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Ghost Rider: l’antieroe

Foto: Columbia Pictures

Breve disclaimer: Ghost Rider è probabilmente il più famoso trasgressore di regole stradali che il mondo abbia mai visto. In questo pezzo non si parla del personaggio interpretato da Nicolas Cage nell’omonimo film e nemmeno del personaggio della Marvel. Questi sono fatti reali, non è finzione.
Sembra banale sottolinearlo però non bisogna dare niente per scontato: in questo articolo non si vuole veicolare nessun elogio alla follia di questo pilota/stuntman.
Dunque, affidandosi alla cultura pop americana: “don’t try this at home”.

È una bella giornata, c’è il sole e non ci sono nuvole nel cielo. Forse non è la giornata adatta per stare chiuso dentro una macchina ma sei là dentro che guidi, in attesa di arrivare a destinazione. Tutto sembra andare come sempre. C’è l’anziano davanti che guida lentamente e ti fa perdere tempo, il camionista a destra ti impedisce di cambiare corsia e sei sull’orlo di smadonnare, ma l’autoradio è la tua amica. È il supporto che ti fa compagnia in questo viaggio verso Uppsala, a nord di Stoccolma. C’è il sole ma il clima svedese ti impedisce di tenere i finestrini abbassati. Le dita della mano destra si staccano un attimo dal volante per raggiungere la manopola dell’autoradio. Il volume della radio aumenta considerevolmente e, unito ai finestrini sollevati, ti isola dal mondo circostante. C’è la tua canzone preferita e ti dimentichi degli altri automobilisti incontrati e di tutti i problemi.
Ogni volta è la stessa sensazione, tutto va come sempre. Il contachilometri segna i 100 km/h e i tuoi pollici sbattono sul volante, seguendo il ritmo della canzone.

All’improvviso i finestrini tremano per qualche decimo di secondo, come se stessero per esplodere. No, non è colpa del volume della radio. È colpa di un missile nero che passa a una velocità insensata in quel metro e mezzo tra il guard rail – che spesso per i motociclisti diventa un tritacarne in caso di incidente – e l’auto. E poi sparisce come un fantasma, proseguendo la sua corsa forsennata verso nord. Cos’è stato? Probabilmente, vista l’agilità del mezzo, dovrebbe essere una moto. Una moto di grossa cilindrata, uno di quei mostri giapponesi velocissimi. Chi guidava quella moto? Chi è il pazzo che mette a rischio la sua e la vita degli altri in questo modo? Sembra un personaggio da fumetto. Sembra il Ghost Rider della Marvel ma senza le fiamme. Forse è lui in carne ed ossa? Boh, nessuno l’ha mai visto chiaramente.

“Uppsala Run”
Cambio di prospettiva. “Non devo morire. Non devo morire. Non devo morire. Oh no, il camion! Meno male, l’ho mancato di pochissimo! Posso accelerare di nuovo, c’è meno traffico. 280 km/h… 290 km/h… 299 km/h. La moto non va più di così: è al limitatore. Come si sta bene! Che bella giornata di sole! Dai che ce la faccio, ora non rallento più. La macchina davanti si sta spostando verso sinistra, speriamo non vada sulla linea bianca. Riuscirò a passare in quel metro di asfalto? Forse sì, però le lame di quel guard rail mi fanno paura. Vabbè, io chiudo gli occhi e vado. Aaaaaaaahhhhhhhh! Ce l’ho fatta! Ho proprio sverniciato quella macchina. Ora ho strada libera, posso andare tranquillo.

Si entra nella zona in mezzo ai boschi, sto per raggiungere Uppsala. Ancora pochi chilometri e arrivo. Quanto tempo è passato? Forse una decina di minuti. Fortunatamente c’è meno traffico rispetto a prima. Ora posso andare a manetta. Per non rallentare devo fare lo slalom in mezzo a quelle due auto. Lo faccio? Sì, dai. Fatto. 294 km/h! Meno male che non sono caduto a quella velocità, mi avrebbero raccolto da terra con un cucchiaino.
299 km/h: la moto non va più veloce di così. Peccato. Ora devo scegliere: passo la macchina davanti passando a destra o a sinistra? Sinistra. Male che vada finisco sui cespugli a bordo strada. Wooooo! Sverniciata anche questa macchina! C’è mancato poco. Sai cosa? Sono partito da Stoccolma con una telecamera sul cupolino, io saluto chi vedrà il video in futuro. Ecco il mio pollicione. È una cosa da pazzi ma tanto io lo sono, che problema c’è? Sono proprio soddisfatto, anche se sono uno stupido.

Ora c’è più traffico, forse sto arrivando a destinazione. Non devo fare cazzate. Parzializzo il gas e slalomeggio tra le macchine. Posso anche rallentare un po’, è da oltre 10 minuti che sto andando in pieno. Tutto è andato bene, posso accelerare di nuovo. Ho strada libera. Vedo in lontananza una rotonda: sono arrivato! Rallento progressivamente, ci sono le macchine in fila, mi accodo pure io. Sono arrivato a Uppsala! Ecco la rotonda! Quanto ci ho impiegato? 14 minuti e 55 secondi. Non male, anzi. Sono stato molto veloce.”

