti diversi sul calcio e sull’immaginario collettivo. Non è un caso: tutto ciò che fanno Maradona e Messi ha un impatto diverso, non solo rispetto agli altri ma anche tra i due.

Dalla Mano de Dios al Gol del secolo
22 giugno 1986. Stadio Azteca, Città del Messico. Quarti di finale della Coppa del mondo di calcio. Argentina contro Inghilterra. Sfida che non si limitava all’ambito calcistico ma aveva ripercussioni politiche. L’Argentina cercava il riscatto dopo la vittoria del Regno Unito nella Guerra delle Falkland (isole chiamate anche Malvinas per gli ispanofoni) del 1982. Il peso della sconfitta fu pesantissimo per l’Argentina e la sfida ai Mondiali poteva essere l’unica strada per compensare almeno dal punto di vista calcistico l’umiliazione subita in guerra.

L’altitudine può creare problemi alle persone (Città del Messico si trova a oltre 2250 metri sopra il livello del mare), ad altri sembra solamente aprire la mente e riuscire dove gli altri faticano. I 115 000 che riempirono lo Stadio Azteca (e gli spettatori davanti alla tv) videro come Diego Armando Maradona riuscì a farsi beffe degli inglesi in due modi totalmente diversi e inaspettati. Dicevamo in precedenza di come Argentina-Inghilterra dell’86 fosse diventata la rivincita della Guerra della Falkland, Maradona fece suo il pensiero “in guerra non ci sono regole” e mise subito in chiaro le cose.

Sesto minuto del secondo tempo: punteggio di 0-0. Maradona prende palla dopo il cerchio di centrocampo e punta verso l’area di rigore. Salta in dribbling due avversari, evita il terzo al limite dell’area e cerca di servire Valdano che stazionava a pochi metri di distanza. Quest’ultimo controlla male il pallone, il centrocampista inglese Hodge sbaglia il rinvio e alza un campanile in area di rigore. Shilton cerca di rinviare con i pugni il pallone vagante ma viene anticipato imprevedibilmente da Maradona, il quale spedisce il pallone in fondo alla rete.

Momento di shock sensoriale. Cos’è successo? Come è stato possibile? Shilton sarà venti centimetri più alto di Maradona. L’argentino non può aver colpito di testa. E, infatti, fu così. In guerra non ci sono regole e Maradona doveva rispondere all’umiliazione della guerra dell’82. Quel misto di shock e incertezza cognitiva era dovuta al fatto di aver appena visto una clamorosa rottura delle regole. Sembrava impossibile crederlo ma è stato così. “Ha segnato veramente con la mano?”. La risposta è affermativa. Però se ne accorsero tutti tranne l’arbitro Ali Bin Nasser, che convalidò la rete.

La rottura delle regole, è sinonimo di libertà. La scorrettezza della Mano de Dios venne sostituita qualche minuto dopo dall’elogio alla libertà: il Gol del secolo.
Nono minuto del secondo tempo: punteggio di 1-0 per l’Argentina. Enrique passa il pallone a Maradona una decina di metri all’interno della propria metà campo. Danza sul pallone, mandando due avversari a cercare funghi e inizia la sua famosa corsa di 60 metri palla al piede in circa 12 secondi. In totale salterà in dribbling cinque avversari più il portiere Shilton, depositando il pallone a porta vuota. Gol decisivo per la vittoria finale dell’Argentina e, soprattutto, Più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA.

I remix di oltre vent’anni dopo
Stagione 2006/2007. Lionel Messi è ormai alla terza stagione in prima squadra al Barcellona e sta ottenendo sempre più spazio nelle rotazioni. Vuole però incidere maggiormente con le sue giocate, proprio come faceva Maradona con la maglia della nazionale argentina. E prese alla lettera i due esempi citati precedentemente e li ripropose a modo suo oltre vent’anni dopo, in due differenti partite.

9 giugno 2007. Stadio Camp Nou di Barcellona. Trentasettesima giornata della Liga. Barcellona contro Español: il derby della città catalana.
Quarantatreesimo minuto del primo tempo: punteggio di 1-0 per l’Español. Messi riceve la palla sulla trequarti, chiede l’uno-due con Eto’o e si butta dentro l’area. Il camerunese però controlla il pallone e allarga sulla destra per Zambrotta. Quest’ultimo crossa in area, il pallone viene deviato da un giocatore avversario (nel tentativo di rinviarlo) e si alza. Messi, come successo oltre vent’anni prima con Maradona, anticipa l’uscita del portiere avversario colpendo il pallone con la mano dopo aver finto un colpo di testa. Pallone in rete e giocatori dell’Español increduli per il mancato annullamento di un gol clamorosamente irregolare. Stesse immagini del 1986 e stessa esultanza anche per il colpevole della furbata.

