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La perseveranza di Danny Way

Eric Lars Bakke/ESPN Images

Nell’ideale dizionario di Danny Way, la parola “perseveranza” è una delle prime voci insieme a “talento”.
Stiamo parlando di uno dei più talentuosi skater mai visti sulla faccia della Terra, vincitore di diverse medaglie d’oro agli X Games, autore di svariati record come la maggiore altezza raggiunta con lo skate sul vert (7,2 metri), maggiore distanza coperta in volo con un salto (24 metri) o come il record di velocità raggiunta sullo skate (119 km/h).
Ma, soprattutto, stiamo parlando di uno skater che ha saltato da un elicottero con lo skate per atterrare su una vert ramp e che è stato in grado di saltare con lo skate la Grande Muraglia Cinese (con una caviglia fratturata!).

Foto: Tumblr

Il manifesto della perseveranza
31 luglio 2008. Staples Center, Los Angeles. X Games XIV. Danny Way gioca in casa: infatti la competizione è quella del “Big Air” che si disputa sulla mega ramp, messa a punto proprio dallo skater originario di Portland.
L’avversario principale è Bob Burnquist, leggendario skater brasiliano, abilissimo sul vert.
Già dalle prove, Danny Way deve avere a che fare con le cadute. Troppe. Almeno una caduta per run.
Il morale e il fisico sono a pezzi ma Danny tiene duro e confida nelle run di gara.

Piccola parentesi: le run nel Big Air agli X Games sono cinque e sono caratterizzate da due trick per ogni atleta.

Prima run che si conclude con un nulla di fatto: Danny sbaglia l’atterraggio dopo il primo salto. La botta mentale è la cosa peggiore perchè la buona riuscita della prima run è fondamentale per potersi scrollare di dosso l’ansia e le preoccupazioni riguardanti le precedenti cadute. Il corpo si irrigidisce e inizia ad amplificare i dolori, il cervello inizia a mandare segnali poco positivi e il morale dell’atleta sprofonda ancora di più.

Seconda run: Danny prende l’ascensore che lo porta all’ingresso della rampa, a circa 12 metri d’altezza e parte. Riprova con la sequenza precedente: ecco un gigantesco Backflip Rocket Air.

Fuori uno, ecco il prossimo trick in arrivo dal quarter pipe: Backside 540 a circa 15 metri d’altezza, ma qualcosa va storto. Infatti, le gambe di Danny Way colpiscono il bordo della rampa durante l’atterraggio, facendolo ribaltare in avanti e facendogli picchiare la schiena sulla rampa. Il colpo è terrificante. Lo Staples Center è ammutolito.

Solamente un anno prima, Jake Brown nella stessa competizione, fece preoccupare migliaia di spettatori che lo videro incosciente e infortunato a terra dopo un volo assurdo da 14 metri d’altezza (riuscirà a rialzarsi dopo qualche minuto con un polso e una vertebra fratturati, con contusioni al fegato e al polmone, con la rottura della milza e con una commozione cerebrale).

Danny si rialza a fatica sorretto a braccia dallo staff medico. È devastato dalla caduta ma è determinato ad andare avanti e a concludere le run successive.
Deve seguire il suo motto: “go or die”. Non esiste altro modo per uno che ha trovato nello skate la via di salvezza dopo un’infanzia terribile, contraddistinta dalla morte del padre quando era un neonato e dall’abuso di sostanze che stava consumando lentamente la madre.

“Go or die”
Nonostante i pareri contrari dei medici, Danny Way riprende la strada fatta in precedenza: corridoi del palazzetto, ascensore e ingresso della mega ramp.
In un attimo il cervello viene resettato. Via i pensieri negativi e le preoccupazioni per il non poter skateare liberamente a causa dei dolori.

Si riparte con la terza run. Stessa sequenza della run precedente: Backflip Rocket Air e Backside 540. Tutto va a meraviglia. Alla fine Danny è riuscito a chiudere entrambi i trick ed ha chiuso la run dopo la lunga serie di sfortune ed errori che lo hanno distrutto emotivamente e fisicamente durante le ultime ore. Il pubblico è impazzito, gli avversari applaudono e finalmente qualcuno da lassù gli ha dato qualche segnale positivo per continuare la competizione con un morale risollevato.

Ma le montagne russe emotive non hanno concluso la loro corsa. In un attimo Way è passato dal fissare il soffitto dopo essere caduto malamente sulla schiena a scivolare giù dalla rampa in preda alla gioia dopo aver conquistato uno dei suoi obiettivi.
Cos’altro può succedere ora?

Quarta run. Discesa e poi primo salto: Indy Nosebone Backflip chiuso perfettamente e poi Varial 540 sul quarter pipe. Tutto sembra andar bene anche sul secondo trick ma l’atterraggio regala qualcosa di inaspettato. Quando sembra aver chiuso la manovra, Danny atterra male e cade all’indietro, sbattendo violentemente la testa sulla rampa.
Il suo corpo gli ha detto basta e continua a mandargli segnali di resa, mentre scivola in stato di incoscienza sulla rampa. Il destino gli ha voltato nuovamente le spalle e il suo corpo gli ripresenta il conto. Non può andare peggio di così.

Ma il rimorso per non aver provato ad andare avanti fa più male dei dolori fisici.
Ed ecco che il nostro amico si ripresenta zoppicante in cima alla mega ramp.
Ormai Danny Way non ha più nulla da perdere e parte con la quinta ed ultima run.
Poco prima di lanciarsi, ricerca un aiuto dall’alto per concludere la sua sequenza, possibilmente in piedi e tutto intero.
Si lancia: Backflip Rocket Air chiuso e subito dopo un Varial McTwist.
Tutto va come deve andare e Danny Way passa dal terzo posto (in cui si trovava) al primo. Dopo tutto quello che gli è capitato, si trova davanti a tutti dopo la sua run finale con un punteggio di 94.

Ma non aveva fatto i conti con Bob Burnquist e con la sua impeccabile run: il punteggio dice 96 e la medaglia d’oro va al brasiliano. Danny Way conquista la medaglia d’argento.

Ma dopo tutto quello che gli è capitato in una serata, il risultato passa in secondo piano rispetto alla consapevolezza di essere caduto e di essersi rialzato ogni singola volta, nonostante il dolore e la frustrazione. Sempre con la solita perseveranza e seguendo il solito motto: “go or die”.

Questa è una delle tante imprese di Danny Way, un’icona di resistenza umana.

Published in Sport