Ghost Rider
Foto: X-Factor Productions

Queste possono essere state le parole del pazzo vestito di nero che ha messo a rischio la propria vita e quella degli altri. In poco meno di 15 minuti ha percorso i 68 chilometri che dividono Stoccolma a Uppsala. Per farlo, è salito a bordo della sua Suzuki GSX R 1000 nera e ha viaggiato a un’incredibile velocità media di 273 km/h. Per intenderci, la velocità media più alta mai raggiunta da un’auto di Formula 1 in un giro cronometrato in qualifica è stata di 263.587 km/h (pole position ottenuta da Kimi Raikkonen nel Gran Premio d’Italia a Monza del 2018, al volante della Ferrari).

Quel pazzo prende il nome di Ghost Rider e ha dato prova del suo coraggio e della sua stupidità correndo su quel tratto d’autostrada svedese, zigzagando tra le auto, compiendo sorpassi e manovre azzardate a un ritmo mozzafiato. In certi momenti sembrava Joseph Gordon-Levitt in Senza Freni. In ogni situazione di pericolo, in cui bisognava prendere una decisione su quale fosse la traiettoria giusta per non morire, sembrava che per lui il tempo si fermasse quel tanto che bastava per analizzare rapidamente la situazione, decidere l’opzione migliore, farsi il segno della croce e andare col gas a manetta.

Ghost Rider: The Final Ride
È il 2002 e questo saggio di come si usa il codice della strada per soffiarsi il naso è finito in un DVD che vede protagonista Ghost Rider, sempre pronto a mettere in mostra la sua guida aggressiva, il suo amore per il rischio e la sua capacità di guidare così veloce una moto mostruosa, nonostante l’enorme dimensione delle sue palle. Eh sì, ci vogliono due palle da bowling al posto dei testicoli per andare in giro a fare queste cose.

Ghost Rider aveva però anche il suo lato da freestyler. Faceva un po’ d’arte astratta grazie alle virgole nere lasciate sull’asfalto dai suoi pneumatici, copriva grandi distanze in monoruota e spesso si divertiva a scherzare con la polizia.

Ma nel DVD The Final Ride sono le corse e gli inseguimenti su strada a fare la grossa parte del divertimento di Ghost Rider. È presente anche una folle corsa a tappe di 55 chilometri in un anello stradale. Partenza: Stoccolma; arrivo: Stoccolma.
Si tratta di una corsa ad inseguimento che ha un grande problema: tanto ma tanto traffico. C’è meno velocità pura rispetto alla “Uppsala Run” ma il rischio, paradossalmente, aumenta. Tratti di strada fatti contromano, slalom strettissimi tra le auto, manovre avventate. Tutte queste scene fanno riflettere e fanno pensare: “e se anche gli altri si mettono ad imitarlo?”

Il problema del rischio di emulazione è gigantesco quando si parla di azioni come quelle di Ghost Rider e lui stesso ne è consapevole. Su un quotidiano svedese, Aftonbladet, diede la sua opinione in un’intervista. «Devo calcolare tutto quello che può succedere. Anche che possa uccidere qualcuno.» Riferendosi al film e all’impatto che può avere sul pubblico: «È un film idiota, davvero. Purtroppo con le normali persone come comparse. Ma la stessa guida stupida si verifica ogni giorno a Stoccolma. Presto ci sarà un grave incidente. Esiste il rischio che altri motociclisti siano ispirati a farlo. Notiamo che i traversi con le ruote posteriori stanno diventando più comuni tra i motociclisti.»

E queste parole non valgono solo per questo film ma anche per le altre produzioni con Ghost Rider come protagonista. Ma non solo per le azioni in moto, dato che in questi film il pilota fantasma vestito di nero si diletta in acrobazie sulle strade pubbliche anche con biciclette, auto, minimoto e persino una motoslitta.

Ghost Rider si rivela
Chi è veramente Ghost Rider? Chi è lo squilibrato che mette a repentaglio la sua e la vita delle altre persone sulle strade con una moto giapponese? La sua identità non è certa al 100% però ci sono buonissime probabilità che il centauro fantasma sia un meccanico ed ex-pilota svedese, Patrik Furstenhoff. La sua identità venne rivelata nel 2007, quando Patrik entrò nuovamente nel Guinness dei Primati per la più alta velocità mai registrata durante un’impennata: 344 km/h. Infatti Patrik ricevette già precedentemente la cornice con all’interno il certificato del Guinness World Records nel 1999. In quel caso raggiunse la velocità di 307,86 km/h a bordo di una Honda Super Blackbird 1110 cc Turbo, sempre durante un’interminabile impennata.

A vederlo fa un po’ impressione. Sembra un normalissimo padre di famiglia. Ha i capelli brizzolati, gli occhialini tondi e lo sguardo del vicino di casa che gioca con il cane in giardino. Ma il polso non mente. Non è un caso che sia stato lui ad effettuare il record con una moto allucinante: una Suzuki Hayabusa sovralimentata da oltre 500 cavalli (!!!). Una moto da pazzi guidata da un pazzo. Lo stile d’impennata e la sensibilità nel gestire la moto a quella velocità esagerata è la stessa vista in The Final Ride e nei capitoli successivi. Stranamente quella usata nel record è una moto molto simile alle altre Suzuki guidate da Ghost Rider nei video che fecero impazzire l’internet e gli appassionati di quelle acrobazie spericolate su moto nei primi anni 2000.
Allora è proprio lui, Patrik Furstenhoff è il (non più) Ghost Rider. Ora non ha più bisogno di nascondersi dietro un casco nero e una tuta dello stesso colore. Ora la polizia svedese può stare tranquilla: Ghost Rider non fa più queste cose, vero Patrik?

Published in Motorsport