18 aprile 2007. Stadio Camp Nou di Barcellona. Semifinale d’andata della Copa del Rey. Barcellona contro Getafe.
Ventinovesimo minuto del primo tempo: punteggio di 1-0 per il Barcellona. Xavi gestisce sapientemente un pallone all’interno della propria metà campo e serve Messi sulla fascia destra. L’argentino nasconde il pallone per due volte ad altrettanti avversari e accelera, puntando l’area. In oltre 60 metri di corsa, finge di convergere verso il centro per chiedere lo scambio con Eto’o ma vede uno spazio nella difesa del Getafe e decide di andare fino in fondo. Evita l’intervento dei difensori, salta il portiere in uscita e segna a porta vuota con un pallonetto di destro. 60 metri di corsa in poco più di 10 secondi, 11 tocchi, 5 avversari saltati.

“Effetto Gol del secolo”
Escludiamo le due scorrettezze con la mano e concentriamoci sugli assolo dei due fenomeni argentini. Tecnicamente ci sono alcune differenze tra i due gol. Maradona impiegò più tempo e utilizzò solamente il piede sinistro per dribblare più avversari; Messi, invece, toccò la palla anche col piede destro (tra cui il tocco decisivo per spedire la palla in fondo alla rete) e percorse la sessantina di metri più velocemente. Ma ci mise in mezzo anche due tunnel da illusionista a inizio azione. Potrebbe essere impopolare come affermazione ma il gol di Messi è tecnicamente più bello rispetto al Gol del secolo di Maradona. Ma allora perché il gol di Maradona è più iconico rispetto a quello di Messi?

Jorge Valdano tracciò un confronto utile per analizzare da un altro punto di vista le giocate. Affermò: «Diego giocò con le pause e le accelerazioni, Messi ha deciso per la verticalizzazione e l’accelerazione». Il calcio iper-cinetico di Messi lascia poco spazio al raziocinio umano. Troppi tocchi col pallone incollato al piede ad altissima frequenza, troppa velocità, troppo controllo. Contro di lui bisogna difendere veramente col rosario in mano: è difficilissimo portargli via il pallone se parte in velocità. Sembra quasi che il suo sia un calcio istintivo ma non lo è per nulla, semplicemente è lui a darci questa sensazione in queste giocate. È una macchina che processa dati più velocemente delle connessioni ripetute tra il piede sinistro e il pallone. Ritmi insostenibili per un normale essere umano.

Devo andare dal punto A al punto B e ci sono 5 avversari di mezzo? Vado dritto, accelero, salto tutti e segno. Nel caso di Maradona l’effetto fu diverso.
Partiamo da un aspetto fondamentale: l’atletismo dei due è totalmente diverso e il gol all’Inghilterra lo dimostra. Valdano affermò che Maradona giocò con le pause e le accelerazioni ed è verissimo. Le pause servivano ad analizzare la situazione e prendere così una decisione, le accelerazioni servivano a portare al termine queste scelte. Negli anni ‘80 era più raro vedere dei gol di questo tipo, dunque anche un ritmo più lento e meno mozzafiato rende il gol “incredibile”, “meraviglioso” o “il più bel gol mai fatto”.
Il pubblico difficilmente aveva visto una cosa del genere con i propri occhi. Il senso di ogni giocata, di ogni tocco, di ogni movimento ebbe un significato diverso dal solito. Abbiamo citato in precedenza come la rottura delle regole possa dare spazio alla libertà, ma anche la rottura del ritmo provoca questa sensazione.

Nel Gol del secolo tutto parte da un gesto normalissimo: un dribbling. Ma quando questo viene ripetuto più dell’uso comune in voga all’epoca – in cui i difensori si mettevano pochi problemi ad asportare arti inferiori ai dribblomani – si entra in una fase di approfondimento sensoriale. Questo avviene perché chi guarda non si aspetta una variazione nel ritmo dovuta semplicemente alla ripetizione dello stesso gesto. Un dribbling, al massimo due e poi bisogna passare il pallone. Nel caso di Maradona non fu così. È ciò che trasformò un qualcosa di normale in memorabile.

