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Anche i “nerd” giocano a basket?

Foto: YouTube

“Nerd plays basketball at Venice Beach”. “Nerds play basketball in the hood like a boss”. “Nerds dunk on hoopers”. Potrebbero essere titoli chiaramente clickbait ma quando cazzeggio su YouTube – cercando di capire come questi video siano finiti tra i correlati, dopo aver visto videoclip di canzoni random dei Beastie Boys e alcuni video di Steph Curry che spara triple da casa sua – devo assolutamente cliccarci sopra e guardarli.

Parto prevenuto, immaginando gli stereotipi riguardanti i nerd e i giocatori di basket da playground e miscelandoli con l’aspettativa di vedere qualcosa che possa sorprendere, far sorridere o semplicemente essere paradossale. Ma no. Ormai non mi stupisco più di nulla. Però ho quei video a disposizione e muovo velocemente il cursore del touchpad per cliccare su quelle anteprime. Mi aspetto finti nerd, gente da campetto che si incazza e perchè no, anche un po’ di trash talking e magari qualche accenno di rissa.
Prendiamo popcorn e bibite, si parte con alcuni dei video che ho visto.

Prime considerazioni: oltre all’abbigliamento e agli accessori, di nerd c’è poco. Era abbastanza immaginabile però almeno cercare qualcuno che non fosse fisicamente enorme o super atletico? Colpa mia che cerco un minimo di realismo in qualcosa che è evidentemente un “prank” o un “esperimento sociale”.
Proviamo a contestualizzare: siamo al Dyckman Court di Washington Heights, New York. Il titolo non garantisce che si tratti effettivamente di un playground nel ghetto ma lasciamoci trascinare dalla sospensione dell’incredulità e facciamo finta che sia così.

Cinque uomini palleggiano sotto il canestro e partono subito con le prese in giro non appena vedono il manipolo di “nerd” entrare dentro il campo. Evidentemente bastano un paio di occhiali per considerare qualcuno “nerd”. (Perchè nessuno ci ha pensato prima?) Gli sfidanti vogliono giocare ma gli uomini in tenuta invernale non sembrano convinti. Basta però una semplice scommessa a far prendere sul serio la proposta dei “nerd”. Cento dollari per affermare che si tratta di uno sport anche per “nerd”. Si tratta di “soldi facili” per i presunti hall of famer NBA incappucciati.
Dialoghi non troppo fantasiosi. Trash talking, per il momento, abbastanza triste. Voto 3/10.

Si parte. 5 contro 5, partita a 11. Il canovaccio della partita è abbastanza semplice nelle prime fasi. I “nerd” subiscono le azioni offensive degli avversari senza opporre resistenza. Spaziature sbagliate, marcature in difesa abbastanza deboli e poca qualità in attacco. Tanti, troppi errori. Gli incappucciati del quartiere iniziano a contare mentalmente i soldi della scommessa. E iniziano col trash talking: “Te l’avevo detto che non era il tuo sport”.
I “nerd” iniziano a proporre qualcosa di sofisticato ma continuano a sbagliare in modo deliberato. Che sia l’inizio del cambiamento?
Siamo 5 a 0 per i padroni di casa.

Azione offensiva dei “nerd”. Il ragazzo con fascetta bianca e felpa col cappuccio si sta esibendo i giochetti col pallone stile Harlem Globetrotters per prendere in giro l’avversario e batterlo dal palleggio. Il risultato è scontato: il finto “nerd” brucia il difensore e schiacciata facile per lui. 5 a 1. Ora inizia la vera partita.
Questa improvvisa vena offensiva, crea un po’ di confusione nella testa degli incappucciati. Uno di essi esclama “era un tiro fortunato”. Peccato che si trattasse di una schiacciata da meno di un metro dal canestro e non di un vero tiro. Ma passiamo oltre.

Da qui in poi, come era possibile immaginare, è un dominio “nerd”. I padroni di casa sbagliano e gli avversari iniziano a far grandinare punti e schiacciate.

Rimbalzo offensivo e coast-to-coast.

Crossover che mette a sedere un avversario e alley-oop per la schiacciata a rimorchio.

La partita è sul cinque pari. L’inerzia della partita è a favore dei finti nerd.
Sul punteggio di 6 a 5 per questi ultimi, arriva la sequenza di giocate che indirizza la sfida nelle mani degli atleti occhialuti.

