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Gigi Del Neri: tra extrabeat e polisintesi

Foto tratta dal web

Cosa c’entra Gigi Del Neri con l’extrabeat e la polisintesi? In teoria niente ma con un po’ di fiducia è possibile capirci qualcosa in più.
Del Neri è stato un innovatore. In un periodo in cui il 90% delle conferenze stampa ed interviste post-partita sono monopolizzate da allenatori che dipingono quadri di banalità, parlando poco e cercando di non svelare dettagli interessanti, Gigi Del Neri riusciva a distinguersi rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi. Parlava tantissimo ma garantiva un alto livello di cripticità, tanto caro ai colleghi che non vogliono sbilanciarsi di fronte a microfoni e telecamere.

Seconda metà del 2001. MTV manda in onda un videoclip che urla attraverso lo schermo “canzone rap mainstream anni ‘90-2000”. In questo insieme di SUV neri e mezzi di ogni tipo, primi piani invadenti, innumerevoli cameo di rapper e produttori della scena americana, chiappone d’ebano che rimbalzano sul beat e uno scontro con un bufalo (!!!), c’è lui: il fulcro della canzone e del videoclip. È Busta Rhymes e la sua canzone si chiama Break Ya Neck, tratta dall’album Genesis. È incredibile la facilità con cui passa da un flow più rilassato (in cui risalta il suo inconfondibile timbro nasale) a un’esondazione di barre in extrabeat, che coincide con il cambio di beat nella traccia.

Rimaniamo sempre nel 2001 ma prendiamo un volo intercontinentale che ci porta in Italia. C’è una sorpresa in Serie A: è il Chievo Verona guidato da Gigi Del Neri. Una squadra compatta, organizzata, sempre pronta a giocare in velocità. Un collettivo che sfrutta le armi a propria disposizione: un 4-4-2 modellato sulla velocità di due motorini sulle fasce come Manfredini a sinistra e il pirandelliano Eribert…ehm…Luciano a destra, su una una coppia di attaccanti che andava tranquillamente in doppia cifra in termini realizzativi come Marazzina e Corradi, oltre che su una cerniera di centrocampo formata dal cerebrale Corini e da un centrocampista “d’assalto” come Perrotta.
Una prima parte della stagione 2001-2002 contraddistinta dall’impresa a San Siro dei gialloblu: il 2-1 in casa dell’Inter.

Nei post-partita delle partite del Chievo è però Gigi Del Neri a polarizzare l’attenzione dei media e del pubblico. Le sue risposte alle domande dei giornalisti fanno viaggiare la mente, alla ricerca di ricordi ed emozioni già provate in precedenza. «Ma dov’è che ho già sentito una cosa simile? Mi è già capitato di sentire qualcuno che si esprimesse in modi difficilmente comprensibili». Illuminazione. «Ecco dove ho già provato le stesse emozioni che sto provando mentre ascolto Del Neri: Break Ya Neck di Busta Rhymes». Stavolta non ci sono dreads, non ci sono elementi di fisicità e cultura tipicamente nera, non c’è la capacità di creare incastri usando la lingua inglese e nemmeno una strumentale rap in sottofondo. C’è solamente un italiano di poco meno di 1,80 m con gli occhi azzurri e i capelli grigi che ha una parlantina particolare.

Si può tranquillamente affermare che Busta Rhymes e Gigi Del Neri siano collegati tra loro dall’uso dell’extrabeat. Come Busta – che praticamente andava più veloce dello standard richiesto dal beat – anche Gigi spara un numero di sillabe superiore a ciò che richiede la normale metrica di una frase. Ma non solo questo. Il ritmo e i difetti di pronuncia fanno in modo che l’udito umano arrivi quasi a percepire delle sequenze di parole che si fondono come a formare singole interminabili parole pronunciate a velocità Mach 2. Sostanzialmente, Gigi Del Neri trasforma il suo italiano in una lingua polisintetica.

In un contesto così ironico, una spiegazione seria di un concetto del genere sarebbe come assaporare un croissant al catrame ma è giunto il momento di un chiarimento dal sapore intellettuale.
In linguistica, la polisintesi è un fenomeno che consiste nella formazione di una parola che, in altre lingue, corrisponderebbe a intere frasi, in quanto contenente un insieme di elementi che esprimono concetti diversi di senso compiuto. Tra le lingue polisintetiche, ad esempio, ci sono alcune lingue indigene americane e il groenlandese.

Ma quindi Gigi Del Neri è groenlandese? No. E non ha neanche parenti che sono nativi americani. È un friulano di Aquileia che prende in prestito elementi linguistici provenienti da altre lingue ed altri linguaggi per trovare il suo personalissimo modo di esprimersi. Contemporaneamente criptico e generoso di informazioni con i giornalisti. Tanto mica era un problema suo se nessuno capiva. E a questo proposito, una domanda sorge spontanea: ma i suoi giocatori lo capivano? Evidentemente sì, vedendo come giocava il suo Chievo o la sua Samp, trascinata dalla coppia Cassano-Pazzini in attacco. Farsi capire dai propri giocatori e non farsi capire da tutti gli altri: il desiderio di tantissimi allenatori.

Allora Gigi Del Neri è stato veramente un innovatore del linguaggio da allenatore che si deve confrontare col contesto italiano della Serie A. Vi lamentate che gli allenatori in Italia dicono poche cose e molto spesso banali? Allora, a modo mio, parlo tantissimo e molto rapidamente. Non mi capite? È un problema vostro.
Gigi Del Neri ha sempre giocato (in modo più o meno consapevole) con le “decodifiche aberranti” tanto care a Umberto Eco per beffare i media, sperimentando (involontariamente) con la polisintesi e l’extrabeat.
(Io, comunque, un remix di Break Ya Neck fatto da Gigi Del Neri me l’ascolterei volentieri ma questo è un altro discorso).

PS: internet è un posto magnifico che regala tantissime perle.
È il momento del quiz: quante parole in italiano comprensibile riesce a pronunciare Gigi Del Neri in questo video? (Le bestemmie non contano).

Seconda e ultima prova. Come suggerisce il titolo del video, indovina cos’ha detto Gigi Del Neri.

Published in Altre cose