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“Eddie would go”: la breve storia di Eddie Aikau

Foto: Wikimedia

Per provare a descrivere chi è stato Eddie Aikau, si può certamente partire dal motto “Eddie would go”.
“Eddie andrebbe” è la frase che rappresenta al meglio chi è stato Eddie Aikau per gli hawaiani e per i surfisti in generale perchè racchiude le qualità di Eddie: altruismo, coraggio, abnegazione e tantissimo talento.

I primi anni
Eddie Aikau nacque a Kahului, Hawaii il 5 maggio 1946. Il porto della città divenne il parco giochi di Eddie, il luogo in cui imparò a surfare in tenera età.
Nel 1959 si trasferì con la sua famiglia da Kahului sull’isola di Oahu ma la passione per il surf non cambiò, crebbe sempre di più e addirittura lo spinse al primo grosso cambiamento della sua vita. Infatti, a 16 anni decise di abbandonare gli studi per dedicarsi al lavoro in un conservificio di ananas. Perchè questa scelta?
Di sicuro non era il desiderio di arricchirsi a spingerlo verso quella decisione, quanto il fatto che solo attraverso il lavoro potesse ottenere il denaro necessario per coltivare la sua passione. Con i soldi del primo stipendio Eddie riuscì a comprare la prima vera tavola da surf personale.

Ma il richiamo del mare è troppo forte per uno come Eddie Aikau, l’amore per l’oceano non può essere rinchiuso all’interno delle mura di un conservificio.
Ed è durante le sessioni di surf che iniziò a trasparire il suo doppio talento: la capacità di surfare onde impensabili (mediamente di circa 9-10 metri) ma soprattutto quella di uscire vivo ogni volta da quelle onde tanto affascinanti quanto mortali.

1967. Waimea Bay. Il momento decisivo della vita di Eddie Aikau.
La sua capacità nel gestire le onde giganti non era così conosciuta sulla North Shore di Oahu.
In quella zona, le onde fanno veramente selezione tra “surfisti” e “surfisti di onde giganti”. Ci fu un’onda di circa 12 metri che intimorì praticamente chiunque ma non Eddie, Eddie sarebbe andato.
Surfisti e abitanti locali videro questo giovane ragazzo scuro col costume bianco e la tavola rossa surfare su quell’onda gigantesca per poi improvvisamente volare giù da quei 12 metri d’altezza. Normalmente è più probabile riemergere infortunati o – nella peggiore delle ipotesi – morti, soprattutto per via della mancanza del leash che collegava la tavola alla caviglia del surfista. Ma non fu quello il caso: Eddie riuscì ad emergere subito con un enorme sorriso. Fu quello il momento in cui Aikau iniziò ad essere considerato un surfista accettato anche dalla famiglia dei surfisti professionisti.

Ecco alcuni frammenti di quella giornata indimenticabile.

La sua nuova doppia vita
È grazie al talento mostrato in quella sezione di Oceano Pacifico che Eddie ottenne l’incarico da parte della contea di Honolulu di sorvegliare le spiagge tra Haleiwa e Pupukea. Questo fu il primo lavoro adatto al protagonista di questa storia.
La sua capacità nel trovarsi a proprio agio anche di fronte al mare in condizioni disastrose lo portò ad ottenere il riconoscimento di “bagnino dell’anno” nel 1971.

Durante il suo periodo di servizio si stima abbia salvato 500 persone, senza riportare nessuna vittima in quella zona di mare perchè Aikau non avrebbe avuto problemi a lanciarsi in acqua e a recuperare chi era in difficoltà.
Onde di 10-15 metri? Nessun problema. Ci surfava sopra nel tempo libero, certamente non avrebbe avuto difficoltà a salvare le persone in quelle situazioni. Sempre con il sorriso sulle labbra.

Contemporaneamente alla carriera da bagnino, quella da surfista continuava a crescere fino a portarlo a svariate vittorie nei contest, soprattutto nel prestigioso Duke Kahanamoku Invitational Surfing Championship del 1977, che lo catapultò al dodicesimo posto nella classifica dei migliori surfisti del mondo redatta dalla International Professional Surfers.