Penetrazione che apre in due la difesa tipo Mosè nel Mar Rosso e schiacciata da Scala Richter.

No, i suoi pantaloni non sono troppo stretti. Bomba da fuori in faccia.

E, infine, il gran finale: la giocata che mette fine a questa farsa.

Non esattamente il tipo di schiacciata che si vede normalmente in un playground.

Vincono i “nerd”. Inizialmente gli avversari si rifiutano di pagare dopo aver perso la scommessa ma alla fine cedono e pagano. Però non reagiscono benissimo quando scoprono di essere stati truffati da giocatori di basket collegiali, attori, produttori hip-hop e streetballers travestiti (male) da nerd. O forse si sono arrabbiati per essere stati umiliati da gente che giocava con due scarpe di colore diverso o con dei pantaloni che non avrebbe usato neanche Steve Urkel di Otto sotto un tetto?

Ecco il video più recente.

Qui le cose si fanno interessanti. Siamo a Venice Beach, California. I playground sono quelli visti in tantissimi film e serie tv girate sul lungomare losangelino.
In questo caso solamente due finti “nerd” cercano di infiltrarsi in qualche partitella 5 contro 5: si tratta di due giocatori di basket collegiale. Possiamo catalogarli “nerd” vista la sola presenza delle magliette di Ratatouille e di Tom & Jerry? Non ci sono tanti nessi logici però direi di accontentarci.

Le difficoltà emergono sin dall’inizio: un bianco vestito così che chiede a un gruppo di neri se può giocare? Inizialmente viene ignorato, poi viene trattato come quei bambini al parco che chiedevano di giocare e la risposta più gettonata che ricevevano era “non lo so, il pallone non è il mio”.
In sostanza, il nostro “nerd” in giallo (e di conseguenza il suo compagno di squadra) vengono mandati nell’altro campo a “farsi le ossa” per poter giocare.

Rispetto all’altro video, il tentativo di risultare realistici è più blando ma paradossalmente più convincente. Vuoi mandare in difficoltà un gruppo di neri che giocano in un playground? Basta rispondere che non conosci nè Space Jam nè Michael Jordan. Un “nerd” mica li può conoscere, vero? Il problema è serio: entrambi i giocatori non sanno chi è. Questo è imperdonabile. La farsa recitata dei finti nerd è risultata efficace. Voto: 7/10.

É soprattutto da gesti casuali come questi che capiamo quanto sia stato facile per i due collegiali “nerd” convincere quella banda di ragazzi. Non ci sono ulteriori commenti su cosa stia facendo il ragazzo sulla destra.

Come nel video precedente, l’inizio della partita segue il solito copione: gli sfidanti fanno segnare alcune volte gli avversari per non far saltare la copertura.
Anche in questo caso: difese stile statuine, poca attenzione e tanti errori. Tutto ciò passa inosservato perchè i compagni di squadra dei “nerd” non sanno nulla riguardo la loro vera identità.

Non ci sono punteggi da seguire, ci fidiamo solamente di ciò che vediamo.
Dopo una serie di punti subìti, la squadra dei “nerd” inizia a segnare grazie a una tripla del “nerd” con la maglia di Tom & Jerry. Successivamente, anche il “nerd” in giallo inizia a carburare e segna con un layup dopo un’azione in dribbling.
E dopo un’altra tripla del “nerd” nero con la maglia di Tom & Jerry, ecco la prima giocata che fa alzare qualche sopracciglio agli avversari.

Il “nerd” con la maglietta di Ratatouille riceve il pallone spalle al canestro fuori dall’arco. Batte in palleggio il difensore e concede l’assist per l’alley-oop del comapgno. Il risultato è il solito: schiacciata e gente che urla.

Ormai la copertura sta saltando definitivamente. I “nerd” cambiano marcia e accelerano.

Palla recuperata con l’ausilio dei compagni di squadra, apertura del “nerd” in giallo per il 360° in campo aperto dell’altro “nerd”.

Dopo giocate come questa, il gruppo che ha inizialmente rifiutato i due finti nerd inizia a parlare, invitando i due a giocare con loro sull’altro campo. Solo che lo fanno attraverso il trash talking: “quel tiro non lo puoi segnare qui”. Vedremo poi se sarà veramente così.
Intanto la partita finisce con una tripla realizzata dal “nerd” con la maglia di Tom & Jerry.