La sequenza di dribbling, unita alle improvvise accelerazioni, permise l’apertura di nuovi spazi di gioco. L’unione di continuità e di discontinuità nell’arco della stessa azione, invece, dava quella sensazione di incertezza su ciò che stava per accadere. Gli spettatori allo Stadio Azteca e a casa davanti alla tv avranno pensato “e ora cosa vorrà fare?”. Ma non si può analizzare il processo creativo di un genio, si può solamente aspettare il risultato finale perché il processo non è così prevedibile come ci si aspetterebbe da una persona normale. Non è un caso che a metà azione, dopo aver visto quell’agglomerato di dribbling e accelerazioni, il finale dell’azione divenne sempre più prevedibile: “Maradona vuole scartare tutti e segnare”. È ciò che avvenne. Dal prevedibile, passando per l’imprevedibile e tornando nuovamente al prevedibile.

L’impatto sull’immaginario collettivo
Non è banale affermarlo: prima del gol di Maradona non ci fu niente di simile nell’ambito mainstream. Il gol di Messi può essere più esteticamente appagante ma l’atmosfera e il contesto tecnico, politico e sociale è imparagonabile con l’invenzione di Maradona. Messi prese spunto da Maradona, sembra anche superfluo sottolinearlo. Ma anche i commentatori al gol di Messi presero spunto dal racconto magistrale di Victor Hugo Morales dell’assolo di Maradona, colui che è definito il “cronista venuto da un altro pianeta”.

Eh sì, ad amplificare la portata storica dell’azione de “El Pibe de Oro” ci fu la telecronaca immaginifica del cronista uruguagio. Il passaggio dal prevedibile all’imprevedibile divenne evidente nell’incapacità di descrivere l’azione del gol, dal dribbling iniziale al tocco finale, in maniera continua e coerente nello stile. Dalla descrizione pura dell’azione allo stupore. Dal sacro al profano, passando per una valanga di creatività poetica. E non dimentichiamoci del “barrilete cósmico”, invenzione strepitosa di Morales.

«… la tocca per Diego, ecco, ce l’ha Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona, avanza sulla destra il genio del calcio mondiale. Può toccarla per Burruchaga… sempre Maradona… genio, genio, genio… c’è, c’è, c’è… goooooooooool… voglio piangere… Dio Santo, viva il calcio… golaaaaaazooo! Diegooooooool! Maradona! C’è da piangere, scusatemi… Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi… aquilone cosmico… Da che pianeta sei venuto, per lasciare lungo la strada così tanti inglesi? Perché il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina… Argentina 2, Inghilterra 0. Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Grazie, Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0.»

Il fascino del vecchio
I telecronisti alle prese con il gol di Messi ebbero a che fare con le stesse sensazione provate da Morales nel gol del 1986. Ed è normale che sia così, il gol è praticamente identico. Ma c’è quella sensazione di “già visto e già provato” che rende il gol di Leo meno iconico rispetto a quello del suo predecessore, pur essendo paradossalmente più bello. Non c’è la telecronaca mai sentita prima, non c’è lo stadio e l’atmosfera paragonabile, non c’è nemmeno il contesto simile – non vorremo mica paragonare una semifinale di Copa del Rey con quella dei Mondiali vista da un’enormità di persone? – di paragonabile c’è solamente il gesto tecnico.

Il fascino del vecchio ritorna e lo fa da dominatore. C’è un prima e un dopo il Gol del secolo. Non è nemmeno questione di essere nostalgici, ciò che è innovativo rimane stampato nella mente di chi percepisce questa determinata cosa. Maradona e Messi hanno in comune tantissime cose: il baricentro basso, il piede sinistro, la maglia numero 10, l’Argentina, il Barcellona, lo stile di gioco molto simile. Entrambi hanno svelato al mondo nuove forme di segnare e di creare calcio. Punizioni, assist, rovesciate, dribbling, gol fenomenali. Maradona ha mostrato tutto il suo repertorio, Messi non ancora. È possibile che La Pulga possa proporre nuovamente qualcosa di simile come impatto al Gol del secolo e direi che l’ha già fatto in diverse circostanze.

Ma in fondo sappiamo tutti che ci sarà un solo “barrilete cósmico” e solamente un Gol del secolo perché ci sono elementi che trascendono il calcio e si fondono con altre sfere della vita. Ciò che accadde di fronte in quei 15 secondi di fronte a 115 000 spettatori (più migliaia a casa) ha troppa importanza per essere sostituito da qualcos’altro di paragonabile come impatto sull’immaginario collettivo.

Published in Calcio