Il suo stile inconfondibile lo rendevano unico nel surfare onde giganti. Riusciva a penetrare l’onda con la parte posteriore della tavola, inarcando la schiena e fendendo l’aria con le braccia per stabilizzarsi e per trovare la giusta coordinazione per cavalcare l’onda.

Foto: SurferToday

Alla ricerca delle proprie origini
Con l’annessione delle Hawaii agli Stati Uniti a fine anni ’50, iniziò a cambiare anche l’ecosistema delle più grandi città dell’arcipelago.
I palazzi a ridosso delle spiagge e i cambiamenti legati alla cultura del luogo portarono a un diffuso malcontento nella popolazione locale, che si sentiva attaccata dalla spinta “coloniale”.

Bisognava tornare alle origini ed Eddie si interessò maggiormente all’antica spiritualità delle Hawaii e al nuovo “rinascimento hawaiano”.
1978. Eddie Aikau fu selezionato dalla Società di viaggio polinesiana per intraprendere un viaggio di circa 4000 km e della durata di 30 giorni con l’obiettivo di ripercorrere le tracce delle antiche migrazioni tra le Hawaii e Tahiti.
Il 16 marzo del 1978, Eddie si unì all’equipaggio della Hokulea e l’imbarcazione salpò da Magic Island, Oahu alla volta delle Isole della Società.
Dopo qualche ora di navigazione, l’imbarcazione iniziò ad imbarcare acqua a causa di un’onda che creò una falla sul lato della barca. Purtroppo per l’equipaggio, l’imbarcazione si trovava in mezzo a una tempesta e la situazione non era destinata a migliorare.

La Hokulea andò alla deriva a circa 19 km da Molokai e si ribaltò in mezzo all’oceano. Chiunque in quelle condizioni rimarrebbe bloccato su ciò che rimane della barca ma non Eddie. Eddie andrebbe. E, infatti, abbandonò la barca e il resto della ciurma per cercare di nuotare con la sua tavola da surf fino a Lanai, il primo luogo vicino per cercare soccorso. A differenza del resto dell’equipaggio, Eddie si tolse il giubbotto salvagente per riuscire a nuotare meglio con la tavola ma questo fu l’errore che gli risultò fatale. Mentre l’equipaggio della Hokulea venne individuato da un aereo commerciale e, successivamente, salvato dalla Guardia Costiera americana, Eddie Aikau sparì, inghiottito dalle onde del Pacifico. Non si ebbero più tracce di lui.

Il corpo del surfista non fu mai più ritrovato, nemmeno con la più grande spedizione di ricerca aerea della storia della Hawaii. L’oceano che simbolicamente generò Eddie fu lo stesso che lo riprese con sé a soli 31 anni, strappandolo ai suoi cari e alla sua gente.

I tributi
L’eredità di Eddie Aikau riuscì a sopravvivere nel corso degli anni fino a oggi.
Infatti, dal 1985, si svolge a Waimea Bay il Quiksilver Big Wave Invitational – conosciuto anche col nome di “The Eddie” – un contest in memoria del surfista hawaiano che prevede l’invito a 28 surfisti professionisti di onde giganti che gareggiano durante due giornate di gara.
La competizione si svolge solamente con particolari condizioni atmosferiche (il torneo si è svolto solamente nove volte dalla sua nascita): onde di almeno 6 metri e atleti che non possono utilizzare una moto d’acqua o altri mezzi a motore per avvicinarsi alle onde.
Il fratello di Eddie, Clyde Aikau, vinse il trofeo nel 1987.

Ma la vera eredità di Eddie Aikau sopravvive soprattutto grazie all’influenza che ha avuto nell’immaginario collettivo dei surfisti e degli hawaiani.
Non furono solamente gli adesivi e le magliette con la scritta “Eddie would go” a diffondere il ricordo di Eddie durante gli anni ’80 ma sono stati soprattutto i racconti e i ricordi che hanno permesso che la storia di Eddie Aikau venisse tramandata fino ai giorni nostri.

“Eddie would go” non è da intendere come un motto dedicato principalmente al surf ma è uno stile di vita adatto a tutti.
Serve ad entrare nella giusta mentalità per lanciarsi a fare le proprie cose, anche se la realtà da affrontare è pericolosa. Bisogna avere fiducia in se stessi, fare le cose col cuore e andare. Perchè Eddie andrebbe.

Foto tratta dal web

Published in Sport