Intanto, con citazioni tratte da romanzi di Hemingway, i “nerd” vengono invitati a giocare nell’altro campo con coloro che gli avevano inizialmente rifiutati.
Però ecco l’inghippo: si ritrovano a giocare con gente che sa a malapena palleggiare e non con la squadra con cui avevano giocato in precedenza. Concetto leggermente particolare di “squadre equilibrate”.

Tanti errori, brutte scelte di tiro e, soprattutto, i due “nerd” vengono praticamente ignorati dai compagni di squadra. “Vuoi vedere che alla prima palla toccata, i nerd segnano?” Che strano, succede proprio questo. Praticamente recuperano loro la partita con triple e canestri vari. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Preso dalla foga, il “nerd” in giallo si avventura in un tentativo di schiacciata ma viene intercettato e respinto dal difensore avversario. Un vecchio saggio a bordocampo se la ride, immaginando un’eventuale schiacciata del ragazzo bianco.

Il “nerd” con la maglia di Ratatouille non si fa condizionare dall’errore precedente ed esplode il jumper della vittoria per la sua squadra. Due vittorie su due partite per i finti nerd.

Altra partita della giornata, l’ultima. Squadre diverse. Stesso classico 5 contro 5.
Rispetto alle sfide precedenti, i “nerd” non hanno nulla da nascondere e, complici avversari abbordabili, si lasciano andare a prestazioni sostanzialmente dominanti. Soprattutto il “nerd” in giallo che risulta essere l’MVP di questa sfida.

“Gli effetti delle droghe sulla gente.”

Il “nerd” con la maglia di Ratatouille è così dominante che, per non sentire più le lamentele di un avversario che protestava per un mancato fallo sanzionato, decide di realizzare una tripla per gli avversari. Solo che poi ne realizza immediatamente una per la propria squadra, giusto per ristabilire gli equilibri.

Tuttavia, la parola finale sull’incontro è scritta il compagno “nerd” con la maglia di Tom & Jerry. Canestro in fadeaway e vittoria per la squadra dei finti nerd di quasi 2 metri.
Da sottolineare l’approccio dei due “nerd”, che hanno rifiutato ogni tipo di risposta al trash talking avversario ma hanno lasciato parlare le loro azioni, evidentemente consapevoli delle loro abilità con la palla a spicchi.

L’ultimo video ribalta tutto.

Siamo di nuovo a Venice Beach. I playground sono i soliti di sempre. Il protagonista si chiama Earnie e indossa un cardigan che probabilmente non verrebbe indossato neanche nello stereotipo peggiore di un “nerd”. Però ha anche gli occhiali da vista, quindi è omologato per essere considerato così. In più ride come Spongebob, non credo ci sia molto altro da aggiungere dopo questo dettaglio.
Rispetto agli altri video, l’effetto straniante è dato dal “nerd” che non cerca di nascondersi, tutt’altro. Si mette in mostra col suo ampio repertorio di giocate di alto livello e col trash talking che lo rende più simile al Gary Payton dei vecchi tempi ai Sonics.

Niente da dire però sul tiro da metà campo. Soprattutto se lo rifà immediatamente per la seconda volta.

Il video è una compilation di giocate prese da diverse partitelle. Non si può fare un’analisi delle singole sfide ma il contenuto è simile in tutti i casi. Giocate oggettivamente fantastiche (anche se da mettere in relazione con il livello degli avversari) unite all’atteggiamento tipico di un giocatore nero di basket da playground, non esattamente quello che ci si aspetterebbe da un nerd.

Sarà stata la voce stile Spongebob, saranno state le frasi usate durante il trash talking o, semplicemente, la bravura imbarazzante di Earnie però avrei voluto vedere qualche avversario che lo tritasse al suolo dopo una giocata o dopo qualche frase fastidiosa. Così, per rendere le cose più interessanti e realistiche.

La morale della favola è che per fregare dei neri in un playground, fingendosi un “nerd”, bastano occhiali da vista e vestiti non adatti a un contesto sportivo. Magari anche sbagliare le prime azioni della partita è consigliato. É uno stereotipo che sembra funzionare negli USA. Se, invece, si vuole essere dei veri nerd che giocano a basket, è necessario rimanere a casa a giocare con qualche videogioco dell’NBA. Questo sì che è realistico, a differenza di quegli esperimenti sociali (aka “prank”).
Ah, ma è uno stereotipo anche quello dei nerd che giocano ai videogiochi? Ops. Allora, lasciamo perdere.

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